Domenica 17 Novembre 2019
   
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“Natività e solidarietà” con la Lute. Inaugurata la mostra natalizia

Noicattaro. Mostra Lute Natale 2015 front

 

Immancabile l’appuntamento natalizio con la Libera Università della Terza Età (Lute), associazione sempre attiva da cui il nostro territorio non può più prescindere. Sabato 5 Dicembre, al Palazzo della Cultura, la Lute ha inaugurato la 14^ edizione della mostra “Arte e Cultura” inerente al progetto “Natale...Insieme”. In conformità con il tema che caratterizza l’intero anno 2015-2016 - il diritto alla vita - la mostra è stata sviluppata sulla sottotematica inerente al Natale: “Natività e…solidarietà”.

“Abbiamo inteso la natività nella sua doppia accezione: in quella religiosa, rappresentando il Presepe come simbolo del Natale cristiano, e nell’accezione laica, facendo riferimento alla maternità, ovvero al bambino che nasce in una famiglia e viene curato dalla madre e dal padre”, ha esordito il presidente della Lute, la prof.ssa Maria Zaccaro.

La parola è poi passata a Marilena Lucente, professoressa, scrittrice e giornalista, che ha deliziato il pubblico con una prolusione su “Nascere e rinascere: venire al mondo”. Può sembrare di primo acchito che nel titolo della presentazione vi sia una reiterazione, ma non è così. Infatti, come spiegato dalla professoressa, nel corso della vita di una persona possiamo individuare due momenti: la nascita, nel senso biologico del termine, e la rinascita, ovvero una nuova consapevolezza della vita, che può giungere dopo un momento particolarmente difficile. Chiunque - chi più, chi meno - vive dei momenti bui, di difficoltà, durante la propria esistenza, ed è proprio nell’affrontare questi, nel combatterli, che si assume una nuova dimensione. “Venire al mondo dopo Il giorno di dolore che uno ha”, continua la Lucente, facendo riferimento al titolo di una canzone di Ligabue per esprimere bene il concetto. Partendo dal presupposto che tutti i sentimenti sono utili alla formazione della propria personalità, compreso il dolore, la rinascita segna l’accettazione e il superamento di questo.

È stato il preludio di un discorso lungo e complesso sul senso stesso della vita, dei dolori che ogni uomo incontra e della ricerca di quella felicità che risiede anche nelle piccole cose che ci circondano. La professoressa riporta un caso bizzarro di “ricerca del senso della vita”, descritto nell’ultimo libro dello scrittore e giornalista Gabriele Romagnoli “Solo bagaglio a mano” e che ha lasciato tutti molto sbigottiti. Romagnoli nel suo libro parla del suo viaggio in Corea del Sud, patria dei suicidi. Egli si era recato presso un’agenzia specializzata che mette in scena dei finti funerali per disinnescare l’atto estremo. Segue tutta la procedura, assiste alla propria morte e al proprio funerale, viene chiuso nella bara per un lungo lasso di tempo per raccontare dopo quello che da questa esperienza, non convenzionale sicuramente, ha imparato. Un’esperienza da cui si esce sicuramente più rinvigoriti d’animo di quando non lo si fosse all’inizio. Un libro su un eccentrico viaggio che è una metafora della vita, quella vita stessa che potrebbe, con qualche consiglio e miglioramento, tendenzialmente aumentare le sole 46 ore di felicità calcolate statisticamente in una vita media di 80 anni.

La professoressa Lucente è andata avanti esponendo anche il pensiero filosofico sulla vita e sui modi di affrontarla di Viktor Frankl, psicologo ebreo che aveva vissuto la crudeltà dei campi di concentramento. Nel suo libro “Uno psicologo nei Lager” egli arriva alla conclusione che l’essere umano può sopravvivere ad ogni condizione se ha un motivo per farlo, un perché. Ciò che differenzia un uomo da un altro, date delle condizioni oggettivamente uguali, è la motivazione, una qualsiasi che questo possiede. E non è un caso che la maggior parte dei sopravvissuti ai lager sono stati proprio coloro che dovevano tornare dai figli. Certamente la realtà vissuta all’interno dei lager è un’atrocità che non è paragonabile a niente, ma può servire da allegoria: le gabbie di qualsiasi tipo, piccole o grandi che siano, in cui possiamo trovarci rinchiusi. Non possiamo scegliere le condizioni che ci circondano, ma possiamo scegliere come affrontare queste difficoltà. La nostra libertà consiste solo nella scelta: o lasciarsi andare, oppure accettare questa condizione ed elevarsi interiormente. Chi riesce a proiettarsi nel futuro riesce a superare il presente doloroso.

Un incontro ricco di spunti e riflessioni che ha condotto all’analisi dell’io, di quel progetto di identità che avviene solo vivendo, e della rinascita come una sorta di seconda possibilità per ognuno di noi.

Alla fine della prolusione tutti i presenti si sono spostati a piano terra dove è stata allestita la mostra e dove, delle corsiste di buona volontà hanno offerto le cartellate, il tradizionale dolce natalizio. Una mostra a tutto tondo con gran cura di particolari, dove sono stati esposti i lavori dei corsisti appartenenti ai diversi laboratori: dai quadri rappresentanti la maternità, ai lavori di ricamo, tombolo, prodotti di bigiotteria, rigorosamente fatti a mano, ceramica e moltissimo altro. Il frutto del lavoro encomiabile dei corsisti e dei loro insegnanti. Inoltre, per l’occasione, la Lute, in collaborazione con l’Unicef, ha esposto e venduto le “pigotte”, la tradizionale bambola di pezza. “Adottando” una di questa si poteva contribuire a salvare un bambino, contribuire - per ricollegarci al discorso della professoressa - alla sua “rinascita”, alla sua seconda possibilità.


[da La Voce del Paese del 12 Dicembre]

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