Sabato 14 Dicembre 2019
   
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La storia di Giorgio, un agricoltore piegato in due dalla concorrenza

Noicattaro. Furto uva front

 

L’art. 2 della Costituzione italiana recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. L’articolo menzionato rientra nei dodici principi fondamentali riconosciuti dalla nostra Carta Costituzionale, i quali non posso essere sollevati neanche con una questione di legittimità dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Al fine di armonizzare il nostro ordinamento giuridico a quello comunitario, la Corte Costituzionale ha posto dei “contro-limiti”, ossia dei principi nazionali che vanno necessariamente salvaguardati e che, a loro volta, limitano la prevalenza del diritto dell’Unione. Tali contro-limiti non coincidono con tutte le norme interne costituzionali. Esse consistono in quei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale e nei diritti inalienabili della persona umana che non possono essere violati in alcun modo da alcun organo dell’Unione.

Fatta questa doverosa premessa, vogliamo raccontarvi la storia di Giorgio (nome di fantasia) ma, prima di farlo, è doveroso ricordare un’altra importante norma le cui disposizioni sono presenti nell’articolo 3 della Costituzione italiana, la quale afferma: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Giorgio è un uomo di 45 anni e ha trascorso gran parte della sua vita a lavorare nei campi di famiglia. D’altra parte non c’erano soluzioni: Noicattaro per la sua vastità territoriale presenta maggiormente terreni agricoli e le scarse risorse economiche della sua famiglia non gli hanno consentito di proseguire nei suoi studi. Una vita, come dicevamo, incentrata sulla coltivazione di uva da tavola, un prodotto molto richiesto all’estero e grazie al quale Giorgio ha potuto vivere dignitosamente.

Da alcuni anni però, a differenza delle frasi illusorie che i politici si ostinano a raccontare, la crisi economica è ben lontana dal considerarsi conclusa. “Quest’anno i miei vigneti hanno prodotto pochi frutti”, ci ha raccontato Giorgio. Piegato in due anche dalla massiccia concorrenza straniera, turca e greca che, anno dopo anno, hanno acquistato sempre più vaste fette di mercato di uva da tavola, i piccoli agricoltori come Giorgio a volte vengono abbandonati dalle istituzioni e dalle associazioni a tutela dei piccoli lavoratori. In un mondo sempre più globalizzato, in cui i diritti fondamentali vengono sovrapposti se non addirittura eliminati in nome e per contro del commercio, ci chiediamo se esiste ancora quel pluralismo politico che ha contraddistinto l’Occidente dal resto del mondo.

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