Sabato 20 Luglio 2019
   
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“Come i faraoni”, la famiglia Positano rientra in voga. FOTO

Noicattaro. Presentazione libro 'Come i faraoni' front

 

Venerdì 11 Dicembre, nel Palazzo della Cultura di Noicattaro, ha avuto luogo la presentazione del libro “Come i faraoni”, opera scritta a quattro mani da Domenico Positano Di Donna e Maria Girardet, edita da “Giazira Scritture” di Cristiano Marti. A dialogare con gli autori c’erano lo psicologo Saverio Abbruzzese e il prof. Vito Didonna; l’editore ha condotto l’incontro. Dichiarandosi orgoglioso di aver potuto pubblicare questo testo che contribuisce alla riflessione su un lungo periodo storico del nostro paese, Marti ha letto al pubblico la prima pagina del romanzo, “un atto di amore verso le proprie radici” nel ricordo di una realtà idealizzata dalla nostalgia.

Domenico Positano Di Donna ha spiegato che la narrazione della storia della famiglia si sviluppa intorno ai racconti ascoltati nel tempo dai parenti, e nasce dal desiderio di dare rilievo all’importanza che la famiglia Positano ha avuto per Noicattaro fin dal ‘500, avendo accompagnato per secoli il paese in tutte le trasformazioni e le vicissitudini, positive e negative. L’incontro letterario con Maria Girardet gli ha consentito di riportare alla memoria della comunità nojana i contributi che i Positano hanno dato allo sviluppo sociale e culturale locale. La scrittrice, appartenente a sua volta al casato in questione, avendo spesso ascoltato da sua madre i racconti delle vacanze trascorse da piccola a Torre Pelosa e incuriosita dagli spunti offerti da Domenico, in una “mescolanza di nostalgia e desiderio di sapere”, ha accolto l’invito a scrivere questa saga famigliare, indagando su fatti, eventi e personaggi per cercare di intrecciare le vicende private con la storia locale.

Protagonista - e voce narrante - è una bambina milanese, con origini meridionali, che un po’ per volta inizia a scoprire la realtà delle proprie radici, identificandole nella famiglia nojana dove trascorreva le vacanze, in un paese dall’identità profondamente diversa da quella della città, ma non per questo meno affascinante e ricca di intensità.

L’esperto di storia locale Vito Didonna, confermando che la famiglia Positano è stata sempre protagonista, nel bene e nel male, della storia di Noicàttaro, ha ricordato che, quando nel 1863 nacque l’idea del teatro cittadino in via Carmine, i Positano hanno dato impulso alla cultura del paese finanziando in parte la costruzione del più piccolo teatro all’italiana nel mondo. Senza contare il contributo diplomatico del Console Vito Positano - al quale è intestata proprio la via del Palazzo della Cultura - intervenuto in prima persona, più di un secolo fa, in un contenzioso internazionale nella guerra russo-turca.

Degna di nota è la presenza, all’interno del romanzo, anche dei passaggi di chiaroscuro, delle vicende “scomode”, che non tutti sarebbero stati capaci di raccontare: la decadenza economica della famiglia, di riflesso a quella del paese, causata dalla rottura dei rapporti commerciali con la Francia nel 1887; la peste di Noja, trattata in tre capitoli particolarmente suggestivi; i contrasti con il Consiglio Comunale quando Noja cambiò il nome in Noicattaro nel 1862.

Lo psicologo Abbruzzese evidenzia che questo romanzo storico, in cui una ragazza da Milano scende al Sud alla ricerca delle proprie radici, è un libro sulla nostra identità, perché nella ricerca delle connessioni tra gli eventi si costruisce la memoria. E questa storia del nome è importante perché la nostra identità dipende anche dal nome, e non è facile condividere il cambio del nome: è normale che per tanti Noja è rimasta Noja. Nei racconti non mancano i ricordi di eventi spiacevoli, ma anche questi fanno parte dell’identità di una famiglia, e le disgrazie diventano occasione per stare tutti insieme, raccontarsi, ascoltare gli anziani, tramandare ai posteri. “Come i faraoni” coccola la nostra memoria perché il lettore può ritrovarsi in luoghi, odori, tradizioni, sensazioni. Si percepisce un registro snob nella scrittura del libro, ma contemporaneamente anche un registro ironico.

Insomma, una saga famigliare interessante e coinvolgente che può condurre il lettore lungo mezzo millennio di storia nojana. Non ci resta che leggerlo…


[da La Voce del Paese del 19 Dicembre]

Qui tutte le foto, a cura di Giacomo Petronella

Commenti 

 
#4 Annojarello 2015-12-28 15:33
DEI FASTI E NEFASTI FATTI DELLA ORMAI SCOMPARSA FAMIGLIA POSITANO A NOI VERI NOJANI, RIMASTI A DARE LINFA,PRESENZA FISICA E ANCORA CUORE A QUESTA SCELLERATA CITTA' CHE ANCOR OGGI NARRA, PER IL TRAMITE DI COLORO I QUALI HANNO CONTRIBUITO A RENDERE NULLA E NOJOSA LA NOSTRA CITTA' CI INTERESSA BEN POCO.
LA STORIA NARRA CHE GARIBALDI HA SI LIBERATO E UNITO L'ITALIA MA HA RESO IL POPOLO MERIDIONALE SCHIAVO E SERVILE AI PIEMONTESI E AI LOMBARDI.
LA PRESUNZIONE E STATA SEMPRE DEI RICCHI E DEI NOBILI CHE BEN POCO HANNO DATO ALLA NOSTRA TERRA. E' UN BENE CHE SIANO TUTTI ANDATI AD AUMENTARE IL NUMERO DI UNA DESOLANTE CITTA' COME MILANO.
 
 
#3 Domenico Positano 2015-12-27 12:15
Se mi permette le rispondo io molto in breve. Direi un male comune a moltissimi oggi: La presunzione.
 
 
#2 vito didonna 2015-12-26 14:10
Prima di tutto Buon Natale..in breve il destino dei Positano fu deciso a Roma da Crispi nel 1887 con la rottura dei rapporti commerciali con Francia. Questo penalizzo' l'agricoltura meridionale e i Positano, azionisti di maggioranza della banca che aveva concesso prestiti agricoli, furono coinvolti nel fallimento...poi il resto è raccontato nella storiaromanzo. Non commento il resto...
 
 
#1 cittadino1 2015-12-25 01:29
Didonna ci vuole dire, in breve, dall'alto della sua onniscienza quale sia stato il male della famiglia Positano?
 

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