Giovedì 17 Gennaio 2019
   
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Un anno di Torre a Mare. Delusioni e soddisfazioni del 2015

Torre a Mare. La Torre pelosina front

 

Un pallido sole sorge all’orizzonte dell’ultimo giorno del 2015, mentre il piccolo borgo di pescatori a sud di Bari vive le ultime ventiquattro ore di un anno che ci ha regalato soddisfazioni e delusioni, sconfitte e vittorie, momenti unici da ricordare ed altri da dimenticare.

Questo 2015, con il suo moto ondoso di alti e bassi, tra un tramonto ed un evento collettivo, si è accomodato nella stanza dei ricordi. Sembra passato poco tempo da quella fantastica nevicata che lo scorso anno avvolse la Torre Pelosa, eppure sono trascorsi ben trecentosessantacinque giorni. In questo lungo lasso di tempo il piccolo quartiere a sud di Bari ha vissuto intensamente ogni singolo giorno di questo anno passato. Ripercorriamo idealmente questo 2015, mentre il 2016 si affaccia timidamente negli sguardi degli abitanti.

Passeggiando tra i ricordi iniziamo questo viaggio, avvolti da un timido “maestraletto” che fa danzare i piccoli gozzi dei pescatori, ormeggiati nel porticciolo, mentre la zona di alaggio ospita nuovamente la tanto odiata sabbia. Il porticciolo, il cuore pulsante del nostro quartiere, è ancora pieno di sabbia. Il 2015 doveva essere l’anno della grande opera, di quel famoso dragaggio di cui oggi resta solo un’area di cantiere abbandonata ed una pulizia durata solo una settimana, che di fatto ha tamponato l’incedere dei detriti sabbiosi. Speranze ed entusiasmo ben presto si sono trasformate in vergognosi ritardi e feroci critiche.

Continuiamo a passeggiare tra i ricordi, senza accorgerci che abbiamo la melma sino alle caviglie. Siamo su via Lama di Giotta, in prossimità del Lido Azzurro. La pompa di sollevamento che dovrebbe gestire il flusso dei liquami e dell’acqua piovana si inceppa; i tombini saltano ed il fetore invade l’intero quartiere. Vorremo interrompere questo nostro viaggio tra i ricordi, ma nostro malgrado Torre a Mare è stata anche questo.

Decidiamo, allora, di recarci in piazza della Torre ed ecco che ritroviamo il sorriso. La Torre Pelosa non ha più le transenne, i lavori di messa in sicurezza sono terminati e l’importante manufatto può nuovamente mostrarsi ai pelosini, libera, maestosa, magari un po’ acciaccata, ma comunque viva. Decidiamo così di salire i suoi venti scalini e perderci al suo interno, dove quasi per magia le sue pareti e le sue stanze si colorano delle fotografie, dei dipinti che compongono la mostra organizzata dal Comitato Spontaneo di Quartiere. Siamo felici, Torre a Mare ha nuovamente il suo simbolo.

Mossi da ritrovato entusiasmo torniamo sul porticciolo, il vecchio moto peschereccio “Cosimo e Damiano” è ormeggiato, ci sembra quasi di vedere la statua del nostro Santo dominare il mare. Siamo sereni, e piacevolmente confusi nel ricercare i migliaia di fotogrammi che hanno immortalato la seconda edizione della nostra festa. Un tripudio di gente assiepata lungo via dei Trulli, mentre il corteo storico sfilava tra l’entusiasmo e la partecipazione dei presenti. In silenzio ci sembra di udire i suoni dei Timpanisti, lo sventolio delle bandiere, la fatica dei portatori e le parole di don Fabio.

Ci fermiamo qualche istante su via dei Trulli: le ringhiere reggono per fortuna, tuttavia preferiamo non sporgerci. Ricordiamo quando al posto dei nuovi tubi zincati c’era il nastro bicolore che segnalava il pericolo. Il nostro lungomare vittima da sempre dell’erosione. Quest’anno è stato oggetto di diverse opere di ripristino, grazie ad una sinergia tra il Comitato di Quartiere e l’amministrazione comunale.

Preferiamo fermarci qui. Inutile procedere verso cala Settanni: il 2015 si è portato via un altro pezzo di costa, speriamo che nel 2016 incasseremo finalmente il credito che Torre a Mare vanta nei confronti del suo mare. Ci sediamo su una piccola panchina, i cui sostegni ormai “carruati” ci chiedono pietà. Il nostro sguardo si perde all’orizzonte e ci confondiamo nel ricordo di quei tramonti unici, che oggi si ritrovano nei migliaia di scatti sui vari social (#torreamare).

Il ricordo s’interrompe quando il rumore di una bottiglia rotolante ci desta e ci riporta alla quarta edizione di “Spiaggia Pulita”, mai come quest’anno partecipata da grandi e piccoli e dai nostri amici sub dell’Asd Sesto Continente, che ancora una volta hanno liberato il mare e restituito a noi incivili pneumatici, tubi e rifiuti di vario genere.

Continuiamo il nostro cammino, il fiato si fa corto, il cuore accelera, i nostri occhi vorrebbero chiudersi, siamo a Grotta Regina. Lo scheletro del passato festoso del quartiere giace lì, sofferente, senza un colpevole, privata della sua eleganza e della sua storia. Oggi la struttura è collocata perfettamente nel contesto degradato dell’intera zona, in attesa di un angelo che le restituisca la sua identità. Il bando per l’assegnazione? Forse nel 2016.

Lasciamo viale della Grotta Regina e torniamo su piazza del porto, passando per la balconata a ridosso di Piccola Nizza, dove le note del maestro Nino Rota echeggiano tra gli scogli, ma del compianto compositore neanche una targa ricordo.

Piazza del porto si popola come ogni mattina e, calpestando i sanpietrini, ci torna alla mente la gioia dei più piccoli pelosini, che hanno partecipato all’evento “Vivi la Piazza”, organizzato dalle associazioni e dall’Assessorato al Welfare del Comune di Bari. Una piazza viva, una Torre a Mare gioiosa, come ci piace ricordarla ed immaginarla.

Passo dopo passo siamo arrivati al periodo natalizio. Torre a Mare non era illuminata: a qualcuno le luci natalizie non piacciono, ma in fondo meglio così. I ricordi si fanno più nitidi passeggiando idealmente in una Betlemme a ridosso della Torre Pelosa. Il Presepe vivente, giunto alla sua terza edizione, è stato solo uno dei numerosi eventi organizzati dalla Parrocchia di San Nicola e dall’intera comunità.

Musica ed artigianato ci hanno accompagnato verso la fine di questo anno, il cui bilancio, a differenza di quello scorso, è leggermente positivo, e tanto ci basta per guardare al 2016 con orgoglio e speranza. Auguri Torre a Mare!


[da La Voce del Paese del 9 Gennaio]

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