Mercoledì 21 Agosto 2019
   
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Nojarella, i Terminal Front e i John Canoe si raccontano

Noicattaro. Nojarella John Canoe front

 

Il 27 Dicembre scorso, a Largo Pagano, durante il festival musicale Nojarella, si sono esibiti, fra gli altri gruppi, i “Terminal Front” e i “John Canoe”, alternatisi sul palco rispettivamente come secondi e quarti in ordine cronologico. Subito dopo la loro esibizione abbiamo avuto l’opportunità, a caldo, di conoscere meglio questi giovanissimi ragazzi, ponendo loro qualche domanda. I “Terminal Front” (foto in basso), nome d’arte di un duo tutto barese composto da Giuseppe, di 21 anni, e Valerio, di 22, si occupano di un genere di musica fra l’industrial, il Tecno-Pop e l’elettronica.

Avete già avuto modo di confrontarvi con manifestazioni popolari simili a questa?

Nell’ultimo periodo abbiamo partecipato, proprio da queste parti, alla prima edizione del “Sound Project Contest”, che si è tenuta fra Agosto e Settembre scorso a Rutigliano; un concorso musicale aperto a band di ogni genere, in cui siamo riusciti a trionfare, vincendo il primo premio. È stata una gradita sorpresa che non ci aspettavamo: evidentemente siamo riusciti a trasmettere al nostro pubblico le emozioni che proviamo noi stessi quando saliamo sul palco. Prima di questo contest abbiamo avuto l’opportunità di suonare in alcuni locali a Bari, ma sicuramente confrontarci con realtà provinciali per diffondere e far conoscere la nostra musica non può che farci bene.

In che modo siete arrivati a praticare un genere di musica poco in voga da queste parti come l’elettronica?

Il progetto è nato dall’incontro di due ragazzi, con trascorsi in altri gruppi dallo stile abbastanza differente: lo scopo comune iniziale era quello di provare una nuova esperienza, in maniera disinteressata, spinti soltanto dalla passione musicale; man mano ci siamo poi accorti che nel panorama locale i gruppi che si occupavano di questo genere costituivano una minoranza, e così abbiamo deciso di metterci in gioco e di provare a proporre alla gente un’alternativa nuova ai “soliti” rock e pop.

Quali sono i programmi per il prossimo futuro?

Sicuramente abbiamo intenzione di incidere il nostro primo album. I pezzi ci sono, entro la fine del 2016 ci impegneremo a tagliare questo traguardo. Inoltre, come abbiamo già detto, l’obiettivo principale al momento è quello di farci conoscere il più possibile, portando in giro la nostra musica: se anche una sola persona, stasera, dovesse essersi appassionata a un genere poco diffuso come il nostro, avremmo già raggiunto un traguardo importante.

I “John Canoe” (foto in alto), invece, si compongono inizialmente da Jesse, 23 anni e Stefano, 24, di Roma, ai quali, da poco più di un anno si è aggiunto Mario, 23enne di Frosinone. Il loro genere spazia invece dal rock-punk al garage, con influenze surf.

Il primo aspetto che stupisce dell’introduzione al gruppo è la vostra provenienza: cosa ha spinto tre giovani laziali a venire proprio qui, in un paesino pugliese, a presentare la propria musica?

Abbiamo già avuto alcune occasioni, in passato, di suonare in Puglia, a Putignano e a Terlizzi; in questi giorni eravamo nei paraggi e, tramite un gruppo nostro amico, i molesi “Santa Muerte”, che hanno partecipato alla scorsa edizione di Nojarella, ci è stata offerta questa opportunità e non abbiamo esitato La Puglia è una regione che, rispetto alla nostra, offre ampio spazio a ogni tipo di musica, per cui abbiamo sviluppato un certo affetto verso questa terra e i suoi festival popolari. Inoltre, siamo del parere che l’aspetto più intrigante di questo genere di serate sia la mentalità della gente: a Roma è più difficile creare l’atmosfera giusta, la gente è abituata ai “più grandi” e, ragazzi giovani come noi, con tanta voglia di sfondare, fanno fatica a ricevere consensi.

All’attivo avete già registrato un EP con “Bomba Dischi”, e vantate alcune partecipazioni a festival romani, tra cui “Roma Brucia” e “Arezzo Wave 2015” nel Lazio, nel quale vi siete peraltro classificati secondi. Cos’altro bolle in pentola?

A Marzo prossimo abbiamo in programma un tour olandese, il primo fuori dall’Italia; per quanto riguarda il primo album, per il momento non è una priorità assoluta: è giusto cercare prima di diffondere la nostra musica un po’ ovunque, perché altrimenti un disco sarebbe fine a se stesso. Da questo punto di vista, la partecipazione a manifestazioni come questa ci aiuta non poco, quindi l’obiettivo principale resta quello di suonare il più possibile!

Auguriamo dunque a questi ragazzi le migliori fortune, sperando, per il futuro della musica italiana, che nel nostro paese qualcosa cambi, che non debba esserci un’unica alternativa, ossia partecipare ai cosiddetti “talent show”, per affermarsi. Sperando che, perché no, anche festival popolari come Nojarella possano costituire una possibilità concreta per far riecheggiare la propria voce.


[da La Voce del Paese del 16 Gennaio]

Noicattaro. Nojarella Terminal front intero

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