Lunedì 18 Novembre 2019
   
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Speranze e attese. Noicattaro durante la prima guerra mondiale

Noicattaro. Convegno prima guerra mondiale front

 

Presso la sala conferenze della biblioteca di Noicattaro è stato presentato, giovedì 21 Gennaio, l’evento “Fuori e dentro la trincea. Noicattaro e la grande guerra”, per ricordare il centenario del primo conflitto mondiale. Organizzato dal Comune di Noicattaro - in collaborazione con le associazioni Ali di Carta, Amici del Teatro, Il Parnaso, la Lute e la Società di Storia Patria per di Puglia - l’evento ha visto la partecipazione di Vincenzo Robles, docente di Storia Contemporanea presso l’Università di Bari; di Sebastiano Valerio, docente di Letteratura Italiana presso l’Università di Foggia; dell’attore e regista Carlo D’Ursi che durante la serata ha letto toccanti lettere di soldati al fronte; l’omaggio del sub Commissario, dott. Gerardo Laguardia, e della gradita presenza in platea della maestra Rita Tagarelli, esperta di storia nojana.

“Questa sera cercheremo di conoscere la storia del mondo di Noicattaro durante la prima guerra mondiale. La storia dei cittadini di Noicattaro sconvolti da quegli avvenimenti che cambiarono la loro vita”, ha detto il prof. Robles. “Compito dello storico è comprendere la vita, non solo quella dei grandi uomini, di quelli che riempiono i nostri libri di storia, di quelli che hanno deciso le sorti dell’umanità, ma anche degli uomini che hanno subito le conseguenze di quelle decisioni”. È indispensabile conoscere gli avvenimenti nazionali, europei e mondiali per amalgamarli alle piccole tragedie quotidiane vissute dalle famiglie che aspettavano i loro cari rientrare dal fronte. Raccontare quindi non la guerra condotta dalle sedi diplomatiche attraverso strategie militari, ma la guerra vissuta dai nostri uomini nelle trincee. Una guerra che nel nostro Mezzogiorno trasformò la povertà in miseria.

Ma come si presentava Noicattaro in quegli anni? Dal libro “La Madonna del Rito” di Rita Tagarelli e Marino Latrofa si legge “Noicattaro, un piccolo paese di circa 9mila abitanti, dove vivevano molte famiglie di gente modesta, semplice. Timorata di Dio (…). Dall’accontentarsi del poco finì per vivere di stenti. Il non possedere quasi nulla”. Mentre la gente si affannava ad affrontare i problemi quotidiani, furono travolti dalla guerra che sconvolse le loro vite, proiettandoli verso un futuro ancora più oscuro. Non mancò chi vide nella guerra una grande occasione esistenziale, economica, politica. Pochi però ebbero la coscienza che stava per crollare il mondo intero ai loro piedi.

L’Italia che andò in guerra era soprattutto un paese di contadini analfabeti. Una nazione senza valori condivisi, senza una vera comunicazione interclassista. Un paese di dominatori e di dominati. Di privilegi intoccabili e di callosa miseria. Scarsi sono i documenti che attestano come Noicattaro abbia vissuto quelle che poi sono state definite le radiose giornate di Maggio. Ma qualcosa è stato possibile riscostruirla prendendo come riferimento gli eventi che si sono sviluppati a Bari e a Conversano. Con riferimento a Bari, Vito Maurogiovanni, scrittore barese, in una sua opera scrive: “Quando il 24 Maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Impero Austro-Ungarico, una folla enorme si raccolse in piazza. Narrano le cronache giornalistiche dell’epoca che il corteo formatosi, capitanato dal sindaco Bottalico, dagli assessori e dal Prefetto Angelo Pesce, percorse le vie della città acclamando al Re, al Presidente dei Ministri, all’esercito”. La Chiesa è stata molto vicina agli avvenimenti della guerra soprattutto dopo il patto Gentiloni nel 1913 (accordo politico informale tra Giovanni Giolitti e l’Unione Elettorale Cattolica Italiana, ndr), nonostante Benedetto XV fosse un fermo oppositore del primo conflitto mondiale.

Toccante è stato ascoltare la parole scritte dal soldato Silvio Piani - colpito dalla spagnola (pandemia influenzale, ndr) - tratte dal suo diario di guerra. Egli scrive: “Qui si spara, si ammazza. Devi stare attento a non farti ammazzare. Ma ci vuole fortuna. Il compito di ogni soldato è quello di ammazzare i soldati nemici, e se non vuoi ammazzare e vuoi scappare da questo inferno ti acchiappano e ti impiccano”.

Il 15 Giugno 1915 Noicattaro istituì il Comitato Civile per la Guerra, il quale era diviso in due sezioni: quella maschile composta da 51 uomini della città tra notai, professori, avvocati, farmacisti e due sacerdoti Pardo e Saponaro. E la sezione femminile composta da 75 signore, tra le quali spiccava la presenza della Superiore delle suore dell’ospedale. All’interno di questo Comitato fu istituito il Segretariato del Soldato che, tra gli altri compiti, curò la compilazione delle lettere da spedire al fronte e quelle da consegnare ai famigliari dei militari. Il Segretariato in soli sedici giorni aveva scritto e ricevuto ben ventidue lettere. I nostri soldati scrivevano per non morire.

Il Consiglio Comunale elargì, il 29 Giugno 1915, la somma di 300 Lire a beneficio delle famiglie bisognose; pane, farina, pasta erano i generi alimentari più richiesti. Accanto al Comitato Civile sorse anche un Comitato Cattolico, che coordinò varie iniziative delle diverse Chiese del paese e delle Confraternite. Le famiglie dovevano preoccuparsi anche di inviare dalle loro povere e misere case tutto il necessario: biancheria, indumenti di lana, calzature e generi di conforto. Più delle insidie del nemico bisognava provvedere alle insidie del freddo. Per preparare tutto questo il Prefetto ordinava ai sindaci di dare lavoro ad operaie disoccupate con preferenza alle profughe. Nell’archivio comunale è stato trovato un elenco di 44 elementi. Undici elementi di questi profughi erano nati a Noicattaro.

Con l’istituzione di un Comitato Magistrale di Noicattaro fu insegnato agli scolari il concetto di patria, dell’importanza di Trento e di Trieste e dell’eroismo militare. Nasceva così il culto della patria e con esso il concetto dei sacri confini che aveva in se non solo qualcosa di civile ma soprattutto di religioso.

L’azione svolta tramite la Segreteria di Stato del Vaticano, per capire la sorte dei tanti prigionieri politici, fu molto importante, e grazie ad essa compaiono notizie riguardante i prigionieri di guerra di Noicattaro. L’arcivescovo di Bari trasmise al parroco Pardo qualche nome dei prigionieri di guerra, tra questi ricordiamo Lenzi Domenico, Tenente della Compagnia Mitraglieri, prigioniero a Rasta; Demattia Nicola; Santamaria Vito e Rubino Giovanni.

Ma quale fu il contributo di sangue di Noicattaro? Su 142 nominativi di nojani morti, 92 erano contadini, 11 merciaioli, 4 muratori, 3 pescatori, 2 studenti, 1 medico e altri soldati dai lavori più umili. Nell’elenco è rappresentata l’intera realtà sociale ed economica della città. Tra il mese di Luglio e Dicembre 1915, già 13 nojani caddero in quelle che furono le prime terribili battaglie dell’Isonzo. Tra il mese di Marzo e Novembre 1916, nella Nona Battaglia dell’Isonzo morirono altri 32 uomini. Una guerra fatta soprattutto dai contadini del sud Italia. Ai decessi della guerra bisogna aggiungere quelli causati dalla “spagnola”. Nel Marzo del ’19 la Giunta comunale di Noicattaro, sotto la presidenza del sindaco Nicola Campione, decise che oltre allo spazzamento generale del paese, doveva essere sparsa calce vergine e disinfettanti nei punti più luridi.

L’episodio della visione della Madonna ricevuta dalla lavandaia Maria Ungaro ci lascia comprendere come la grande guerra rese ancora più gravi i disagi vissuti dalla maggior parte della popolazione nojana. Il rifugio al Sacro diventava ineluttabile e naturale. La sempre presente devozione mariana nelle nostre popolazioni, la miseria che contribuiva a creare un perenne stato di avvilimento e il bollettino dei morti dei propri compaesani nelle trincee, rendeva necessario il ricorso alla Divinità come soluzione ai tanti problemi. La visione di Maria Ungaro non è stato un episodio estraneo alla guerra, ma rappresenta l’anima popolare fatta di speranza e di attesa.


[da La Voce del Paese del 23 Gennaio]

Commenti 

 
#1 vito didonna 2016-01-27 13:30
è doveroso aggiungere che il prof. Robles ha condotto le sue ricerche nell'archivio della Chiesa Madre, recuperato dall'arc. don Oronzo.
 

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