Martedì 22 Gennaio 2019
   
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“I Care”. Torre a Mare ricorda don Lorenzo Milani

Torre a Mare. Serata in ricordo di don Milani front

 

I locali della parrocchia San Nicola di Torre a Mare si sono trasformati, per una sera, in un luogo di ricordo e confronto, nel nome di don Lorenzo Milani e della sua opera. L’incontro, tenutosi lo scorso 20 Gennaio, è stato organizzato dall’associazione “I Care” Onlus di Torre a Mare.

L’associazione è nata di fatto nel lontano 2005, quando l’allora giovanissimo vice parroco don Fabio Carbonara decise di aiutare un giovane studente che aveva bisogno di ripetizioni di matematica. Da quel lontano 2005, l’attività di don Fabio e dei suoi collaboratori crebbe, dando vita ad un vero e proprio dopo-scuola gratuito. L’attività, svolta durante i pomeriggi, era finalizzata a riportare i ragazzi al centro della realtà educativa, ovvero trasformandolo da oggetti a soggetti.

Il 16 Novembre 2009, dunque, nasce l’associazione Onlus “I Care”. Don Fabio ci spiegava come “I Care” non è un’associazione come le altre - dove ci sono i soci, le assemblee, le votazioni e quant’altro - ma è un contenitore di persone, un modo di vivere l’altruismo. L’associazione nasce per gli altri, per svolgere un’opera di sostegno, un contenitore di condivisione, uno strumento per crescere non solo sotto il profilo culturale, ma soprattutto per restituire ai giovani e non solo, quella consapevolezza di pensiero.

“I Care”, ovvero “mi preme”, “mi sta a cuore”, “mi interessa”, insomma il contrario di “me ne frego”. È questo il significato di queste parole, ed è questo il motore primo che anima l’opera di don Milani.

Ma chi era don Lorenzo Milani? Si è scritto tanto, sono stati realizzati diversi films, ma ad oggi ancora non si ha ben chiaro chi è stato don Milani. Lo scorso mercoledì, nei locali della parrocchia, abbiamo avuto la fortuna di scoprire don Milani e la sua opera, attraverso la testimonianza di un suo alunno a Barbiana (una frazione a pochi chilometri da Firenze), Edoardo Martinelli. Dopo i rituali saluti e le presentazioni del padrone di casa don Fabio, ci impressiona l’intervento del prof. Eugenio Scardaccione, il quale, con timbro di voce deciso, tuona all’interno della sala allestita per l’occasione. Il prof. manifesta la sua emozione nel ritornare a Torre a Mare ed incontrare gli intervenuti nel nome di don Milani, ma soprattutto si sofferma sulla figura di questo sacerdote, sul suo insegnamento. “Don Lorenzo deve spingerci ad un impegno di cambiamento”, ribadisce il prof. Scardaccione, ricordando che in tredici anni don Milani ha fatto qualcosa di unico, rappresentando sicuramente una rivoluzione per la scuola, capovolgendo quelli che erano gli schemi dell’epoca, di fatto anacronistici. L’esperienza educativa di don Milani si manifesta negli anni di Barbiana ed è magistralmente raccontata dai suoi stessi alunni nell’opera “Lettere a una professoressa”. Un’opera unica la cui tiratura, ben superiore al milione di copie, ha permesso a milioni di persone - professori, educatori, genitori e studenti - di valutare un’esperienza innovativa di fare scuola.

L’esperienza di Barbiana ebbe inizio quando don Milani fu inviato in questo piccolo borgo tra le montagne, a causa di una serie di attriti che lo stesso ebbe con il Cardinale di Firenze. A Barbiana don Lorenzo iniziò un’esperienza educativa, rivolta ai giovani di quella realtà contadina, fortemente svantaggiati rispetto ai coetanei della città. L’inizio di questo percorso innovativo destò critiche sia nel panorama ecclesiastico, sia in quello laico. “Lettere ad una professoressa” è la risposta alle critiche ricevute. Don Milani e i suoi allievi, nell’opera, spiegano i principi della scuola di Barbiana, ed è al tempo stesso un atto di critica nei confronti del sistema scolastico dell’epoca. La scuola di quegli anni viene definita come “un ospedale che cura i sani e respinge i malati”, in quanto l’istituzione non si occupava dei giovani in difficoltà, ma solo di coloro i quali potevano già disporre di un sostegno ed una formazione elevata. Tipico l’esempio del figlio del dottore, che sa già leggere quando arriva alle elementari.

L’esperienza della scuola di Barbiana muove dal concetto di “I Care”, ovvero “mi sta a cuore”, una scuola diversa, fatta nelle ore più impensabili, alla sera in luoghi esterni; una scuola aperta, frutto di condivisione tra maestro e allievi, dove programmi e didattica sono condivisi, dando vita anche ad idee rivoluzionarie per quei tempi e ritenute pericolose. Si ricordi a proposito come viene definito il socialismo in una lettera scritta dai ragazzi di Barbiana e don Milani: “Il più alto tentativo dell’umanità di dare, anche su questa terra, giustizia e eguaglianza ai poveri”.

“Oggi l’esperienza di Barbiana resta unica e forse irripetibile, anche in ragione di una realtà completamente eterogenea, che si preoccupa di consumare, che non spiega e trasmette il sacrificio, la volontà”, come ci racconta Edoardo Martinelli. L’allievo ci racconta don Milani come un uomo di famiglia coltissima e benestante, sportivo, sanguigno e passionale. La sua vocazione fu fulminea: in pochissimo tempo si convertì - la mamma era ebrea ed il padre, dieci anni prima dell’introduzione della legislazione razziale, con lungimiranza estrema fece battezzare l’intera famiglia; circostanza che salvò loro la vita) - si cresimò ed entro in seminario. Edoardo continua nel ricordare don Lorenzo come un dirigente attento, che ha regalato a cento ragazzi gli strumenti di dignità, la conoscenza e la cultura, per ribellarsi alla situazione in cui vivevano. “Cento teste che pensano, cambiano un paese”. L’esperienza di Barbiana ha consacrato don Milani come uno dei precursori della didattica attiva, e definiva maturo un ragazzo solo se capace di leggere e commentare un articolo di spalla di un giornale. I ragazzi al centro del sistema e non il sistema al centro.

Nelle parole di Edoardo cogliamo una vena di tristezza, mista a consapevolezza, quando d’improvviso da Barbiana torniamo ai giorni nostri. Edoardo ricorda la sua esperienza come unica e vera, mentre oggi c’è consumismo e totale distacco dalla realtà. “Oggi si lavora per la scuola, non per il ragazzo; si lavora per la sanità, non per i malati”, con queste parole Edoardo disegna chiaramente la situazione attuale, che inevitabilmente condurrà all’implosione del sistema.

Il miracolo di Barbiana si può spiegare solo ricercando i “perché” nella cultura contadina, sobria, dura e reale. Terminiamo l’incontro con fiducia, mossi da una profonda riflessione circa l’importanza del contesto in cui si opera. Oggi una nuova Barbiana non potrebbe esistere? Certamente non basta seguire gli schemi o riproporre le linee e le modalità didattiche di quella scuola, ma occorre l’ “I Care”, il “mi interessa”, “mi sta a cuore”, l’entusiasmo, la voglia e la condivisione, tutti elementi che l’associazione “I Care” promuove e diffonde.

Lasciamo i locali della parrocchia mossi da rinnovato spirito di altruismo e condivisione, perchè in fondo a noi “interessa” e “ci sta a cuore”.


[da La Voce del Paese del 23 Gennaio]

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