Domenica 22 Settembre 2019
   
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L'affascinante storia di Rebecca, di corsa contro ogni ostacolo

Noicattaro. La corsa di Rebecca front

 

“Quando corro, tutti i pensieri volano via. Superare gli altri è avere la forza, superare se stessi è essere forti”. Ho pensato a questa citazione di Confucio mentre ascoltavo la storia di Rebecca, 13enne nojana che dopo anni di difficoltà, per via di una grave patologia, ha deciso di iniziare a correre, per poi non fermarsi più, diventando una delle migliori mezzofondiste pugliesi nella sua categoria. Si sa, gli occhi sono specchio dell’anima: i suoi, mentre raccontava la sua storia ed i suoi obiettivi, hanno dato un’immagine al concetto di determinazione, una forza interiore che travolge ogni barriera e diventa moto inarrestabile, che ci spinge a migliorare giorno dopo giorno, a lottare con tutte le nostre forze per raggiungere ed andare oltre i traguardi prefissati.

Una storia troppo affascinante per non essere raccontata, e che, senza ulteriori fronzoli, condivideremo con voi in questa intervista da noi realizzata incontrando Rebecca.

Quando hai saputo della tua malattia?

Tutto è iniziato ben 8 anni fa, all’inizio delle elementari, con dolori fortissimi alle ginocchia che mi permettevano a mala pena di stare in piedi; iniziarono così i primi ricoveri al Giovanni XXIII, poi al Policlinico, con le analisi del sangue che mostravano valori totalmente sballati, probabilmente legati a problemi reumatici. Il punto è che un reparto di Reumatologia Infantile adeguato al Sud non c’era: partimmo quindi per il Gaslini di Genova, un centro d’eccellenza a riguardo, dove mi è stata diagnosticata un’artrite reumatoide; è stata evidenziata una patologia rara che vede impazzire gli anticorpi, che aggrediscono le articolazioni provocando malattie reumatiche, diverse una dall’altra, come la porpora di Schonlein-Henoch. Questa mi avrebbe costretta all’immobilità per nove mesi per scongiurare rischi di emorragia interna in quinta elementare, ma così non è stato, perché ho preteso di correre, a qualsiasi rischio; una volta ristabilita sono tornata a scuola all’Istituto “Rocco Desimini”, e va detto che la scuola è stata il fattore scatenante di ciò che sono oggi.

Cosa è successo una volta tornata a scuola?

Un giorno il maestro Giuseppe stava effettuando le selezioni per i Giochi Sportivi Studenteschi: nonostante mi fossi rimessa in piedi da poco, mi proposi come partecipante alla corsa campestre: lui accettò di buon grado. Di lì è scattato qualcosa, poi comunque la scuola mi ha sempre aiutato tantissimo, tutti mi sono stati molto vicini, maestri, compagni e così via.

Cosa ti è scattato in testa quando hai sentito la domanda del maestro?

Non te lo so spiegare, so che mi piaceva correre da molto tempo e desideravo riprendere, volevo farlo perché sentivo di dover dimostrare a me stessa di essere più forte della mia malattia, ad ogni costo e contro ogni probabilità; quella gara andò anche bene, nonostante fossi tra le più piccole arrivai prima.

Da lì in poi a chi ti sei rivolta per iniziare il percorso sportivo?

Anche il mio papà da giovane era un atleta, portandomi al Bellavista mi ha fatto conoscere i suoi ex compagni: Sabrina Affatato, con Piero Allegretti e Michele Paparella dell’Amatori Atletica Triggiano. Loro sono i tecnici che con grande professionalità e tanta passione ancora oggi mi allenano. Hanno saputo motivarmi a dare il massimo, non solo fisicamente, insegnandomi i principi fondamentali alla base di ogni sport: lealtà, correttezza e rispetto.

I problemi fisici sono ancora presenti?

Sì, non sono passati e ne sono consapevole, tutto potrebbe tornare in seguito ad un banale malanno, ma so che per tenere a bada la malattia devo vincere, con la mia forza interiore. Mi alleno con dedizione, con la neve e con la pioggia, non mi ferma nulla: secondo vari medici dovevo restare sotto una campana di vetro, e invece ora faccio tutto l’opposto, e sto così bene che da quando ho iniziato a correre nulla è andato storto; sappiamo che tutto potrebbe succedere o non succedere in un futuro, ma nel frattempo corro!

Da quanto tempo ti alleni? Cosa hai scoperto in te stessa in questo periodo?

Mi alleno da quando avevo 10 anni; ora lo faccio per quattro giorni a settimana, oltre alla gara quasi ogni domenica; è stato bello migliorarsi ogni giorno e col tempo ho capito di poter dare il meglio come mezzofondista.

Come va a livello agonistico?

Sono arrivata seconda domenica scorsa a Carovigno, domenica prossima invece ho un’altra gara di 1.500 m a Grottaglie. Ho iniziato da esordiente, prima a livello provinciale e ora regionale, partecipo sia al campionato di società che a gare singole; l’anno scorso abbiamo corso al Golden Gala a Roma, dove siamo arrivati terzi nella staffetta 12x200, davanti ad oltre 60 diversi Comuni italiani; infine, a breve ho una gara importante a livello individuale per il titolo regionale.

E con la scuola invece?

Ora frequento la terza media alla Pascoli, anche se ho iniziato più tardi degli altri perché prima ero a Parchitello, dove però non mi sono trovata bene, visto un ambiente che non mi era proprio favorevole; dal cambio di scuola ad Ottobre invece tutto è andato per il meglio, mi hanno accolta in maniera magnifica e ora studio e atletica convivono all’interno della mia quotidianità.

Quali sono i tuoi obiettivi nel futuro?

A livello sportivo vorrei diventare un’ottima atleta, partecipare alle Olimpiadi sarebbe un sogno; a livello lavorativo mi piacerebbe essere una ricercatrice scientifica per trovare una soluzione al cancro e aiutare chi ne soffre.

Quindi l’anno prossimo ti aspetta il liceo scientifico?

Sì, magari l’indirizzo sportivo per conciliare al meglio le due ambizioni. Sarà una bella lotta entrarci, perché al Salvemini c’è una sola sezione e si accede per punteggio in base all’andamento dell’ultimo quadrimestre oltre alla valutazione agonistica; nel caso in cui non ce la facessi andrà bene il liceo scientifico tradizionale.

Grazie per la magnifica storia che ci hai raccontato. Qualcos’altro da aggiungere?

La mia storia potrebbe aiutare tante altre persone; credo che non bisogna sembrare dei campioni, ciò che conta è sentirsi campioni dentro, vincere le avversità della vita, e penso che sia un pensiero assolutamente valido per ogni ragazzo. Bisogna spronare i ragazzi a fare più sport e magari riscoprire l’atletica, con tutti i suoi valori genuini rimasti nel dimenticatoio della società: forse non è facile accettare i sacrifici, perché i risultati sono duri a venire, ma credetemi, quando arrivano ti senti la persona più orgogliosa del mondo. Quando corro mi sento libera da tutto, il mio cuore sembra di scoppiare per l’emozione ed ogni volta che arrivo al traguardo per me è come vincere due volte. Questo è uno sport che ti spinge ad andare contro ogni limite ed i ragazzi come me dovrebbero avere la fortuna di provare che significa: a proposito, chi è interessato a far parte della mia squadra può chiamare il numero 3476163745. Ho voluto raccontare la mia storia per esortare noi giovani a non arrenderci alle prime difficoltà: per farlo dobbiamo sempre ascoltare il nostro cuore e non farci sopraffare dallo sconforto. Con la nostra forza, la nostra speranza si può superare ogni ostacolo!


[da La Voce del Paese del 23 Gennaio]

Noicattaro. La corsa di Rebecca intero

Commenti 

 
#3 Leo 2016-01-30 15:22
sei grande Rebecca continua così hai tanta forza è coraggio da invidiare. che Dio non ti abbandoni mai. Auguri.
 
 
#2 mamma76 2016-01-29 11:39
tanti auguri piccola..sei davvero un esempio...che Dio ti benedica
 
 
#1 batman 2016-01-29 08:47
Grande rebecca
 

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