Martedì 19 Marzo 2019
   
Text Size

Origini e cause della Peste, il prof. Didonna replica al dott. Cavallo

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

L’articolo inerente le origini della peste, pubblicato qualche settimana fa su questo giornale, a firma del dott. Angelo Cavallo, ha creato un interessante dibattito attorno alla questione. L’argomento ha richiamato l’attenzione del prof. Vito Didonna, studioso della storia nojana e già autore di due importanti opere sulla peste: “Le carte bruciate” e “Il Sigillo di pietra”.

“La relazione del dott. Cavallo - apre il prof. Didonna - merita, a mio parere, alcuni chiarimenti. Per amore di verità. Anche perché secondo me l’analisi del dott. Cavallo è impostata su un pregiudizio di fondo, nei confronti della famiglia Carafa. E il lavoro dello storico, invece, deve essere aperto alla ricerca dei documenti e alla ricostruzione dei fatti, in maniera obiettiva. La storia si fa in parte sulle emozioni, ma soprattutto ricercando i documenti”.

Insomma, il dott. Cavallo attribuisce ai Carafa le responsabilità del degrado fisico e sociale della città. Il che avrebbe portato agli accadimenti di pestilenza.

Qui il dott. Cavallo commette un grosso errore. Infatti nel 1815-1816 i Carafa erano già lontani da Noicattaro, e da almeno 10 anni. La legge napoleonica di abolizione della feudalità risale al 1806; questo significa che nel 1806 i Carafa abbandonano il Ducato di Noja. E questa è storia, ed è oggettiva. Per questo dico che non si può accusare la famiglia Carafa.

Si parlava anche di contributi elargiti dalla signoria dei Carafa...

Niente di più sbagliato. I finanziamenti per le attività di salvaguardia del Comune di Noja, e per limitare i danni che poteva causare la diffusione della peste, furono a carico del Re Borbone Ferdinando IV, e non di una signoria rinascimentale, come dice il dott. Cavallo, alludendo ai Carafa. Il dott. Cavallo deve anche sapere che al tempo della peste Noicattaro era governata da una amministrazione locale. Quindi non c’erano i signori feudali ma c’era il Prefetto, a Bari, che faceva gli interessi del Re Borbonico. E fu proprio il Governo ad intervenire, anche con l’esercito, spendendo circa 11 milioni di Ducati per le spese sanitarie e altri 2 milioni per riacquistare tutti gli arredi religiosi delle Chiese, che furono bruciati per la peste.

Vuol aggiungere altro sui Carafa?

Si, mi preme rettificare un’altra cosa. Il capostipite dei Carafa non è il Duca Giovanni, come erroneamente riportato dal dott. Cavallo, ma Pompeo Carafa, primo Duca di Noja (1601, ndr) e combattente nella battaglia di Lepanto, oggi sepolto nella cripta di famiglia ai Cappuccini.

Il dott. Cavallo descrive il nostro paese, in quegli anni, come un borgo misero e povero. Le risulta?

Assolutamente no! Noja, nel 1815, era in floride condizioni economiche. E questo lo dice la relazione del sindaco di Rutigliano, Pappalepore, in numerose sue lettere pubblicate recentemente dal prof. Sforza. Anche il numero di abitanti la dice lunga: all’epoca Noja contava circa 5.600 abitanti, non pochi se considerate che la città di Bari ne contava 20.000. Il dato elevato degli abitanti è un importante indice ci gradimento del paese: significa c’era ricchezza a Noja, dovuta al commercio delle tele di cotone, che producevano ed esportavano in tutto il Regno di Napoli.

Di qui quindi origina la peste?

Si, proprio dalle esportazioni. Tutti i documenti storici sono d’accordo nell’individuare la genesi della peste al di là dell’Adriatico. Basti vedere i nomi dei due morti per la peste, Liborio Didonna e la moglie Cappelli, i quali erano strettamente imparentati con i commercianti che avevano trasportato a Noja il carico di pelli importato dalla Dalmazia. Quindi non è un problema di scarse condizioni igienico-sanitarie, come ha detto il dott. Cavallo. Quindi i responsabili sono proprio i commercianti nojani, i quali, pur sapendo del rischio, hanno continuato ad importare materiale dall’Adriatico.


[da La Voce del Paese del 6 Febbraio]

Commenti 

 
#12 Giovanni dipierro 2016-02-10 22:06
Perché' nessuno parla dei benefici della peste? Della bellissima o**** di largo pagano!!!! Si va oltre la morte e Noya vive
 
 
#11 superstufo 2016-02-10 18:54
Ma perchè non vi telefonate invece di andare continuamente sul giornale?????Quanta propaganda gratis!!!!!!!
 
 
#10 DonCiro 2016-02-10 17:37
Didonna la strada di casa è un porcile perché non viene mai pulita e questo è colpa di politici incapaci ed impreparati
che con approssimazione e scarsa dedizione hanno permesso lo scempio che continuiamo a vedere.
Cosa hai fatto tu da assessore per impedire tutto questo?
Condivido la tesi della peste dovuta alla sporcizia perché fondamentalmente la nostra città era e rimane una città sporca in ogni dove.
 
 
#9 DonCiro 2016-02-10 17:21
Angelo tu ricorda a coloro che scrivono storie fantasiose sulla nostra città di non offendere l'intelligenza delle persone perché sono finiti i tempi del Libro Cuore e di 20 mila leghe sotto i mari, la storia è cosa seria.
 
 
#8 vito didonna 2016-02-10 14:51
Angelo ti prego non rispondere agli anonimi pusillanimi, carnevale è morto e oggi le ceneri ricordano ai poveri senza coraggio la loro condizione...
 
 
#7 Angelo a Cavallo 2016-02-10 13:28
Le ricordo Crivello che il sottoscritto, pur vivendo beatamente a Cellamare,e' talmente legato al proprio paese da interessarsene da anni a 360°: dalla denuncia alle proteste,dalla politica alla economia. La storia del nostro paese e' altrettanto importante per amore di verita' e per non permettere piu' a nessuno di raccontare belle favole mentre il paese e' al degrado piu' totale,oggi come ieri.
 
 
#6 IL CRIVELLO 2016-02-10 11:13
Ormai questo Tema e' diventato una Telenovella.
La Peste , un Primato tutto Nojano , per averla " ospitata " per ultima in tutta Italia.
Genesi ; Scarsa Igiene . Batterio veicolato da Roditori , gli stessi che si vedono al parcheggio , e lungo le strade che portano alla Stazione , oppure lungo la Lama , per non parlare del Parco Cittadino, basta andare a piedi, per vederli.
Cappuccini chi riposa ; Carafa si - Carafa no .
A questi due Sigg. rispettivamente un ex Assessore ed un aspirante Politico , evidentemente affette da Sindrome da Palcoscenico , chiedo , perche' non si affrontano le criticita' che affliggono ATTUALMENTE la nostra Citta ?
Forse il PRESENTE DELLA NOSTRA CITTADINA non interessa per il semplice motivo che uno risiede a Mola , mentre l'altro abita a Cellamare ? Saluti
 
 
#5 Annarita 2016-02-10 08:40
Un Filosofo che vuol fare il Medico Igienista. Uno che per anni ha dimenticato Noicattaro, appena lo fanno assessore decide di interessarsi alla storia locale. Da come si sta muovendo credo sia più legato alle poltrone comunali.
 
 
#4 Reo Confesso 2016-02-09 21:32
La storia e la filosofia sono cosa ben diversa dalla Medicina e Biologia.
La scienza e le dinamiche sociali non fanno parte delle favole.
 
 
#3 Reo Confesso 2016-02-09 21:29
Didonna non ti arrampicare sugli specchi perché hai torto marcio.
Il Dr. Cavallo, che a differenza tua che fai il filosofo è uno specialista in Igiene e conosce bene la materia di cui parla e scrive
Il Dr. Cavallo può aver sbagliato sul duca G. Caraffa ma anche tu hai preso una cantonata perché l'ultimo duca di Noicattaro è stato Don Pompeo III ( Napoli 29-11-1736 + ivi 23-9-1815), 8° Duca di Noia il quale dopo aver compiuto lo scempio socio economico di cui parla il Dr. Cavallo pensò bene di lasciare Noicattaro nella C.... e tornarsene a Napoli a far vita beata.
Voglio ricordarti che in tutto il centro storico i cittadini nojani vivevano in case fatiscenti, in situazioni di promiscuità con presenza animali di vario genere e come se non bastasse erano a contatto con tanti simpatici topi che come ben sai sono sempre stati i principali artefici della diffusione del batterio Yersinia pestis in tutte le nazioni dove si è manifestata la peste.
Inoltre vorrei ricordarti che a quei tempi la rete fognaria nel centro storico non esisteva nemmeno e che i vasi da notte detti " Priso" ( utilizzato fino alla fine degli anni 60)venivano sistematicamente e quotidianamente sversati in improvvisate condotte e sul suolo pubblico.
Un altro dato che non mi ritorna è quello che si attribuisce la causa della peste a due commercianti di ritorno dalla Dalmazia; ebbene visto che la peste insorge violentemente dopo un periodo di incubazione da 2 a 12 il lungo tragitto da effettuarsi per il ritorno i due sarebbero già stati male e sicuramente notati da altri individui a loro vicini.
Fino a XIX secolo si è sempre considerata l'aria come principale elemento diffusione della peste. Pertanto tutte le misure di profilassi e di difesa dalla malattia si concentravano su tale elemento, trascurando invece altri fattori decisivi, come l'igiene nelle case e nelle strade e la qualità dell'acqua, la scarsa attenzione alla pulizia e all'igiene personale.
La circolazione spesso a cielo aperto degli scarichi, che andavano a confondersi con acque utilizzate per gli usi domestici, era un pericoloso e rapido canale di diffusione della malattia.
 
 
#2 Angelo a Cavallo 2016-02-09 21:04
"Nicolino" si potrebbe dire la stessa cosa sul Didonna.
 
 
#1 Nicolino 2016-02-09 17:47
Praticamente il Dott. Cavallo non ne ha azzeccata una!
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI