Peste, il dott. Cavallo: “I documenti vanno compenetrati”

Noicattaro. Il ciclo del virus Yersinia pestis

 

Pubblichiamo la replica del dott. Angelo Cavallo, il quale risponde al prof. Vito Didonna in merito all’argomento “peste”. La redazione ci tiene a sottolineare che l'errore presente nella didascalia dell'immagine pubblicata sul giornale cartaceo (si parlava erroneamente di virus, anzichè di batterio) è stata una svista del direttore editoriale e non del firmatario dell'articolo. Buona lettura.

Rispondo in poche battute al prof. Didonna per amor di verità e difesa delle tesi da me esposte su questa testata locale riguardante il tragico evento della peste sul nostro territorio.

Il pregiudizio imputatomi dal Didonna potrebbe valere diversamente anche per lui. Non capendo quale possa essere il mio, al Didonna, e sodali, rispondo che il mio assunto scaturisce da un ragionamento sugli eventi attraverso la lettura di una serie di elementi, cosa che, a quanto pare, per ostinato e puerile orgoglio o presunzione, stentino a fare questi signori. E ad ogni modo parlo di verosimiglianze, io.

Anche i muri sanno che la feudalità finisce nei primi dell’Ottocento, ma il punto non è questo caro Didonna. Fa specie che, per un uomo come lei che, oltre ad aver insegnato Filosofia, ha rivestito ruoli in politica, non comprendere che i Carafa hanno lungamente governato il nostro territorio, due secoli, e i riflessi delle attività politiche si protraggono per lungo tempo. Gli antiberlusconiani hanno spesso detto in termini negativi che il presente paga il ventennio berlusconiano e, al di là di come la si possa pensare nel merito, il ragionamento non fa una grinza. E dunque perché tutto ciò non dovrebbe valere nell’analisi politica del passato? Tenendo conto che tra la fine delle feudalità e gli inizi del nuovo modello di potere democratico, i municipi, era trascorso appena un decennio?! Tutto ciò mostra la miopia, storico, politica, artistica, culturale di tutti questi signori che si ergono ad intellettuali e storici e probabilmente sono altro. Le date e i documenti sono carta straccia se non si è capaci di compenetrarli e operare con sillogismo. Prof. Didonna, piccolo inciso, ancora attendiamo agognanti che lei ci mostri dove sia la cripta bizantina, giacché noi piccoli uomini non ne scorgiamo alcuna traccia.

L’epigrafe in piazza, che è a tutti gli effetti un documento, è si strumentale ma l’argomento per giustificare l’abbattimento speculativo del nuovo potere agli occhi dei cittadini doveva pur essere convincente, non vi pare? E dunque “l’incubo feudale che chiudeva il popolo misero e asservito” non poteva che essere quello dei Carafa.

Quella poi delle pelli come veicolo della peste, introdotte sul nostro territorio attraverso attività commerciali, è più una leggenda metropolitana che fatto rispondente alla realtà e, alla luce di quelle che sono le prerogative medico-scientifiche riguardanti questa malattia infettiva, la tesi risulta essere assolutamente infondata. Qui riporto uno schema sintetico (tratto dal testo “Zoonosi e Sanità Pubblica”, di Elvira Matassa - Ed. Springer) per meglio comprendere la trasmissione del morbo all’uomo e già sufficientemente argomentato nel precedente editoriale.

Ergo, la verità che a Noicàttaro da lungo tempo c’è una gabbia, una cappa o dittatura del pensiero che è molto chiara per coloro i quali hanno occhi per vedere; personaggi che hanno l’arroganza di influenzare amministrazioni politiche (che spesso sostengono) e opinione pubblica su ciò che più conta “culturalmente” per tutta la comunità. E questo non vale solo per la peste: non ultimo, giusto per fare un altro esempio, è stato quello di spingere, riuscendo nell’intento, le amministrazioni locali come dicevo che si sono succedute compresa quella Sozio, a recuperare alla funzionalità il nostro teatro cittadino, che dal punto di vista artistico non può essere considerato tale. Insomma sono tutti questi signori che sono davvero sostenitori di due falsi storici.

A cura del dott. Angelo Cavallo


[da La Voce del Paese del 13 Febbraio]

Noicattaro. Il ciclo del virus Yersinia pestis