Mercoledì 23 Gennaio 2019
   
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Si alle Unioni Civili. La dott.ssa Tuselli risponde al dott. Paciolla

Noicattaro. La dott.ssa Tuselli front

 

In questi giorni al Senato è al vaglio l’approvazione del ddl Cirinnà. Tema che ha scaldato l’animo di chi non condivide le lotte, sostenute in tutti questi anni, delle associazioni LGBT, finalizzate ad ottenere medesimi diritti civili. Nello scorso numero de La Voce del Paese abbiamo intervistato il dott. Sabino Paciolla, in qualità di partecipante al Family Day: manifestazione che si oppone fermamente ai diritti in favore degli omosessuali. Nei medesimi giorni un’altra sostenuta parte dell’Italia è scesa in piazza per far sentire la propria voce, sul diritto di avere una famiglia, anche da parte di persone aventi lo stesso sesso. All’interno dell’intervista al dott. Paciolla sono emersi temi che, secondo la nostra fonte, il ddl nemmeno sfiora, come l’utero in affitto e le adozioni. Sono state avanzate ipotesi di violenza psicologica per il minore adottato, definendolo parte lesa. In sintesi, tale legge è stata definita, a priori, dal dott. Paciolla “inumana, violenta e abominevole nei confronti del bambino”, sostenendo la famiglia “madre-padre” come l’unica possibile in natura.

Nell’intervista che segue verranno sottoposte alcune domande alla dott.ssa Alessia Tuselli, originaria di Noicattaro, dottoranda di ricerca in Scienze Sociali e Statistiche alla” Federico II” di Napoli. Grazie alle sue competenze, in qualità di “formatrice in progetti di educazione alla differenza”, potrà fornirci gli strumenti adatti per valutare questo tema da un altro punto di vista. Quanto segue sotto, servirà a chiarire meglio la connotazione di famiglia, come “formazione socialmente costruita, non esistente in natura, e quindi estendibile anche a persone di sesso uguale”. Verranno affrontati e chiariti gli innumerevoli malintesi riguardo la “stepchild adoption”. Le risposte della dott.ssa Tuselli sono, inoltre, mirate a smantellare il processo retorico e generalista su un tema, finalmente, di attualità in Italia: i diritti civili. Buona lettura.

Dott. Tuselli, quali sono i temi più confusi nel dibattito pubblico sul ddl Cirinnà?

All’interno del disegno di legge ci sono due direttrici che regolano la vita di coppia (composta da persone di sesso diverso, o di stesso sesso), che vanno chiarite subito. La prima riguarda una importante evoluzione giuridica, ovvero: le unioni civili, come formazione sociale equiparata al matrimonio. L’altra importante regolamentazione, che va sottolineata, riguarda le convivenze di fatto, attraverso contratto di convivenza fra partners legati stabilmente da relazione affettiva, con reciproca assistenza morale e materiale, senza vincoli parentali, matrimoniali o di unioni civili. Ciò che è importante sapere è che grazie al ddl si ampliano le formazioni giuridiche che tutelano la relazione amorosa anche tra persone dello stesso sesso. Il fine è quello di garantire i diritti e doveri a tutti, senza discriminare, senza entrare nel merito della vita di coppia e dei suoi componenti. Questo passaggio è fondamentale per un paese civile: non si può negare il diritto all’esistenza di relazioni amorose che già condividono il quotidiano, che assolvono i loro doveri di cittadinanza e per questo chiedono diritti e riconoscimento giuridico.

Cosa risponde a chi definisce “innaturale” una famiglia omogenitoriale?

Il richiamo a gran voce alla “innaturalità” della famiglia omogenitoriale è un argomento violento, quanto insensato. La “famiglia” non ha nulla di naturale, perchè non esiste in natura, in quanto appartiene a una formazione socialmente intesa. Se con “naturale” ci riferiamo alla procreazione, al concepimento, al parto, anche in questo caso dovremmo pensare agli interventi della scienza, che ha reso possibile cose impensabili un decennio fa. Questo è un cambiamento che riguarda tutti. Ogni coppia che ricorre alla procreazione assistita è “sterile” per natura, sia essa eterosessuale o omosessuale. Negare, reprimere le possibilità e i mutamenti che ci pone la scienza è davvero la strada giusta?

A proposito di genitorialità, ci può chiarire un po’ di dubbi sulla “stepchild adoption”? E quanto può essere fondata l’ipotesi dell’utero in affitto sostenuta dal dott. Paciolla?

L’art 5 introduce quella che viene definita “stepchild adoption” che va ad apportare una modifica alla legge del 1983 relativa alle “adozioni in casi speciali”, introducendo la possibilità che in una coppia omosessuale uno dei due contraenti adotti il figlio naturale del partner. La norma per certi versi, rimane limitante: nessun cenno alla possibilità di adottare un bambino “terzo”, cioè senza legame con uno dei due partner, come è permesso fare a una coppia eterosessuale. Attualmente in Italia è vietata la pratica comunemente definita “utero in affitto” o “maternità surrogata”. La materia è delicata da un punto di vista politico e giuridico perchè abbraccia temi importanti: tutela del nascituro, uguaglianza di genere, libertà riproduttiva, sfruttamento, politica sanitaria. La polemica però è ad oggi infondata: nessun articolo della proposta di legge fa riferimento all’utero in affitto.

Quindi un bambino non corre rischi nel crescere in una famiglia omogenitoriale?

Il tema della genitorialità non può essere più ridotto a riconduzioni naturalistiche: madre e padre hanno una precisa connotazione biologica, ma non necessariamente educativa. Il dibattito è ancora una volta animato da coloro i quali paventano presunti problemi di crescita per quei bambini che vivono con due genitori dello stesso sesso. Ricerche accademiche in questo campo hanno confermato in più occasioni che non ci siano problemi a crescere in una famiglia omogenitoriale. Su 77 studi accademici internazionali (resoconto fatto dalla New Yorker Columbia University, ndr), 73 hanno concluso che i figli di coppie omosessuali non si sviluppano in maniera diversa da bambini cresciuti in famiglie eterosessuali. I 4 studi rimanenti non sarebbero attendibili dato che sono stati presi in considerazione casi di bambini di genitori separati.

Detto ciò, è giusto parlare di cambiamento sociale, se il ddl venisse approvato?

La società dovrebbe iniziare a ragionare per addizione e non per sottrazione: un allargamento dei diritti civili nulla toglie a chi questi diritti già li ha. Per far ciò, è necessario demitizzare il concetto di “natura” e allargare il concetto di “famiglia”, come formazione socialmente intesa, a scenari ben più ampi. Il diritto in tal caso andrebbe usato come strumento di tutela in favore delle relazioni tra persone dello stesso sesso, non come strumento di repressione di buona parte della società. Sarebbe davvero un passo in avanti tutelare e riconoscere l’esistenza di relazioni amorose tra persone dello stesso sesso, che già vivono il quotidiano, condividono la stessa abitazione e si scambiano, oltre all’amore, assistenza morale e materiale. La questione è di diritto civico, non si può più rimandare e tacere.


[da La Voce del Paese del 20 Febbraio]

Commenti 

 
#2 vito didonna 2016-03-01 08:47
enormi bestialità..l'evoluzione della specie umana e dei mammiferi in natura è stata possibile grazie all'eterosessualità, questa è la natura e in questo senso la famiglia eterosessuale non può essere una realtà socialmente intesa.
 
 
#1 gs 2016-02-25 13:34
Non è detto che il progresso della scienza porti a soluzioni etico morali giuste. Sicuramente porta beneficio al mercato e il processo di mercificazione del corpo umano è inarrestabile. Quindi è anche inutile opporsi alla Stepchild. A Cesare quel che è di Cesare e i cattolici lavorassero per convertire la gente e non per imporre divieti per legge
 

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