Lunedì 19 Agosto 2019
   
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Molestata e perseguitata. Miriam: “Non c’è giustizia qui!”

Noicattaro. Violenza front

 

Su “La Voce del Paese” del 5 Aprile 2015 abbiamo riportato la testimonianza di Miriam (nome di fantasia), giovane donna di Rutigliano, la quale ci ha raccontato quella che lei stessa ha definito “una lunga storia di ingiustizie”.

Tutto inizia infatti nel 2011 quando Miriam, addetta al servizio di refezione scolastica presso una Scuola dell’Infanzia di Rutigliano, subisce un tentativo di violenza carnale da parte di un collaboratore scolastico sessantenne.

Di lì inizia per Miriam una vera e propria lotta: querela l’uomo nella speranza che venga licenziato, ma inutilmente; si rivolge ai Carabinieri, al sindaco di Rutigliano, ma riesce solo ad ottenere il trasferimento dell’uomo presso un altro istituto.

A rendere la sua vita ancora più difficile, si aggiunge, inoltre, la moglie dell’aggressore che - decisa a voler fare ritirare la denuncia da Miriam - da inizio ad una vera e propria fase di pressioni, minacce, offese ed insulti nei confronti della ragazza.

Addirittura, Miriam durante l’orario lavorativo viene aggredita dalla donna, riuscita ad entrare presso l’istituto, tanto da finire al Pronto Soccorso “in evidente stato di agitazione, accusando un dolore toracico”, come riportato dal referto.

Stanca, sola ed impaurita, a Miriam non resta che licenziarsi, oltre che per tutelare se stessa, anche per non mettere in pericolo i bimbi della scuola.

Intanto, l’aggressore sessantenne viene processato e giudicato colpevole, condannato a un anno e due mesi di reclusione: gli viene però concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena - ex art. 163 C.P. - e perciò sconta solo un mese, agli arresti domiciliariContemporaneamente, ha inizio anche il processo nei confronti della moglie del colpevole, accusata di stalking.

Ora, trascorsi quasi due anni dall’ultima volta in cui abbiamo incontrato Miriam, abbiamo voluto risentirla per sapere come, nel frattempo, ha proseguito con la sua vita.

C’è ancora tanta rabbia nelle parole della giovane donna, soprattutto perchè per l’ennesima volta non è riuscita ad avere giustizia: infatti, anche la moglie dell’aggressore è riuscita ad evitare gli 8 mesi di reclusione cui era stata condannata, ed anzi, addirittura Miriam è stata accusata di aver inventato tutto, solo perchè in quel periodo faceva uso di ansiolitici per attenuare gli stati di ansia ed angoscia cui era soggetta, vista l’assurda situazione che, praticamente da sola, Miriam si è trovata ad affrontare. L’uomo, invece, è stato nuovamente assunto presso un liceo.

Attualmente, Miriam vive in provincia di Bologna, insieme al suo compagno, ed è un insegnante precaria. “Devo molto al mio compagno, che mi ha ‘strappata’ da quel paese, portandomi con lui e riuscendo a farmi ricominciare, altrimenti mi sarei sicuramente suicidata”. E prosegue: “Non credete che sia bello vivere qui, sola, lontana dai miei affetti, ma tornare al mio paese mi fa star male; dopo tutto quello che è successo non mi sento più a casa e mi è difficile amare Rutigliano ed i suoi abitanti. Durante gli interrogatori ed i processi, ho ascoltato tante cattiverie ed anche tante bugie”.

E noi non possiamo fare altro che augurare a Miriam, importante esempio di donna forte e coraggiosa, un futuro sereno e ricco di felicità. Perchè è vero che le pagine della nostra vita non si possono strappare, però è importante voltare pagina e ricominciare.


[da La Voce del Paese del 20 Febbraio]

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