Venerdì 23 Agosto 2019
   
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La rinascita di Catia Cavone, racchiusa nella sua personale

Noicattaro. Inaugurazione mostra Catia Cavone front

 

“Questa personale è una sfida a tutto tondo. Ho lavorato tanto e sono contenta. Ho conosciuto una parte a me stessa ignota, e adesso ho voglia di conoscere tutto il resto”. È così che Catia Cavone ha voluto definire la sua personale inaugurata sabato 20 Febbraio presso la galleria di arte contemporanea Globalart, a Noicattaro. All’interno della personale è stato dedicato uno spazio alla musica di cantautori italiani rivisitati dalle voci di Carlo Stragapede e Nick Reale. L’abbinamento fra arte figurativa e melodia fa parte proprio della Globalart “dove i musicisti diventano pittori di emozioni”, come ha detto Amalia Perrone.

In mostra fino al 10 Marzo, la personale di Catia Cavone nasce per celebrare la sua vittoria al Concorso indetto lo scorso anno “Solito posto, solita ora - Il bicchiere comune nell’era 2.0”. Il concorso era incentrato sul tema della condivisione sociale con la condivisione personale e “Catia ha lavorato per un anno intero con Rosa Didonna per estrapolare dal concetto di condivisione una introspezione messa al servizio del popolo. In questa personale Catia ha elaborato un’evoluzione rispetto al concetto di condivisione fornito nella precedente mostra”, ha precisato la dott.ssa Sabrina Delliturri, critico d’arte. Spronata dalla dott.ssa Rosa Didonna, che lei chiama affettuosamente “il suo maestro”, Catia Cavone ha affrontato negli ultimi due anni una crescita non solo personale ma anche artistica. Un’evoluzione artistica raggiunta grazie all’umiltà e alla modestia dell’artista che ha saputo confrontarsi apertamente con tutto quello che riguarda un mercato fatto di tanti linguaggi. “In questa personale ho ritrovato me stessa attraverso un percorso che mai avrei pensato di intraprendere. Anche come linguaggio, oggi più che mai mi riconosco nella mia arte rispetto a due anni fa nei quali dipingevo per passione”, ha detto Catia Cavone. La sua arte è un sovraccarico di enigmi; “si parte quasi sempre dallo specchio di un soggetto contaminato da un segnale riconducibile ad una decorazione optical ma con una identità ben precisa”, ha aggiunto la dott.ssa Delliturri. La personale appare scissa da diversi lavori nella quale, però, Catia Cavone cerca di mantenere una costante identità. Una sovrapposizione di diversi stili che vanno a determinare una crescita dell’artista alla quale abbiamo rivolto le nostre domande. A lei abbiamo rivolto qualche domanda.

La sua personale nasce grazie alla vittoria al Concorso “Il bicchiere comune nell’era del 2.0” nella categoria Arte Informale. Cosa ha voluto rappresentare con quel quadro?

In realtà ha due rappresentazioni che variano a seconda del giudizio del pubblico. Ho voluto creare qualcosa che richiamasse la violenza sulle donne. L’ho chiamato “Dopo la notte” perché volevo raffigurare la donna che rientra all’alba dopo una serata di bagordi, ignara del fatto quello stile di vita con l’andar del tempo può logorare l’anima. Nel dipinto la donna sembra chiusa da una grata che mano a mano incomincia a dissolversi. È uno sprono per tutte le donne ad allontanarsi da tutto ciò che le lesiona, da tutto ciò che è violenza non solo fisica ma anche mentale e che fa male all’anima. “Dopo la notte” va inteso anche come periodo di transito. Noi donne dobbiamo essere più combattive, più forti. La donna che ho rappresentato sorride e sembra voler dire “ce la farò. Tu vita, tu uomo mi potrete picchiare, maltrattare ma io primo o poi ce la farò”. Esattamente quello è successo a me. Dopo una vita di grandissime perdite, rinunce e sofferenze, oggi sono quella che vedete. Sono un grafico pubblicitario e ho ripreso i pennelli dopo tanti anni e solo grazie a Rosa Didonna ho potuto fare quello step che mi mancava ottenendo risultanti che neanch’ io avrei mai immaginato.

C’è un quadro che più di altri rispecchia la sua rinascita?

Senz’altro il quadro “Dopo la notte”, perché rappresenta me, la mia vita. Noi artisti vogliamo portare un messaggio nel mondo; dipingiamo per tirare fuori dalla nostra anima qualcosa che possa servire a chi guarda.

La vera novità presente in questa personale sono i due “Tappeti orientali o affreschi”, così denominati dalla dott.ssa Didonna nella sua recensione e ai quali ha dedicato una poesia recitata durante la personal.

Ho voluto unire una componente magica: la magia dell’oriente. Ho preso spunto da un libro che leggevo da piccola: “Le mille e una notte”, ed è stata una scommessa dipingerli. Sono arrivata in galleria in punta di piedi e quando ho mostrato i due “tappeti” a Rosa, se ne è innamorata subito.

Cosa le manca ancora per scoprire se stessa?

L’ho scoprirò con le mie prossime opere. La magia è racchiusa proprio in questo: scoprire, più che ritrovare, qualcosa che non si sapeva di essere, e lo si fa man mano che si lavora. Lavorare senza sosta, giorno e notte per sperimentare, cancellare, rifare. È un duro lavoro quello dell’introspezione, ma a lavoro terminato c’è poi la stupore di riscoprirsi nelle opere realizzate.


[da La Voce del Paese del 27 Febbraio]

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