Mercoledì 23 Gennaio 2019
   
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Teatro cittadino, presentato il progetto di restauro

Noicattaro. Incontro teatro front

 

C’è poco da fare, la cultura in Italia è in crisi, basta dare uno sguardo al trend dei finanziamenti per rendersene conto. “Con la cultura non si mangia”, diceva l’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. E di cultura, focalizzando l’attenzione sulle sorti del teatro cittadino, si è esaustivamente parlato nel corso del dibattito tenutosi lo scorso 25 Febbraio, a partire dalle ore 18, nella splendida cornice del Palazzo della Cultura. Nel corso del convegno, organizzato dallo IAT, è stato presentato dettagliatamente il progetto di restauro del teatro cittadino. A presiedere il dibattito - moderato da Cristiano Marti - il sub Commissario, il dott. Gerardo La Guardia. Sono poi intervenuti il Dirigente dei Lavori Pubblici, ing. Natale Decaro, l’architetto progettista del restauro Sylos Labini e la dott.ssa Angela Maria Quartulli, della Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici.

Senza girarci troppo intorno, il teatro cittadino è da tempo oggetto di numerosi dibattiti, e ancora non si è giunti ad una conclusione. Ci sono, se così possiamo definirli, due filoni di pensiero: da una parte c’è chi vuole dare nuova vita e portare alla ribalta il teatro e chi invece, al contrario, ritiene uno spreco ristrutturarlo. Del primo filone fa parte l’architetto Sylos Labini, promotore del progetto di restauro presentato nel corso del dibattito. “Una volta restaurato, sarà un gioiello di teatro perché risponderà perfettamente ai canoni architettonici del teatro all’italiana, oltre al fatto che avrà un’acustica strepitosa, considerate le dimensioni”, ha esordito l’architetto.

Aspetto di fondamentale importanza dal punto di vista tecnico, la struttura linea del teatro versa in uno stato di conservazione tale da permetterne il recupero. In sostanza il progetto prevede, come primo punto, il recupero della struttura linea della sala, cercando di non intervenire con alterazioni di carattere formali e strutturali, e la ricostruzione delle parti mutilate del teatro. Per il secondo punto, “bisognerà dimostrare di aver compreso il sistema costruttivo per poter ridare la percezione dell’insieme della struttura”, ha spiegato l’architetto Labini. Punto nodale del progetto consiste nell’adeguare la struttura alle vigenti norme di prevenzione e antincendio, oggi inderogabili per tutti gli spazi pubblici. Infatti, nella metà del Novecento il piccolo teatro è stato chiuso perché non utilizzabile, in quanto non conforme alle norme sopracitate. Previsti una serie di interventi, ha spiegato il tecnico, che porteranno il teatro alla ribalta non solo da un punto di vista economico, ma anche simbolico: “Luoghi come questi, che raccontano un’identità di una comunità, hanno un valore non materiale ma simbolico che noi dobbiamo portare in dono a quelli che verranno”.

Dopo la presentazione in chiave tecnica del progetto condotta dall’architetto Labini, la parola è passata alla dott.ssa Quartulli, della Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e consulente durante la procedura di gara. Nel corso del suo intervento la dott.ssa Quartulli ha sottolineato che i progetti presi in considerazione mirano sì a ristrutturare il teatro, ma in un’ottica di conservazione. “Il nostro obiettivo è conservativo. La conservazione non trova giustificazione in termini economici ma in termini di civiltà ed educazione”, ha spiegato.

Ma vediamo la realtà in faccia. Senza ombra di dubbio il progetto prevede un esborso di una grande cifra - si parla di milioni di euro - ed è stato presentato da parte dei tecnici il piano di gestione per ottenere finanziamenti. La dott.ssa Quartulli, a tal proposito, ha lanciato una domanda provocatoria: “Perché investiamo milioni di euro su questo teatrino? Investiamo perché il teatro è un bene culturale, i motivi sono di ordine spirituale. Prima di tutti la tutela della memoria e dell’identità di un popolo. È un’occasione culturale che assicura la conservazione del posto per le generazioni future”, ha commentato la dott.ssa Quartulli.

 

Investire sulla cultura, perché non sono soldi spesi ma soldi investiti sul nostro paese, hanno convenuto i relatori. Intanto si attende l’ok della Sovrintendenza e l’ottenimento dei finanziamenti per mettere le mani in pasta, perché è anche vero che “con la cultura non si mangia”, ma è anche vero che “senza cultura si vive peggio”.


[da La Voce del Paese del 5 Marzo]

Commenti 

 
#2 Angelo a Cavallo 2016-03-08 16:58
Penso che il peggio sia già in atto a causa della nostra sottocultura e l'editoriale n'è uno spaccato.

1) la signorina Palumbo deve riportare, come fa per il sylos Labini, il nome e cognome del pensiero "contro" il restauro del teatro. E siccome per pari dignità quel nome si da il caso che sia il sottoscritto che poi non ho fatto altro che dar voce a molti in paese che la pensano così ma che per ignavia o per incapacità non si esprimono, ti dico che non è affatto quello che hai scritto. Non ho mai detto che non va restaurato ma sicuramente eravamo e siamo convinti che non andava pensato ad una sua rifunzionalità. Si può fare un piccolo lavoro di restauro dell'impalcato ligneo (non lineo) senza per questo spendere tutti quei soldi per qualcosa che poi non ha PREGIO ARCHITETTONICO.

2) L'operazione onerosa è completamente speculativa e se si pensa che la stessa parte politica che l'ha sponsorizzato non ha mai investito un centesimo di euro sul c. Storico medioevale lasciato per decenni all'incuria al degrado (basta farsi un giro) la cosa fa ancora più incazzare. E siccome sono degli incapaci ingaggiano speculatori "eminenti" come l'ing. che colmano il loro vuoto intellettivo, nonchè l'assenza di una visione di una città scambiando lucciole per lanterne.

3) per ultimo ma non ultimo (chissà se mai leggeranno) al Sylos Labini dico di non farsi bello con parole vuote, che non vogliono dire nulla. Quel luogo non era e non sarà mai un simbolo perchè semplicemente non è mai stata un'opera pensata come teatro e quindi non identificativa per la comunità intera. Chissà se l'ing. è a conoscenza del teatro cinema adriatico di 1 razionalismo che tanto per cambiare abbattuto per speculazione edilizia, quello era jn esempio di archittettura. E poi, alla dott.ssa..come si chiama..ah si Quartulli dico che lo spirito del luogo, non è la memoria, un ricordo emotivo è qualcosa di molto più profondo. Lasci perdere..come dire: LA RISPOSTA È DENTRO DI TE, EPPERÒ È SBAGLIATA!
 
 
#1 vito didonna 2016-03-08 09:03
la giornalista Palumbo credo non sia stata attenta a quello che ha detto l'ing. Decaro : i soldi sono stati stanziati, è stata già bandita la gara d'appalto e fra poco si aprirà il cantiere per l'inizio lavori..giusto per rispettare i fatti, senza polemica.
 

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