Mercoledì 20 Marzo 2019
   
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“Penelope va alla Guerra”, la donna nel primo conflitto mondiale

Noicattaro. Convegno donne e prima guerra mondiale front

 

Nel centenario del primo conflitto mondiale, il Comitato di gestione della Biblioteca Comunale di Noicattaro, con il sostegno dell’amministrazione comunale e in collaborazione con la Società di Storia Patria per la Puglia, l’Associazione Ali di Carta – Presidio del Libro di Noicattaro, gli Amici del Teatro e il Parnaso, lo scorso 14 Marzo ha ospitato, presso la Biblioteca Comunale, la prof.ssa, scrittrice e giornalista Marilena Lucente, che ha illustrato il ruolo e il contributo delle donne durante gli anni della Grande Guerra.

Superati i convenevoli d’esordio con i saluti e le sommarie considerazioni della dott.ssa Cristina Buonvino, sub Commissario comunale, è la volta dall’intervento introduttivo-esplicativo della prof.ssa Anna Tagarelli. L’incontro - in parte intervallato dai corsisti della Lute che hanno proceduto alla lettura di alcune scritture femminili dell’epoca - testimonia come la grande guerra rappresenti una tappa importante nella storia dell'emancipazione femminile, dove le donne furono chiamate a sostituire gli uomini nelle diverse attività lavorative (maestre, postine, tramviere, autiste di autoambulanze, “canarine” nelle fabbriche di munizioni, pubblica amministrazione, ecc.). Il ritorno dei reduci, tuttavia, spinse in molti casi al licenziamento rapido e completo delle donne che quelle occupazioni avevano ricoperto, sebbene ciò non eliminò quell’impronta di cambiamento che sarebbe emersa nel dopoguerra dando vita alle lotte sociali, comprese quelle per i loro veri diritti.

Il titolo dell’incontro “Penelope va alla Guerra” deriva dall’omonimo romanzo di Oriana Fallaci, dove la protagonista Giò non si rassegna al mondo domestico di chi tesse la tela aspettando il ritorno di Ulisse, preferendo viaggiare alla ricerca della propria identità e libertà. Come ricorda la prof.ssa Tagarelli, emblematica è la storia della gerlaia Maria Plozner che, sposata, madre di quattro figli e con il marito al fronte sul Carso, decide di partecipare come può al conflitto, trasportando munizioni e rifornimenti alle prime linee, inerpicandosi fino a mille metri di quota. Colpita mortalmente da un cecchino austriaco nel 1916, fu poi insignita della medaglia d’oro al valor militare dal Presidente Scalfaro. Per le donne più acculturate, la guerra è un’occasione straordinaria di esposizione alla vita pubblica e nei compiti nuovi che il patriottismo impone. Liberate dalla tutela maschile, le donne acquistano coscienza di sé e delle proprie potenzialità, sentendosi per la prima volta soggetti attivi della vita sociale e produttiva del paese. È da allora che comincia la lenta decadenza della società patriarcale.

Come sottolinea la prof.ssa Marilena Lucente, mentre per alcuni studiosi le donne si sono emancipate grazie alla guerra, per altri il conflitto ha frenato i movimenti di indipendenza, quali il femminismo. La donna è prima di tutto un essere pratico il cui lavoro sociale è utilissimo. Tuttavia, non avendo gli stessi diritti degli uomini (paga inferiore, maggiori ore di lavoro, assenza di diritti sindacali, assenza di straordinari, maggiore incidenza di talune malattie, aborti spontanei) iniziano al contempo anche gli scioperi. Figure non di poco conto erano le dame di guerra (donne che raccoglievano offerte da inviare al fronte in cambio di un bacio sulla guancia degli offerenti più munifici) e le madrine di guerra (donne che scrivevano lettere di incoraggiamento ai soldati, andandoli a trovare in alcuni casi).

In tutto questo, al sud la guerra è avvertita con il razionamento del cibo e con la privazione in generale. Altro fenomeno tipico del sud è quello delle vedove bianche: soldati che per garantirsi fedeltà e moralità delle mogli, si sposavano prima di partire pur non stando insieme alla consorte. Figura chiave è quella delle infermiere, che, assieme a quelle delle insegnanti, rappresenta un settore madrizzato, dove si poteva appunto sovrapporre la figura della madre con quella professionale. Vanno poi ricordati i postriboli nelle trincee, le donne a pagamento, dove la prostituzione diventa un modo per guadagnare. Postribolo a luci rosse riservato ai soldati, a luce blu riservato agli ufficiali. Considerando infine lo stupro etnico avvenuto in alcuni paesi, quali il Belgio, taluni si chiedono fino a che punto il tutto rappresenti una reale emancipazione femminile essendo passata attraverso la violenza. In ogni caso dopo la guerra non si torna più indietro: molte situazioni sono ormai cambiate!


[da La Voce del Paese del 19 Marzo]

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