Domenica 20 Gennaio 2019
   
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“Salvare una tartaruga significa avere cura del mare”

Torre a Mare. Mostra Tartarughe front

 

“Talvolta trovo una tartaruga intrappolata nelle mie reti, quando la libero mi sento felice. Tutti noi veniamo a volte intrappolati nella vita, ed è importante aiutarci a vicenda a uscirne”. Con questa significativa frase di un pescatore egiziano si è conclusa la conferenza sul recupero delle tartarughe marine del Mediterraneo che si è tenuta venerdì 4 Marzo all’interno della sala messa a disposizione dal bar Tam Tam, voluta ed organizzata dall’associazione Iologico e dal Comitato spontaneo di quartiere di Torre a Mare e resa possibile grazie al WWF, rappresentato dal sig. Salvemini Pasquale, responsabile del Centro Recupero Tartarughe Marine di Molfetta.

Ad aprire l’incontro un breve intervento del sig. Giuseppe Ottolino (associazione Iologico), il quale ha evidenziato i quattro momenti salienti dell’evento: la mostra, l’incontro in alcune scuole del quartiere, la conferenza e, in data ancora da definirsi, la liberazione di alcuni esemplari di “Caretta Caretta” dal porto di Torre a Mare.

Il sig. Salvemini, relatore della conferenza, ha parlato di quello che è l’impegno del WWF riguardo le tartarughe marine e del lavoro svolto ogni giorno con il fine, oltre che di recuperare gli esemplari in difficoltà, di sensibilizzare l’opinione pubblica circa il pericolo di estinzione a cui sono esposte queste splendide creature, con l’intento di incontrare soprattutto i pescatori per poterli istruire riguardo l’argomento.

L’attenzione è rivolta ai pescatori perché è proprio la pesca la principale causa di morte delle tartarughe marine. Esse sono seriamente minacciate dall’uomo, e solo grazie ad interventi preventivi ed alla collaborazione dei pescatori stessi che si può iniziare a pensare di cambiare le cose, diminuendo il rischio di estinzione cui esse sono destinate; questo perché anche una sola tartaruga salvata può fare la differenza.

L’entusiasmo del Sig. Salvemini nell’esporre le preziose informazioni non si è affievolito nonostante la misurata partecipazione all’evento, a dimostrazione che il sol fatto di credere fermamente in quello che si fa è spinta motrice sufficiente per portare avanti una battaglia a testa alta. Egli infatti non ha trascurato alcun particolare e si è mostrato disponibile non solo attraverso una dettagliata esposizione dei fatti, ma anche nel dare risposte alle domande degli interessati.

L’impegno del WWF riguardo la protezione delle tartarughe marine è iniziato nei primi anni ’80; infatti è da allora che i nidi di queste ultime vengono monitorati e controllati per garantire che la schiusa delle uova possa avvenire senza che si corrano rischi legati all’involontaria rimozione delle uova ad opera dell’uomo o di altri predatori.

Tante le battaglie portate a termine e tante ancora da compiere: si pensi che fino al 1992 le tartarughe potevano essere catturate e vendute per scopi alimentari e non solo. Oggi, delle 7 specie presenti al mondo, 3 appartengono al Mediterraneo e 2 di queste sono quasi scomparse dalle nostre acque: l’esemplare più comune nel mar Mediterraneo e in particolare nel bacino Adriatico, e la “Caretta Carett”, anch’essa estremamente minacciata dalle reti a strascico, dagli ami dei palangari e dalle reti fisse. Sono 40.000 gli esemplari che ogni anno perdono la vita per mano dell’uomo, si pensi che su un campione di 100 tartarughe recuperate dallo strascico, il 30% muore per embolia, il40% per annegamento ed il restante 30% per cause dovute in parte alle ferite procurate dalle eliche delle imbarcazioni e in parte per motivi legati all’inquinamento delle acque.

Il WWF ha realizzato una maglietta sulla quale è stato stampato un vademecum illustrato di quelli che sono i comportamenti corretti da seguire per limitare le morti dovute alla pesca; le maglietta infatti vengono distribuite gratuitamente ai pescatori per favorire la divulgazione delle informazioni, questo perché è proprio grazie al loro aiuto e alla loro collaborazione che si possono limitare i danni da essi involontariamente procurati.

Salvaguardare l’ambiente marino e garantire la sopravvivenza delle specie in esso presenti garantisce la sopravvivenza dell’uomo stesso; quando si parla di ambiente tutto ciò che si modifica irreversibilmente non può che causare irreparabili danni con risultati negativi per tutti.


[da La Voce del Paese del 19 Marzo]

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