Domenica 20 Gennaio 2019
   
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La vestizione del primo Crocifero apre la Settimana Santa. FOTO

Noicattaro. I Riti del Giovedì Santo 2016 front

 

Lo scorso giovedì 24 Marzo è iniziata la tanto attesa Settimana Santa nojana. La tradizione vuole che essa si apra con l’uscita della prima Croce, l’accensione del falò e la visita ai “sepolcri” nelle varie Chiese del paese.

Tali eventi sono stati raccontati dal presidente della “Confraternita della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo” della Madonna della Lama, Leonardo Boccuzzi, il quale ci ha anche permesso di assistere alla vestizione del primo Crocifero, nonostante questo rito avvenga in totale riservatezza. Vestizione curata da Angelo Spagnuolo, oblato - comunemente detto sacrestano - della Chiesa della Lama.

Signor Boccuzzi, cosa rappresenta la figura del primo Crocifero e perché gli viene dedicata tanta attenzione?

Di certo il primo Crocifero simboleggia l’apertura della Settimana Santa. La sua vestizione avviene nella stanza della Confraternita, in segretezza, lontana da occhi indiscreti, proprio per racchiudere tutta la sua sacralità e la sua importanza spirituale.

Come avviene la scelta del primo Crocifero?

C’è un registro di candidati che richiedono di poter portare la prima Croce. Ovviamente, anno dopo anno, i nomi scalano e pertanto ci basta prendere il primo della lista. A quel punto valutiamo le sue reali vicinanze alla Chiesa e, qualche giorno prima della Settimana Santa, lo convochiamo.

Ma questo metodo di selezione è sempre stato lo stesso?

No, prima del 1992 colui che portava la prima Croce era sempre la stessa persona, Agostino Scarpelli che, ogni anno, dal 1957 al 1991, essendo funzionario del Ministero a Roma, e quindi non vivendo più a Noicattaro, tornava per inaugurare la Settimana Santa. Dal 1992 abbiamo voluto inserire un registro di “prenotazioni”, se così si può definire, per permettere a chiunque di provare questa emozione unica.

Notando il primo Crocifero durante la sua vestizione, traspariva realmente tanta emozione. Lei vive questa esperienza da anni, cosa ha provato e prova?

Di certo le sensazioni sono uniche. Tutti raccontano che, nonostante siano Crociferi nelle processioni, la commozione di essere sotto la prima Croce è troppo forte. È indescrivibile. E quando sei accanto al primo Crocifero, anno dopo anno, le loro emozioni sono automaticamente trasmesse a te.

Angelo, tu invece sei sacrestano della Chiesa della Lama, ed hai il privilegio di vestire il primo Crocifero; cosa si prova, e da quanto tempo lo fai?

Il primo Crocifero è di suo un’emozione. Trasmette davvero tanti sentimenti. Tutti racchiusi in una forte sacralità e fede. Io ho questo privilegio da tre anni ormai, e non vi nego che le emozioni sono sempre forti, ma mai come quando hai davanti un amico, una persona che conosci nel privato e tu stai per vestirlo e far parte di questa sua esperienza irripetibile. In quel caso cerco di dare conforto, quante più possibili parole di supporto.

Ricordi la tua prima vestizione?

Sì, certo che la ricordo. Di quella mia prima volta non potrò mai dimenticare quanto il Crocifero piangesse. Non so quante volte ho dovuto alzargli il cappuccio per asciugargli le lacrime e confortarlo. E ricordo che riuscivo a farlo nonostante io stesso tremassi e avessi bisogno di sostegno morale. La forza per gli altri si trova sempre.

Signor Boccuzzi, ritornando al Giovedì Santo e alle sue tradizioni, oltre al primo Crocifero e l’accensione del falò, si usa girare i “sepolcri”. In realtà questi ultimi, cosa rappresentano?

I sepolcri simboleggiano, in qualche modo, la casa di Cristo e noi, da buoni cristiani, dobbiamo visitare il Santissimo in ogni posto in cui risiede.

Molti non ci fanno più caso per abitudine, altri forse non ne conoscono il significato, ma cosa rappresenta il panno nero esposto in piazza?

Il panno è il simbolo della passione, difatti sopra ci sono incise quattro lettere P.D.N.J. (Passio Domini Nostri Jesus, ndr) e la presenza del tamburo avvisa il passare della Croce, che effettua un piccolo “inchino” al panno, simbolo di rispetto e devozione.

E l’altare in piazza, invece, cosa rappresenta?

L’altare rappresenta il simulacro del Golgota. Lì viene messo il quadro della Pietà, con sopra le tre croci. Quell’altare è sempre stato costruito così, dai primi anni della Settimana Santa, e noi continuiamo a riprodurlo fedelmente come i vecchi documenti ci testimoniano.

Ringraziamo il presidente Leonardo Boccuzzi e il sacrestano Angelo Spagnuolo per le testimonianze riguardo una tradizione lunga secoli.


[da La Voce del Paese del 26 Marzo]

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