Sabato 19 Ottobre 2019
   
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“Sono Adama, e vengo dal Gambia”. Torre a Mare si integra

Torre a Mare. Incontro integrazione front

 

Il Comitato Spontaneo di quartiere Torre a Mare ha incontrato il giovane Adama, un ragazzo del Gambia, sfuggito agli orrori della povertà e della violenza, sfidando la morte e la sofferenza, su uno di quei tanti barconi, che imbarcano speranze e disperazione.

Il giovane Adama è arrivato in Italia minorenne, mosso da aspettative che poi in concreto sono state disattese, e da un anno e mezzo è ospite di una casa famiglia tra Torre a Mare e Noicattaro. La storia di Adama non è molto diversa da quella di milioni di disperati che raggiungono le nostre coste in cerca di una vita migliore, di un briciolo di futuro, di un pizzico di speranza.

Il nostro giovane amico è sereno, ci sorride, a tratti è quasi imbarazzato, ma la sua presenza testimonia la sua voglia di conoscere, confrontarsi e comprendere a sua volta il paese che da tempo lo ospita. L’incontro è stato organizzato e fortemente voluto dal Comitato di Quartiere, dalla Comunità educativa “Un Senso” e dalla Cooperativa Sociale Esedra, le quali si occupano di minori, extracomunitari e non. Un momento di riflessione, una semplice chiacchierata tra amici per meglio comprendere il significato di accoglienza ed integrazione.

Il lavoro degli educatori, degli operatori e degli psicologi permette a tantissimi minori di poter iniziare il lungo cammino di integrazione e formazione. In questi casi non si tratta di semplice accoglienza ma di un lungo percorso che questi ragazzi compiono per integrarsi sia sotto il profilo sociale che professionale. L’accoglienza e la tutela dei minori è regolata da una serie di normative nazionali ed internazionali, che di fatto dovrebbero garantire a queste persone un percorso di sviluppo sociale. L’attività che queste realtà associative costantemente svolgono, come ci raccontavano Vito Delmedico e la dott.ssa Serena Trentadue, psicologa, è molto complessa, ma al tempo stesso molto stimolante. Bisogna far fronte ai bisogni elementari, come il vestiario e il cibo, la redazione di curricula, la documentazione burocratica e quant’altro.

Vito Delmedico ci racconta di come all’interno delle case famiglia vi sia una perfetta integrazione tra i giovani ospiti, che vengono responsabilizzati e svolgono le normali attività di tanti coetanei come loro: al pomeriggio vanno a scuola ed i più grandi cercano lavoro.

Il nostro amico Adama ascolta con attenzione e accenna un sorriso ogni tanto, mentre il dibattito prende vita e iniziamo a comprendere l’universo che esiste dietro il concetto di accoglienza in ambito minorile. Certo moltissimi ragazzi scappano e si lasciano coinvolgere in loschi giri, altri cercano di raggiungere il nord Europa, ma altri si integrano e danno un senso alla propria esistenza. Abbiamo ancora negli occhi lo scandalo di Roma, gli articoli che raccontano di risse e ferimenti nei centri di accoglienza, extracomunitari che delinquono e che si lasciano travolgere dal malaffare, eppure negli occhi di Adama c’è quella purezza d’animo che quasi commuove.

Impossibile non comprendere come l’accoglienza sia anche un business enorme, che muove interessi politici ed economici, che di fatto disinformano e non lasciano trapelare il vero senso dell’attività di tante persone silenziose. A tal proposito ci spiegano che i “famosi” 30 euro che, secondo i più, intascherebbero gli extracomunitari, di fatto servono a provvedere ai bisogni di questi ragazzi, a pagare i servizi e gli operatori, e che solo 2,50 euro di fatto finiscono nelle tasche di queste persone.

La conversazione assume toni familiari il nostro amico Adama si lascia andare al racconto della sua storia. Ci dice che ha lasciato la sua famiglia nel suo paese, e che con altre persone è giunto in Libia, dove ha lavorato per potersi “pagare” il viaggio e che ha rischiato di morire su quel barcone giunto a Taranto nel 2014. Il nostro amico ci racconta che ha alcuni amici baresi ed altri connazionali, che vorrebbe fare il panettiere - attività che già svolgeva in Gambia - che è felice di studiare e nutre profondo affetto per i ragazzi che lo stanno aiutando.

Ci salutiamo dandoci appuntamento nella loro struttura, tra Noicattaro e Torre a Mare, dove avremo modo di pranzare tutti insieme, scambiando le nostre tradizioni culinarie con le loro, un modo semplice di fare comunità, di integrare e conoscere meglio un universo che esula dalle chiacchiere, dagli sporchi affari politici ed economici. Un universo fatto di ragazzi, di persone.


[da La Voce del Paese del 26 Marzo]

Torre a Mare. Incontro integrazione intero

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