Sabato 16 Novembre 2019
   
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Referendum, anche Torre a Mare si astiene. Perché?

Noicattaro. Risultati referendum front

 

Il referendum del 17 Aprile è ormai in archivio. Il popolo italiano si è espresso, o meglio solo sedici milioni - pari al 32,15% degli aventi diritto - si sono recati alle urne, per esprimere il proprio voto circa l’abrogazione del terzo periodo dell’articolo 6, Comma 17 del Codice dell’Ambiente. Gli italiani sono stati chiamati ad esprimersi circa la durata delle concessioni di trivellazione, ovvero se consentire la durata sino all’esaurimento del giacimento o far cessare le attività alla scadenza temporale della concessione. Come ben sappiamo il quorum necessario del 50%+1 degli aventi diritto, sancito dalla nostra Costituzione, non è stato raggiunto, decretando di fatto il fallimento del referendum stesso. Ma facciamo un po’ di chiarezza circa la situazione delle piattaforme a largo delle nostre coste.

Attualmente nel nostro paese ci sono 66 concessioni attive, con 110-130 piattaforme operative. Di queste, solamente 21 concessioni sono attive entro le 12 miglia e perciò di interesse per quanto riguarda il referendum: 1 in Veneto, 1 nelle Marche, 2 in Emilia Romagna, 2 in Basilicata, 3 in Puglia, 5 in Calabria e 7 in Sicilia. Non ci sono invece dati ufficiali che permettano di distinguere quanto petrolio proviene dalle 21 concessioni entro le 12 miglia e quanto dalle 45 concessioni oltre le 12 miglia. Le più vecchie richieste di estrazione ottennero concessioni per 30 anni negli anni Settanta, e alcune hanno già ottenuto proroghe di 5 o 10 anni. Quelle che hanno ottenuto le concessioni in anni più recenti continueranno a estrarre idrocarburi per 15-20 anni ancora.

Alla luce di questi dati appare interessante analizzare, anche alla luce di quanto accaduto nelle settimane precedenti il voto, come in realtà si sono espressi gli abitanti di Torre a Mare. Il piccolo borgo di pescatori, da sempre legato a filo doppio con il mare. Un piccolo quartiere con solo cinque sezioni elettorali e circa 4.539 aventi diritto al voto. Un dato insignificante nell’ottica nazionale, ma altrettanto importante se consideriamo il legame strettissimo che gli abitanti del piccolo borgo hanno con il mare. Il mare, una risorsa che da millenni alimenta e garantisce la vita, un contenitore di vita, strettamente connesso al nostro ecosistema. In queste settimane il piccolo borgo di pescatori si è di fatto mobilitato per discutere circa l’'importanza della partecipazione attiva alla politica del nostro paese, perchè di fatto il referendum altro non è che la massima espressione di democrazia, quello strumento con cui il popolo torna ad essere sovrano, secondo i dettami della nostra Carta Costituzionale.

In ragione del concetto più ampio di democrazia è altrettanto legittimo comprendere le ragioni di chi ha preferito non votare, manifestando di fatto un proprio diritto, ma non a Torre a Mare. Non vogliamo assolutamente addentrarci in argomentazioni di natura politica, anche se di fatto questo referendum si è trasformato ben presto in una battaglia interna al Partito Democratico, un confronto che ha visto la partecipazione di diverse forze politiche, di opposizione. Tutti all’improvviso paladini del mare e dell’ambiente? O semplicemente un modo per minare il Governo Renzi? In conclusione, quindi, possiamo sostenere che questo referendum è stato strumentalizzato? Che il suo risultato poteva di fatto creare una crisi di governo? Che gli italiani che hanno votato sono gli Haters Renziani? Ma se così fosse del mare non fregava nulla a nessuno? Crediamo che moltissimi italiani hanno votato per il mare, hanno voluto manifestare la volontà di un cambiamento sotto il profilo dello sfruttamento delle risorse.

Torniamo un attimo ai dati ufficiali di Torre a Mare. Un piccolo borgo sul mare, che vive dal mare, che ne respira odori e ne gusta i sapori, avrebbe dovuto votare in massa, eppure di 4.539 aventi diritto, hanno votato solo in 1.351 (29,8%). Un dato che deve far riflettere. Scarso interesse? Tematica complessa? Poca informazione? Eppure tutti ne erano a conoscenza. Continuiamo a non credere a questi dati, eppure sono i dati ufficiali. Non vogliamo ripeterci, non è nostra intenzione indagare i dati, ma al tempo stesso ci domandiamo: perchè? Cosa allontana il pelosino dall’adempiere il suo dovere? Perchè un affluenza così bassa? Domande che restano senza alcuna risposta, magari i 3.188 aventi diritto, ma che non hanno votato, avevano ben altro da fare. Magari ascoltare il politico in tv che li invitava a non recarsi al seggio o peggio ancora constatare che il Presidente emerito Napolitano tradiva la costituzione, di cui sino a qualche anno fa era garante? Non crediamo a nulla di tutto questo, ma di una cosa siamo certi: i pelosini hanno tradito il proprio paese, il proprio mare e le proprie tradizioni.


[da La Voce del Paese del 23 Aprile]

Commenti 

 
#1 Diavolo 2016-04-29 13:15
Perché sono tutti l*****
 

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