Domenica 20 Gennaio 2019
   
Text Size

“La storiografia nojana è stata volutamente ignorata per secoli”

Noicattaro. L'architetto Vito Ardito front

 

Con l’aiuto dell’architetto Vito Ardito, il nostro viaggio alla scoperta delle origini storiche e insediative del nostro paese continua. Nel precedente articolo abbiamo mostrato l’evoluzione in senso urbano di Noicattaro dovuta in gran parte alla presenza dell’antica via Minucia, che da semplice sentiero divenne, in età Repubblicana, un’importante via di comunicazione tra la corte e i piccoli centri. In questo spazio, invece, mostreremo le difficoltà che si sono riscontrate nel ricostruire il processo urbano del nostro paese a causa di una storiografia nojana volutamente ignorata.

Secondo quanto dichiarato dall’architetto, la storiografia urbana di Noja è da rivedere con maggior senso critico: l’età longobarda prima e normanno-sveva dopo, hanno lasciato segni fisici e testimonianze importanti nei luoghi urbani più rappresentativi del nostro paese, come il Castello e la Madre Chiesa, mai presi seriamente in considerazione. Ricostruire il processo evolutivo storico urbano della Noa normanno-sveva, nel quale si completò l’ulteriore assetto organizzativo fisico iniziato in età longobarda, risulta quindi un’impresa storiografica alquanto complessa. “A mio parere, autori come Morea, Pinto o Sebastiano Tagarelli non aiutarono a far sì che le cose andassero diversamente, poiché spesso nei loro scritti assecondarono l’alternarsi di poteri politici dall’Unità d’Italia ad oggi, ignorando l’arco di tempo da me analizzato.

“A tale negligenza si è aggiunta poi nel 1816 la vicenda della peste in Noja, adoperata in maniera pretestuosa come causa di distruzione degli archivi storici nojani e della relativa documentazione anteriore al 1860”, specifica l’architetto. Seguendo tale linea di pensiero, nel periodo longobardo e normanno-svevo vige una sorta di omertà storiografica, ereditata da secoli e spesso irrobustita da pregiudizi politici e ideologici anti-medievalisti, serviti solo per bollare a fuoco ben seicento anni storia locale.

A parere dell’architetto Ardito, inoltre, le uniche fonti scritte dalle quali si possono trarre notizie sono i Codici Diplomatici, soprattutto quelli di origine conversanese e barese. In questi però raramente sono descritte in maniera dettagliata le caratteristiche architettoniche e strutturali dei luoghi urbani e la loro localizzazione. Un esempio in questo senso è dato dal Monastero Benedettino di San Michele Arcangelo in Noa, esistente nel 1096, riportato nel Codice Diplomatico barese C.D.B. n. 239 ma non localizzato. “Negli archivi storici di città importanti come Roma, Napoli e Bari non esistono mappe rappresentative di autori come Pacichelli, Zannoni, Rizzi e Pratelli, nelle quali viene descritto il territorio (loco) insieme al piccolo nucleo urbano di Noa”.

Le difficoltà nel ricostruire il processo urbano, non essendoci documenti sufficienti, possono però essere superate analizzando resti di testimonianze fisiche attualmente esistenti, anche se da un’attenta analisi stratigrafica delle strutture fisiche ai secoli IX e XII, si evidenziano scellerate sovrapposizioni che hanno determinato una notevole perdita d’identità formale e simbolica dell’assetto urbano.

In un prossimo articolo analizzeremo alcune delle testimonianze, giunte al presente, finora ignorate nella storiografia urbana di Noja.


[da La Voce del Paese del 30 Aprile]

Commenti 

 
#4 Angelo a Cavallo 2016-05-06 10:57
La storia è una scienza umananistica e umanista.. troppo umana poco Tradizione. Infatti in tanti usano e spesso abusano del termine "Tradizione" senza conoscere il suo reale significato. Tradizione non è storia semmai metastoria meglio: tutto ciò che ha che fare esclusivamente con il "sacro" come è stato, senza soluzione di continuità, con le altre antiche civiltà, tranne la nostra dove c'è una frattura netta con il mondo del sacro. Dunque tradizione non è come la nonna faceva 50 anni fà le orecchiette, quest'ultime potremmo definirle "usanze", ma qualcosa di più profondo, spirituale, anche se non siamo più abituati a pensare in questo modo secondo il pensiero moderno.
Lo sforzo che fa il mio amico Vito è quello di congiungere una scienza come ho detto sopra "umanista..troppo umana" e di elevarla aggiungendo, per mezzo dello strumento del linguaggio dell'architettura, le tracce e i segni di quello che oggi possiamo considerare NON PIÙ LA NOSTRA STORIA. Saluto.
 
 
#3 VITO ARDITO ARCHI. 2016-05-04 17:20
CONFERMO CHE E' STATO UN ERRORE DI TRASCRIZIONE LA DATAZIONE E' DELL'ANNO 1096 ( EPOCA NORMANNA ) LA LOCALIZZAZIONE FU AVANZATA DA GIACOMO SETTANNI (MIO AMICO DEFUNTO ) AUTORE DI OPERE BIBLIOGRAFICHE SU NOJA ,IL QUALE SI AVVALSE DELLA MIA STRETTA COLLABORAZIONE DISCIPLINARE DI ARCHITETTO ...! IL SOTTOSC SI PONE IN CONTINUITA' CRITICA CON GLI AUTORI PASSATI E PRESENTI CON IL FINE DI RICOSTRUIRE IL MOSAICO STORIOGRAFICO (IN AMBITO LOCALE) DI LOCO NOA IN TERRA DI BARI ATTRAVERSO I SECOLI . DALLE ORIGINI INSEDIATIVE ANTICHE FINO AL XVIII SECOLO. LA STORIOGRAFIA LOCALE VA RIVISTA CON MAGGIOR SENSO CRITICO ALLA LUCE DI NUOVI APPORTI INTERDISCIPLINARI DI CONOSCENZA..! VITO ARDITO ARCHITETTO * NOIANO DI TRADIZIONE
 
 
#2 pupo 2016-05-04 14:19
la cultura e l unica cosa che ci rimane..fieri e orgogliosi della nostra cultura.la cultura e tradizione.la tradizione e storia..la storia va vissuta.chi la vive sente le proprie origini.le origini vengono dal frutto di sacrifici della nostra terra..la nostra terra va onorata difesa e amata..
 
 
#1 vito didonna 2016-05-04 12:13
sicuramente un errore di battitura..la data è anno 1096 e probabilmente localizzato all'incrocio tra via Oberdan e via C. Battisti, nell'attuale palazzo Positano.
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI