Connett, una autorità internazionale in tema di rifiuti e inceneritori, di quella discarica ha detto ancora che «non dovrebbe esistere» e che Cerroni stava «peggiorando le cose con la costruzione di un inceneritore-gassificatore». «Invece di spendere tanti soldi per finanziare questo inceneritore, arricchendo ulteriormente il sig. Cerroni -ah aggiunto il professore newyorkese- Roma dovrebbe con urgenza andare verso la raccolta differenziata porta a porta in tutta la città e non soltanto in alcune zone».
GIA’, LA DIFFERENZIATA
Connett, come era prevedibile, non è stato ascoltato e Cerroni -che ha buoni amici in Vaticano, a destra e a sinistra- il gassificatore nel ’08 lo ha costruito e “sarà probabilmente a regime nel corso del 2010”, si legge nel Rapporto Rifiuti 2009 dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, ex APAT). Mentre ad Albano Laziale, sempre Cerroni, ha già avuto l’AIA (autorizzazione integrata ambientale) per la costruzione di un altro gassificatore e, pare, abbia anche rilevato, dal locale Consorzio GAIA, l’inceneritore di Colleferro. Sta progettando la realizzazione di altre due discariche in due cave dismesse, una a Riano e l’altra a ridosso della capitale. Senza contare la sua presenza all’estero: Francia, Brasile, Norvegia, Australia.
Più avanti corregge appena il tiro dicendo che “se noi riusciamo, almeno a livello di Roma, a raggiungere il 35 per cento di raccolta differenziata effettiva, ossia se posto 100, 65 chili sono di indifferenziata e 35 ritornano in ciclo, sarà un evento eccezionale”.
Ma uno così, che naviga in un mare di spazzatura grazie alla quale “ha creato un impero da due miliardi di euro”, che “fattura 800 milioni l'anno (L’Espresso 25 luglio ’08)”, che viene a fare in contrada Martucci a Conversano?
IL CDR PUGLIESE IN ALBANIA
C’è da dire che l’interesse di Cerroni per la Puglia risale al 2004, quando all’allora presidente della giunta regionale pugliese propose la via albanese al CDR (combustibile derivato da rifiuti) che si sarebbe prodotto nella nostra regione.
Insomma, Cerroni voleva che gli venisse “assegnato il trattamento dei rifiuti” dell’intera Puglia, dopodichè “questa regione non avrebbe” avuto più nessuna preoccupazione circa lo smaltimento dei suoi rifiuti.
Una proposta oscena nei contenuti, questa di Cerroni, e assurda nella pratica, perchè fatta due mesi prima che fossero espletate le dieci gare d’appalto per la costruzione e la gestione del sistema impiantistico dei rifiuti in Puglia, gare bandite da Raffaele Fitto a dicembre del 2003, in cinque delle quali Cerroni sapeva di aver partecipato con la sua COLARI.
Sembrerebbe che, nonostante tutta la spazzatura laziale a disposizione, il Cerroni sia a corto di CDR, lo stesso tipo di combustibile che avrebbero prodotto la Marcegaglia e Lombardi nella piattaforma industriale costruita a Conversano.
“Mi viene da pensare che facciamo gli impianti (inceneritori, n.d.r.) col CDR solamente per i CIP6” gli fa eco il presidente De Angelis, andando dritto al nocciolo del problema.
Nessuno in quella Commissione, tanto meno Cerroni, è riuscito a spiegare il motivo per cui con tutti quei rifiuti e 7 impianti di produzione di CDR a disposizione, questo combustibile sia così carente nel Lazio. E’ difficile, anche, comprendere il forte gap che c’è fra le potenzialità di quei 7 impianti (1.763.830 t/anno), le quantità di rifiuto indifferenziato trattato (634.000 t, solo il 36%) e il CDR prodotto (144.600 t, dati ISPRA 2009). Tanti rifiuti, grandi potenzialità di lavorazione, bassissime quantità di CDR prodotte a fronte di 4 forni perennemente affamati di combustibile. Sembrerebbe che qualcosa non quadri in quella regione.
Se non si vuole pensare che quegli impianti siano tecnicamente fallimentari, ci sarebbe da ipotizzare che Cerroni e altri imprenditori come lui non vogliano sottrarre rifiuti alle loro lucrose discariche (ce ne sono 6 in provincia di Roma e altre 2 che lo stesso Cerroni starebbe per reali zzare). Mantenere inalterato il flusso dei rifiuti nelle discariche e imbarcare i lauti proventi economici dei CIP/6 bruciando il CDR di altre regioni, questo potrebbe essere l’obiettivo.
Uno scenario alquanto verosimile quello del CDR conversanese portato nel Lazio, scenario che farebbe schizzare verso l’alto le tariffe di conferimento dei nostri rifiuti agli impianti in contrada Martucci, a quel punto diventati di Cerroni.
Un aumento, dovuto al trasporto e allo smaltimento del CDR nel gassificatore di Malagrotta, così vertiginoso da far girare la testa ai sindaci e ai cittadini dei 21 comuni del Sud-Est barese.
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