Lunedì 21 Gennaio 2019
   
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Torre a Mare, restituiteci la piazza del Porto!

Torre a Mare. Il tramonto front

 

Il luogo dove i pescatori stendevano le reti, il ritrovo dei pelosini veraci, il teatro delle tradizioni, ha subito in questi anni metamorfosi a tratti inquietanti. La storica piazza, che di fatto unisce il piccolo borgo di pescatori al mare, da tempo è vittima dell’inciviltà e dell’indifferenza. La piazza è il luogo più gradito ai residenti e non. La sua posizione regala un panorama unico - sabbia a parte - e i numerosi locali che insistono sull’area costituiscono un’attrattiva importantissima per l’economia stagionale del piccolo borgo.

Al tramonto, la splendida cornice di colori non ha nulla da invidiare ad altre località ben più blasonate. Il porticciolo e la sua piazza vivono di due realtà ben distinte tra loro, che si palesano durante la settimana e nei week-end, al pari delle ore diurne e notturne. La quiete mattutina accompagna il via vai dei pescatori, che accosciati preparano le coffe per l’uscita serale, i bar servono caffè e cornetti, ci si conosce tutti, i residenti iniziano le proprie giornate cullati dalla poesia di questo luogo, prima di recarsi a lavoro. Poche persone, famiglie, bambini, insomma una piccola isola felice. La situazione non muta durante le ore del giorno, i ristoranti servono il pranzo, qualcuno si concede un aperitivo tra i gozzi dei pescatori ed altri un selfie. Tutto scorre lento e pacato, il sole si avvicina all’orizzonte, pronto a regalare il suo spettacolo unico, prima che la luna si levi alta nel cielo. I pelosini hanno un posto in prima fila, per lo spettacolo dell’arrivederci. Poche macchine, nessun trambusto.

D’improvviso la meraviglia lascia spazio alla vergogna. Il calar del sole segna inequivocabilmente il confine tra la Torre a Mare che emoziona e quella che offende. La quiete lascia spazio al caos di auto e moto che cercano pertugi per sostare. Qualche “ganzo” pensa bene di sgasare in piena zona pedonale: la zona di alaggio si trasforma in un parcheggio, il molo a maestrale diventa una discarica, nonostante i numerosi bidoni posizionati, il profumo del mare si confonde alla maleodorante essenza di qualcosa di proibito.

Il “cafone” si manifesta in tutta la sua sostanza, parcheggia ovunque, anche in prossimità degli accessi delle abitazioni private, urla grida, consuma quantità smisurate di alcol, abbandona bottiglie e bicchieri ovunque, mentre gli abusivi di turno chiedono il famoso “caffè” alla modica cifra di due euro. La trasformazione è completata, mentre la gente per bene abbandona la piazza. La sana movida pelosina si sposta altrove, lasciando il territorio ai “barbari” che affollano il quartiere.

Controlli, sicurezza, Forze dell’Ordine? Neanche l’ombra. All’improvviso da lontano sopraggiunge la solita pattuglia dei Vigili Urbani, che a presenza vanno fortissimo, mentre ad azione lasciano molto a desiderare. Bravissimi a mostrare divisa e simboli, minacciosi nel citare articoli e violazioni, mentre un motorino attraversa la zona pedonale alle loro spalle. Residenti ed attività commerciali sono soli a fronteggiare l’invasione: nessun supporto, nessuna tutela, eppure a fine serata sono proprio loro a porre rimedio all’inciviltà. Bottiglie e cartacce vengono raccolte dai propri collaboratori e riposte negli appositi bidoni.

I commercianti hanno compreso l’importanza della tutela delle aree limitrofe alle attività, ma non si può pretendere che gli stessi siano responsabili di quanto accade fuori dai loro locali; è impossibile gestire un flusso enorme, e tantomeno controllare e garantire la civiltà altrui. Una forma di autogestione che merita un elogio, ma allo stesso tempo deve invitarci ad una profonda riflessione. Com’è possibile accettare tutto questo? Perchè non si è in grado di tutelare e promuovere una realtà meravigliosa, fatta di gente che lavora, paga le tasse ed investe nel territorio? Siamo davvero al paradosso. Pochi vandali sono in grado di deturpare, offendere, e purtroppo ignorare il sano principio del rispetto della cosa pubblica. L’ignoranza non conosce limiti, eppure loro non trascurano il minimo dettaglio, dalla scarpa super figa, al pantalone alla caviglia stirato in maniera perfetta, all'immancabile accento dialettale, che tutto è tranne che folklore.


[da La Voce del Paese del 17 Giugno]

Torre a Mare. Parcheggio selvaggio intero

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