Mercoledì 16 Ottobre 2019
   
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Il nojano Daniele Ciavarella interprete dell’Amleto

Noicattaro. Daniele Ciavarella nell'Amleto front

 

La shakespeariana tragedia di Amleto, principe di Danimarca, con il notissimo soliloquio “essere o non essere” recitato dal protagonista con un teschio in mano, rappresenta senza dubbio una delle opere dell’autore maggiormente rappresentate. Per l’occasione, sono stati spalancati a Bari gli accessi di Palazzo Fizzarotti per dar luogo ad alcune rappresentazioni della suddetta opera in costumi anni ’20 a cura della compagnia Badatea del regista Nicola Valenzano, dove uno degli interpreti, il nojano Daniele Ciavarella, racconta le sue personali impressioni.

A fronte del grande successo riscontrato, lo spettacolo è stato più volte replicato…

Sì, abbiamo finora fatto quattro spettacoli, i primi negli scorsi mesi di Aprile e Maggio, più due repliche agli inizi del corrente mese. È stata una nuova esperienza, un qualcosa mai fatto né da noi, né da altri nel Palazzo Fizzarotti di Bari. Le repliche sono state soltanto quattro poiché il bellissimo Palazzo ha i suoi costi e, ricordo, che siamo noi a doverci sobbarcare le spese pur rappresentando una piccola compagnia. L’idea di inscenare altri spettacoli c’è, dal momento che il tutto ha comunque simboleggiato una vetrina sia per noi, che per i proprietari della struttura.

Perché il Palazzo è definito “veneziano”?

Palazzo Fizzarotti è stato costruito a fine ‘800 - inizi ‘900 da una famiglia barese, poi trasferitasi a Venezia. Si tratta di una struttura molto bella, molto particolare come location, dove c’è stato il nostro Amleto itinerante. Le prime scene sono state rappresentate giù, nell’androne, mentre la proiezione del fantasma (lo spettro che compare ai soldati di guardia sulle torri che cingono la capitale della Danimarca mentre aspettano il cambio di mezzanotte, ndr) è avvenuta nel giardino. Successivamente ci siamo spostati su, sulla grande scalinata presente.

Come mai la sua passione si estrinseca esclusivamente al di fuori delle mura nojane?

Un po’ per un’effettiva mancanza da parte mia, non essendomi mai pienamente interessato alla collaborazione in loco; un po’ perché non ho qui constatato la presenza di una grandissima energia.

Come nasce il nome della compagnia cui appartiene?

Badatea rappresenta l’acronimo sillabico di Bari, Danza e Teatro, poiché il nostro regista, Nicola Valenzano, è un ballerino di vecchia data. È una compagnia che ha sede a Bari vecchia.

Parliamo dell’Amleto …

Abbiamo ridotto quest’opera itinerante a 9 personaggi: io ho rappresentato l’Amleto, sono poi state prese le figure del Re e della Regina, quella del fantasma che raccontava dell’uccisione del padre di Amleto, quelle di Rosencrantz e Guildenstem, i due amici di università del principe, nonché quelle del ciambellano Polonio e di Ofelia. Non è stato facilissimo ridurre a un’ora sia i personaggi che un testo abbastanza complicato. Come attore è stata la mia prima vera volta in cui mi sono sentito in difficoltà. Abbiamo chiamato lo spettacolo “La follia di Amleto” proprio per sottolinearne la pazzia: partire in modo “normale”, per poi apprendere dell’uccisione del padre e fingersi pazzo per scoprire e condannare il colpevole, non è stato un impegno semplice.

Quando ha scoperto di essere portato per la recitazione?

L’ho scoperto circa dieci anni fa a un piccolo corso di recitazione tenuto da Alessandro Piva, un regista barese, con la supervisione di Paola Martelli, una vecchia attrice, un’insegnante vera di recitazione e di dizione, la quale mi ha poi voluto nella sua compagnia a più voci. Dopo essere stato formato da Paola Martelli, sono stato con lei qualche anno, per poi avere altre esperienze. Il mio percorso è iniziato da lì.


[da La Voce del Paese del 16 Luglio]

Noicattaro. Daniele Ciavarella nell'Amleto intero

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