Giovedì 20 Giugno 2019
   
Text Size

Andrea, l’uomo invisibile che vive “Al Desco” di Torre a Mare

Torre a Mare. Senzatetto al Desco front

 

Da sempre il borgo pelosino è terra di gente di passaggio che trova ristoro all’ombra di una palma prima di riprendere il suo cammino. Chi vive davvero la piazza né ha visti tanti, uomini e donne che scelgono di fermarsi nel nostro quartiere: chi per soli pochi giorni e chi più a lungo.

Andrea, il senza tetto mauriziano, per anni si è riparato sotto l’arco dell’imponente torre cinquecentesca. Testimone di tanta solitudine e povertà, a far lui compagnia c’erano i piccioni, con i quali divideva spesso il pasto recuperato da uno dei tanti ristoratori di buon cuore, e quattro chiacchiere con i ragazzini che tra qualche sfottò e un tiro al pallone lo aiutavano a trascorrere le giornate.

Andrea oggi è al sicuro, accolto da una cooperativa che ha dato lui un lavoro e dignità. Ma come lui a Torre a Mare ce ne sono altri, uomini di cui nessuno si occupa, senza fissa dimora, vittime di un destino che non ha voluto dare loro un’opportunità, dimenticati da amici e parenti, vittime spesso dell’alcolismo e della tossicodipendenza, che trovano rifugio nelle diverse strutture abbandonate del quartiere.

Torre a Mare infatti conta più di una costruzione abbandonata: sono tante le abitazioni private nelle aree periferiche del borgo, disabitate e lasciate nel degrado più assoluto, sia nella zona nord verso Bari che nella zona sud in direzione Mola di Bari; abitazioni per lo più abusive di cui nessuno si occupa.

Tra le strutture in questione, oltre alle comuni abitazioni, possiamo contare anche qualche locale un tempo adibito alla ristorazione, ed è questo il caso dell’ex ristorante disco bar “Il Desco”, sito in via dei Trulli 13, a due passi dalla piazza del Porto.

Il locale - in disuso dal 2012, di dimensioni notevoli, un tempo ambita meta dei giovani baresi e non - versa oggi in pessime condizioni, assaltato dai soliti vandali che hanno contribuito ad un più rapido deterioramento, e si presenta come un luogo pericoloso ed insano al quali chiunque può avere accesso.

In questo luogo degli orrori - nonostante la sporcizia, la presenza di topi e blatte ed in totale assenza di acqua corrente ed energia elettrica - negli ultimi quattro anni hanno trovato rifugio diversi “invisibili”, tra i quali anche il più noto Andrea.

Attualmente, quello che un tempo era un ristorante, è oggi il riparo di un giovane extracomunitario, il quale pare viva stabilmente al suo interno. Dalle finestre rotte a colpi di sassi si possono intravedere i suoi effetti personali, abiti chiusi in buste di plastica, scarpe, una scatola in legno, un cambio steso ad asciugare al sole; su di un tavolo qualche bottiglia, biscotti, dell’aglio, sale, olio e delle posate. Abbiamo provato ad avvicinarlo per saperne di più ma si è defilato, rifiutandosi di parlare.

Le motivazioni che spingono o costringono un uomo a vivere in quello stato possono essere diverse, si tratta di un universo complesso fatto di unicità e non facilmente definibile: si pensi alle nuove povertà dettate dall’immigrazione clandestina, alla perdita del lavoro, alla fuga da abusi domestici, o ancora ai problemi di salute mentale o alla volontà di distaccarsi dalle cose materiali.

Queste persone entrano a far parte di un circolo vizioso senza un indirizzo, un numero di telefono, un posto dove lavarsi e riposare. Per loro, qualora lo vogliano, diventa impossibile reinserirsi nel mondo del lavoro, per non parlare poi dei pregiudizi della gente che preferisce ignorali eludendo ogni problema, dando così vita ad inutili stereotipi, figli dell’ignoranza e dell’individualismo.

Pur in presenza di un piano comunale deliberato nel 2000, che ha portato all’attivazione di iniziative e servizi a favore di questi soggetti svantaggiati attraverso una serie di centri di accoglienza diurna e notturna, il problema tende ad aumentare ed il numero di soggetti in difficoltà è sempre più elevato.

Nessun uomo, in un paese civile, dovrebbe vivere ne “Il Desco”: tutti abbiamo diritto ad una vera “tavola” intorno alla quale sederci con le persone a noi più care per consumare in loro compagnia un pasto caldo.

L’amministrazione locale e la comunità sia laica che religiosa dovrebbero farsi carico di queste problematiche: ogni piccolo gesto volto verso il prossimo produce sicuramente un effetto positivo ed una crescita dal punto di vista umano e sociale. “Non dimentichiamoci che apparteniamo tutti alla stessa famiglia, la famiglia umana” (cit.).


[da La Voce del Paese del 16 Luglio]

Torre a Mare. Senzatetto al Desco intero

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI