Lunedì 16 Settembre 2019
   
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L’evoluzione dell’assetto urbano nojano secondo l'arch. Ardito

Noicattaro. L'architetto Vito Ardito front

 

La nostra testata ha riportato qualche settimana fa il pensiero dell’architetto Vito Ardito riguardo le difficoltà riscontratesi durante la ricostruzione del processo urbano di Noicattaro in riferimento all’età longobarda e normanno-sveva, a causa di una storiografia nojana volutamente ignorata. Nel presente articolo cercheremo di ridare identità formale all’assetto urbano del nostro paese prendendo in esame alcune delle testimonianze fisiche, come la Chiesa Madre e il Castello.

Architetto Ardito, che ruolo hanno la Chiesa Madre e il Castello nell’ambito della storiografia nojana?

Un ruolo fondamentale. Basti pensare che il villaggio di Noa, già prima della conquista normanno-sveva, era assoggettato alle due forme di potere coesistenti nello stesso luogo urbano: quello feudale e quello religioso. Il potere feudale era nelle mani del Connestabile, cioè un funzionario del principato di Benevento dopo il Gastaldo di Terra di Bari, e il potere ecclesiastico parrocchiale era dipendente dalla diocesi vescovile, poi ceduto all’Ordine Templare insediatosi in loco.

Ci sta dicendo che il nostro paese ha visto la presenza dei Templari?

Sì. È legittimo pensare che la stazione di posta situata a sud dell’originario nucleo di Noa fosse stata in età normanna utilizzata da una piccola comunità monastica templare insediatasi intorno al XII sec. d.C. . Perciò in epoca normanna tale comunità templare doveva dedicarsi non soltanto all’attività agricola e all’allevamento, ma anche ad una attività di mansiones per tutelare e controllare il flusso dei pellegrini che si recavano in Terra Santa. Un’importante testimonianza dell’esistenza dei Templari risulta nei pilastri poligonali della Chiesa Matrice di Santa Maria della Pace in Noja che recano il simbolo della croce templare e sul concio in chiave del campanile, dove è riportato il simbolo templare della croce insieme ad una scritta esoterica. Infine, altre testimonianze giunte al presente rendono giustizia di una ricostruzione storica normanno-sveva: il crocifisso ligneo esistente nella Chiesa Matrice è in realtà di epoca normanna (XI-XII sec., dichiaratamente di stile romanico, ndr). Queste caratteristiche formali cancellano per sempre gli equivoci di ricostruzioni storiografiche irrisolti.

Per quanto riguarda il Castello, invece?

Dal Codice Diplomatico barese, documento n.76 del 1129, si evince che Roberto Conte di Conversano, succeduto a Goffredo, è “Signore Castelli Noe”. Questo documento conferma l’esistenza fisica del Castello in Noa ma non viene specificato il tempo di costruzione e le caratteristiche architettoniche di esso. Questa inesattezza si spiega soltanto con l’ammettere che il primitivo nucleo del castellum fosse già stato costruito dai longobardi in epoca precedente. Infatti, dalla mia indagine fisica strutturale è emersa una diversa tecnica costruttiva adoperata nella antecedente parte longobarda (IX- X sec., ndr) rispetto al successivo ampliamento normanno-svevo (XI-XIII sec., ndr) di cui parla il documento. Le due torri di epoca longobarda oggi ancora esistenti sono incastonate in strutture posteriori aggiunte di epoca ducale ( XVI sec., ndr), nella parte ampliata sono leggibili frammenti al piano terra del mastio principale e secondario dov’era posizionata la porta principale di entrata al borgo. La stessa porta era collegata dall’altra parte ad una piccola torre e insieme ad un muro robusto chiudeva la forma urbana del cuore. All’interno della forma così definita si lasciò la possibilità di costruire l’ultimo settore urbano di case. Questo assetto organizzativo urbano normanno-svevo con la struttura architettonica del castellum durerà per un lungo periodo (XI-XVI sec., ndr) Quando si saranno esauriti gli spazi edificabili interni al borgo, si costruiranno i primi sobborghi a sud est (via san Tommaso e via Carmine, ndr). Questo processo ulteriore evolutivo storico iniziato con la contea autonoma si concluderà con la consegna storica di Noa alla dinastia dei Carafa nel 1590.

L’identità architettonica del Castello subirà delle trasformazioni negli anni successivi al 1590?

Sì. Nell’epoca ducale (1550-1790, ndr) essa verrà trasformata in maniera drastica, subendo le prime manipolazioni e distruzioni in senso fisico-architettonico e simbolico. Il ducato dei Carafa, iniziato con Pompeo Carafa e Isabella Pappagoda, volle darsi una buona impronta architettonica rappresentativa, la quale non poteva più coincidere con il castellum normanno-svevo ereditato. Fu questa la motivazione principale che diede avvio alla trasformazione del castellum in Palazzo Ducale. Nella nuova struttura edilizia furono incorporate le torri longobarde del primitivo nucleo e abbattuto il grande mastio principale con pianta a croce, per costruire il piano mobile del nuovo palazzo. Questa fisionomia architettonica durerà fino al 1790, atto finale della storica feudalità.


[da La Voce del Paese del 16 Luglio]

Noicattaro. Storiografia nojana intero

Commenti 

 
#3 VITO ARDITO ARCHIT. 2016-10-12 16:49
NEL PERIODO NORMANNO SVEVO XI-XIII,AL TEMPO DELLE CROCIATE IN TERRA SANTA, I TEMPLARI ,MONACI E CAVALLIERI ( ORDINE DEL TEMPIO)SI INSEDIARONO
ITALIA LUNGO LE VIE ROMANE IMPERIALI. QUESTI ERANO AL SERVIZIO DELLA CHIESA ROMANA PER ASSISTERE I PELLEGRINI CHE SI RECAVANO A GERUSALEMME!!!! E'LECITO PENSARE CHE IN PUGLIA I TEMPLARI SI INSEDIARONO LUNGO LA VIA FRANCIGENA ,LA TRAIANA E ANCHE SULLA ANTICA VIA MINUCIA (DA BITONTO A EQNAZIA BRINDISI)LUNGO QUESTI ITINERARI CI SONO MOLTE TESTIMONIANZE DELLA LORO PRESENZA !!!! ARCHITETTO NOIANOPER TRADIZIONE.
 
 
#2 Pisello 2016-07-25 18:25
Il codice da Vinci a noja. Per cortesia.
 
 
#1 vitodidonna 2016-07-22 15:50
fascinosa indubbiamente la lettura sulla presenza dei templari..ma il concio di volta del campanile non è assolutamente chiaro, a tuo merito comunque è la scoperta dell'arch. Dino Petrosino sul toponimo di via Sig. Emilia nel passato via di Gerusalemme, sulla presenza in loco di stabili dell'ordine del s. Sepolcro e delle pietre di Lepanto, in questi giorni deturpate e vandalizzate dallo spray
 

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