Sabato 23 Marzo 2019
   
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“Ze Comba-r u M-r-k-n”, tante risate nella commedia. FOTO

Noicattaro. Commedia “Ze Comba-r u M-r-k-n” front

 

Tanti sono stati gli applausi che hanno inondato i protagonisti della esilarante commedia “Ze Comba-r u M-r-k-n” dell’associazione “Amici del Teatro”, andata in scena venerdì 15 Luglio. Il palcoscenico, allestito nel piazzale antistante la Chiesa del Carmine in onore della Santa Patrona, ha tenuto gli spettatori incollati alle sedie nonostante il freddo incombente. Modi di dire, proverbi della saggezza antica e comportamenti ormai superati con l’avvento della società moderna sono stati gli elementi che hanno fatto da cornice alla storia.

La trama, scritta da Rita Tagarelli, ci porta indietro di quasi un secolo. Siamo agli inizi del ‘900 e Noja ha da poco cambiato la sua denominazione in Noicattaro ma quello che, tuttavia, non è riuscita a superare, è la sua estrema condizione di povertà riscontrabile, in quel periodo, in tutto il sud dell’Italia Unita. Noicattaro all’epoca non era stata ancora baciata dalla fortuna dei vigneti a tendone, dalla pregiata uva da tavola e dall’agricoltura in generale. La sua economia arrancava e le uniche fonti di sostentamento garantivano un salario esiguo per poter sfamare famiglie sempre più numerose. Infatti in quei tempi, nonostante la situazione di povertà, le famiglie del sud Italia erano composte da 7-8 membri e a volte anche 10 senza contare i capofamiglia, e l’unica via di salvezza per uscire da quell’impasse di miseria era lasciare il paese nativo alla conquista del sogno americano. E Noicattaro non era da meno. Molti sono stati i nostri concittadini che, reggendo in una mano la valigia di cartone e nell’altra il biglietto per la traversata dell’Atlantico, salutavano le loro famiglie, speranzosi di riuscire lì dove nel loro paese avevano fallito.

La commedia è centrata sul ritorno di “ze Combar” Frenk (interpretato da Nicola Conversa) e sulla eredità che la sua famiglia desidera intascare. Una lettera pervenuta dagli Stati Uniti viene consegnata a Taraddà (interpretata da Prudenza Scarfò) e la sua amica K-r-bbein (interpretata da Isa Vallarella), nubile da molti anni, dalla loro vicina L-reit (interpretata da Mara Ungaro), una signora invadente e curiosa delle faccende della famiglia di Taraddà. Una volta aperta la lettera, le due donne, speranzose di trovare qualche soldo americano, trovano invece un semplice foglio di difficile interpretazione data la loro scarsa istruzione scolastica. Non fanno in tempo a decifrare il contenuto che alla porta bussano i parenti informati dell’arrivo della missiva. Rosein (interpretata da Luisa Laudadio) e Marein (interpretato da Angelo Lacoppola) si fiondano a casa di Taraddà col pretesto di leggere la lettera, accusandola, inoltre, di essersi intascata il denaro. Nel frattempo giunge C-ciel (interpretato da Vincenzo Santamaria), marito di Taraddà, che non riuscendo a stemperare gli animi ormai accessi e a capire il contenuto della lettera, interpella suo figlio Giak-mi-k (interpretato da Vito Gallo), giovane e istruito, che informa i suoi famigliari dell’imminente arrivo di zio Frenk.

Accolto tra brindisi di benvenuto, focacce e altre leccornie, tutti i parenti si riuniscono a casa di Taraddà, compresa Ia-iell (interpretata da Carmela Masotti), figlia di quest’ultima, e la vedova N-k-lett (interpretata da Nicla Corrado), cognata di Taraddà, con un solo e unico obiettivo: scoprire quanta eredità ha accumulato ze Combar.

Ma l’aitante zio Frenk, venuto a sapere del loro scopo, con l’aiuto di K-r-bbein, finge un malore. Rabbia e disperazione si insidiano tra i sentimenti dei protagonisti i quali non sono ancora riusciti a sapere dove ha nascosto l’eredità ze Combar. L’arrivo del prete (interpretato da Vincenzo Ardino), pronto nell’atto di dare l’estrema unzione al povero zio d’America, fa saltare quest’ultimo dal letto funebre, tra lo sgomento e l’incredulità dei parenti che gridano subito al miracolo.

Ma l’arcano è presto svelato: ze Combar sfila dalla borsetta di K-r-bbein le mazzette di dollari e li mostra ai parenti, informandoli che serviranno allo sposalizio con la nubile donna. Con la disperazione per l’eredità andata in fumo - Taraddà sviene sul letto che prima ospitava il moribondo zio Frenk - il sipario si chiude tra la folla divertita e entusiasta per la grandiosità delle spettacolo portato in scena.

Suddiviso in tre atti, la commedia in vernacolo nojano ha fatto rivivere situazioni riscontrabili in ogni famiglia nojana, condita con esilaranti scene e vocaboli ormai in disuso nell’attuale gergo dialettale. Ma “quando la ricchezza viene considerata non un mezzo per il benessere ma fine a se stessa, diventa pericolosamente padrona dell’anima e conduce al malessere dell’avarizia, all’alienazione, alla pazzia del possesso in quanto tale”, dice Mara Ungaro, voce narrante insieme a Nicola Masotti, il quale aggiunge: “Davvero i soldi possono comprare tutto? E se davvero non riescono a procurarci tutto, se con il denaro non riusciamo a ottenere ogni benessere, vale la pena di svendere la serenità e gli affetti per conquistare una ricchezza che a pensarci bene ci rende poveri?”. Nonostante l’umoristica rappresentazione di uno squarcio di vita comune, la commedia porta con sé un profondo messaggio di pace e unione affinché il dio denaro non diventi il centro dell’esistenza della vita umana.

Ringraziando l’allegra compagnia degli “Amici del Teatro”, ricordiamo che domenica 24 Luglio la stessa commedia sarà messa in scena a Campobasso. In bocca al lupo!


[da La Voce del Paese del 23 Luglio]

Qui tutte le foto, a cura di Vito Didonna Jr

Commenti 

 
#2 Vincenzo Santamaria 2016-07-28 14:26
Grazie Vito per il commento fatto sulla trama della commedia hai minuziiosamente raccontato la trama io e la mia associazione te ne siamo grati , ma siamo sopratutto grati a Rita Tagarelli che con le sue ricerche storiche , scrive la storia del nostro paese , e noi siamo orgogliosi di interpretare con sacrifici e volontà di fare sempre più e meglio , a nome mio e della mia associazione ringraziamo noicattaroweb è tutto il suo cast per esserci sempre vicini
 
 
#1 Vincenzo Santamaria 2016-07-28 14:07
Grazie Vito dell'ottimo servizio , hai spiegato minuziosamente il contenuto e il messaggio del nostro lavoro teatrale , ma grazie sopratutto a Rita Tagarelli che con le sue ricerche storiche scrive ancora commedie in vernacolo e noi tutti del gruppo siamo orgogliosi di mettere in scena .
Bravo Vito sei così attento e molto sensibile alla nostra cultura popolare
Io Vincenzo Santamaria come presidente ti ringrazio a nome dell'associazione "Amici del Teatro '
 

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