Giovedì 18 Luglio 2019
   
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Giovani e Sport: un binomio perfetto! La testimonianza

Noicattaro. Missione Giovani 1 front

 

Domenica 25 Settembre, presso il Parco Comunale, in occasione della settimana dedicata alla Missione Giovani, si è tenuto un incontro sul tema “Giovani e Sport”. In questa Missione diocesana, vi sono impegnati anche tutti i giovani delle parrocchie nojane, per mostrare ancora una volta la bellezza dell’essere “Chiesa in uscita” che cammina lungo le strade della città.

Per questo tema sono intervenuti Michele Digiglio, istruttore e responsabile della scuola di minibasket dell’A.S.D. Basket Noicattaro, e Sergio Ardito, ex giocatore professionista di pallavolo, ai quali abbiamo rivolto delle domande.

Innanzitutto, qual è stata la vostra esperienza da sportivi?

Michele. La mia carriera ha avuto inizio a Noicattaro, dove ho frequentato per 4 anni la scuola di minibasket. Successivamente, sono passato nel settore giovanile che mi ha portato a partecipare a differenti campionati giovanili. Ho vissuto delle esperienze bellissime grazie ad un gruppo molto affiatato: ricordo ancora tutti i miei compagni di squadra, eravamo guidati dal coach Angelo Digiglio! All’età di 15 anni ho partecipato al campionato Under 17 con la società Best Basket Bari con la quale presi parte, per qualche anno, al campionato di serie D.

Sergio. Era il 1989, avevo 8 anni, quando iniziai a giocare a pallavolo. A 17 anni ho giocato il primo campionato con la “squadra grande” e così ininterrottamente fino al 2011! Sono stati 13 anni di campionati importanti, di allenamenti duri, di sabati e domeniche passate a giocare sacrificando di tutto: la mia ragazza, gli interessi, gli amici, la famiglia, lo studio. Tutto per una grande passione che non cessa mai di esistere e che mi ha dato tante soddisfazioni e vittorie: un campionato in Seconda Divisione, due in serie C, uno in B2, uno in serie D con relativa Coppa Argento, presenze in B1 e allenamenti con la squadra di serie A2.

Michele, a 21 anni poi, un grave incidente l’ha costretto a lasciare il basket per un po’ di tempo. Quanto lo sport l’ha aiutato a superare questa disavventura e cosa in particolar modo le ha dato il coraggio di tornare in campo?

Michele. Lo sport mi ha salvato la vita, grazie ad esso ho imparato a rialzarmi dopo ogni caduta. Nel campo da gioco capita spesso di vivere aspetti molto importanti che, in seguito, ci si ritrova ad affrontare nella vita comune. La volontà, il sacrificio, la competizione, la forza d’animo: tutti aspetti che lo sport, se insegnato bene, ti trasmette, permettendoti di crescere e di esser pronto dinanzi alle difficoltà. Purtroppo la mia disavventura mi ha portato a non praticare sport per qualche anno, a causa di alcune disabilità che grazie a differenti “squadre”, come la mia famiglia, i miei amici, i medici e tante altre persone, oggi ho superato, permettendomi di tornare in campo. Non è stato semplice riprendere: le paure erano tantissime, ma c’era quella voglia di non mollare, la voglia di sentirmi vivo, di competere, di confrontarmi , di rivivere quelle emozioni che solo lo sport sa trasmettere.

Essenziale è allora il ruolo della squadra…

Michele. Si, la squadra è tutto, è la forza che da solo nessuno potrebbe mai esprimere. Una squadra è simbolo di collaborazione, di famiglia, di unione. Un elemento che dovrebbe essere sempre presente!

Sergio. Sì, il ruolo della squadra è decisivo perché ti insegna a rispettare l’altro, a capire che il singolo difficilmente determina la vittoria se il gruppo non collabora. La crescita del compagno di squadra coincide con la tua crescita. Questo si trasforma nell’attenzione verso l’altro senza quel sentimento, l’invidia, che danneggia lo spirito di un gruppo forte. Non è un caso che gli amici di oggi, a 35 anni, sono proprio quelli con cui ho condiviso il mio cammino sportivo.

La pallavolo è stata, quindi, una parte importante di lei, Sergio, per tanto tempo. Una partita persa la portava a formulare mille domande su cosa non era andato nel modo giusto. Tuttavia le sconfitte l’hanno aiutato a guardare la vita con occhi diversi?

Sergio. Sì, il volley mi ha insegnato ad assaporare il gusto dolce della vittoria e ad accettare il sapore amaro della sconfitta. Dalla sconfitta ho imparato a comprendere che la vita è fatta anche di momenti negativi, ed è proprio in quei momenti che viene fuori la forza di andare avanti, la forza di capire dove e come si è sbagliato e ripartire più forti di prima.

Essere allenatore di una squadra richiede molte responsabilità. Perché, questo, è il ruolo più importante nella crescita di un atleta/ragazzo?

Michele. L’allenatore è responsabile della crescita dell’atleta, non solo negli aspetti di prestazione sportiva, come le capacità motorie, la forza esplosiva e tutti gli aspetti che portano un ragazzo a raggiungere gli obiettivi personali, ma deve essere responsabile anche dell’educare, dell’insegnare il rispetto verso il prossimo, dell’insegnare ad accettare la sconfitta e migliorare partendo da questa. Per l’atleta è importante trovare motivazione nel praticare lo sport, e questa deve trovarla in primis nell’allenatore, e solo se l’allenatore avrà fatto un buon lavoro la troverà anche nell’intero gruppo. Essere motivati aiuta a raggiungere gli obiettivi in largo anticipo: il mio incidente ne è un esempio, bisogna credere in quello che si fa!

Sergio. Nell’età giovanile, è fondamentale perchè un allenatore che da un buon esempio, diventa in automatico una guida per la squadra.

Infine, i ragazzi della società di oggi devono praticare lo sport?

Sergio. Necessariamente.

Michele. Sì, perché penso che lo sport aiuti tantissimo il crescer sano dei giovani; con esso avrebbero punti di riferimento e potrebbero contare su qualcuno sempre pronto ad ascoltarli, ad assecondarli, a risolvere problemi e a far credere in se stessi, permettendo loro di coltivare passione e di provare emozioni. Ad esempio, il basket è uno sport che permette di capire bene cosa vuol dire essere una squadra, fa capire fin dall’età del minibasket il significato del termine “collaborare”: è un gioco in cui non puoi far tutto da solo perché hai bisogno di altre figure e, di conseguenza, fa crescere i ragazzi nella competizione e in tanti altri aspetti!

Nella società di oggi, allora, lo sport si rivela come un’occasione di svago, di socializzazione e soprattutto di sana crescita morale e fisica affinchè, gli stessi valori, aiutino i nostri ragazzi ad affrontare il labirinto della vita con la volontà e la forza di mettersi in gioco che solo lo sport sa insegnare.


[da La Voce del Paese del 1° Ottobre]

Noicattaro. Missione Giovani 1 intero

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