Martedì 19 Marzo 2019
   
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Don Tonino Bello, il poeta di Dio in scena nella Chiesa del Soccorso

Noicattaro. Musical don Tonino Bello front

 

Grande partecipazione per la festa di fine Missione Giovani, organizzata presso la Chiesa del Soccorso venerdì 30 Settembre e alla quale hanno partecipato tutte le parrocchie e i sacerdoti di Noicattaro, accolti con un caloroso benvenuto da don Giovanni. L’evento nasce dalla collaborazione con il Seminario di Bari e con la Pastorale Giovanile e per quest’anno la Diocesi ospitante della Missione è la Diocesi di Bari-Bitonto.

Dopo una serie di eventi che hanno tenuto impegnate le varie parrocchie, la settimana è terminata con il musical su Don Tonino Bello - il poeta di Dio - proposto dall’associazione teatrale “L’occhio del ciclone”. La figura di don Tonino Bello non è stata scelta a caso; infatti egli è un personaggio molto caro ai giovani e molte delle sue catechesi erano rivolte proprio ai ragazzi. Un uomo forte ma dal cuore umile così ben rappresentato dalle ballerine dell’Accademia delle Arti Performative “Fuoriscena” di Rutigliano di Ada Triggianese che, tra una parte recitativa e l’altra, hanno raffigurato parti importanti della sua vita.

Rappresentato come un funambolo, don Tonino si dimena per le strade della città alla ricerca dei più bisognosi, portando con sé una valigia dalla quale fa fuoriuscire una lanterna con la quale andava a cercare gli ultimi nel buio della notte, il catino con l’asciugamano volto a riproporre la lavanda dei piedi, il bastone utilizzato sia per sostenersi sia per indicare la giusta via, e il grembiule, simbolo di condivisione del cibo con i meno fortunati, e infine la Bibbia. Lo spettacolo è nato nel 2013 dalla collaborazione con la coreografa Ada Triggianese e dal drammaturgo Lino De Venuto. Ha debuttato nella Chiesa Matrice di Alessano, a 100 metri da casa di don Tonino, attualmente diventata un museo, e oggi, giunto alla sua 36esima replica, lo spettacolo sarà proposto in altre località del sud Italia. Al drammaturgo Lino De Venuto abbiamo rivolto alcune domande.

Perché la scelta di rappresentare don Tonino piuttosto quella di Padre Pio o Madre Teresa, divenuti Santi?

Non è necessario essere dei Santi, anche se forse lo diventerà. Ma non è necessario essere credenti per amare don Tonino, perché è stato un grandissimo religioso, un grande uomo impegnato nel civile e nel sociale. Quello che mi ha colpito, e quello che mi ha coinvolto nel scrivere la drammaturgia di questo spettacolo, è stato il suo potente linguaggio che mette, laici e credenti, di fronte alle loro responsabilità. Chiama ognuno con la propria responsabilità a prendere posizione rispetto a determinate cose, a non essere indifferenti. È stato questo suo forte aspetto di metterti a nudo di fronte alle tue responsabilità che mi ha affascinato tantissimo.

Come veniva percepito don Tonino dalla comunità?

La definizione che viene data a don Tonino è “apostolo con i piedi per terra e mistico con la testa per aria”. Ma la definizione più bella è stata “don Tonino, ovvero un’utopia diventata storia”. Ed è vero. Quella comunità terapeutica per tossicodipendenti a Ruvo è diventata storia perché realizzata. Il poligono di tiro che avrebbe sottratto dieci mila ettari all’agricoltura non è stato più realizzato, come gli F-16 non sono più arrivati a Gioia del Colle perché lui si è opposto alla “realizzazione” di una zona di guerra in Puglia. Don Tonino è andato davvero a Sarajevo in mezzo alle bombe ed è riuscito a placare le ire funeste dei serbi ed bosniaci. Questo era don Tonino.

Secondo lei vi è un erede di don Tonino Bello?

Papa Francesco è la prosecuzione naturale di don Tonino, non guardando alla loro posizione gerarchica. È difficile seguire la rotta di don Tonino, però ci sono dei sacerdoti che ho conosciuto anche di persona che sono vicini alla sua figura e cercano nei limiti del possibile di seguirlo. Lui ha parlato di non essere soltanto contemplativi ma di essere “contempl-attivi”: il cristiano non deve soltanto pregare ma deve anche essere attivo nella vita sociale.

Cosa le ha dato, personalmente, raccontare la vita di don Tonino?

Mi ha dato una gioia immensa. Misurarsi con don Tonino è un po’ come guardarsi allo specchio. Don Tonino ti accarezza e ti da qualche pugno, e tu sei costretto a non fingere. Accostarsi a don Tonino significa rigenerarsi moralmente ed eticamente.


[da La Voce del Paese dell'8 Ottobre]

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