Domenica 25 Agosto 2019
   
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Un tuffo nel passato della piccola comunità urbana di Noja

Noicattaro. L'architetto Vito Ardito front

 

È stata inaugurata lo scorso 15 Luglio, con una apposita cerimonia, la nostra nuova piazza Umberto I, grazie al progetto di rigenerazione urbana che si è posto come obiettivo la riconfigurazione generale dell’area.

Luminosa, accogliente e pulita, ogni giorno piazza Umberto I è punto di incontro di giovani ed anziani. Ma com’era il nostro centro storico anni fa? L’arch. Vito Ardito ha ricostruito quelle che erano le strutture urbane del nostro paese, andate distrutte a partire dal 1790. Infatti, con l’abolizione dei diritti feudali in epoca Napoleonica, iniziò una manipolazione dei centri rappresentativi di Noja medioevale.

In primis, il Palazzo Ducale - ex Castellum - venne espropriato e venduto a pezzi, a nobili e medio-borghesi, i quali furono i primi a trasformare la struttura, costruendo una sopraelevazione ed abbattendone le torri rimaste, di cui due contenevano la porta di entrata al borgo, distrutta anch’essa nel 1868. Ma, a favorire questi interventi a danno della Noja medioevale fu l’avvento della peste, tra 1815 ed il 1816.

Dopo il 1790, quindi, il patrimonio storico-urbano dell’intera Italia iniziò a disgregarsi, ed anche la Puglia venne coinvolta dal vortice antistoricistico di matrice rivoluzionaria francese: in particolare, in quella che era la piccola comunità urbana di Noja, questa ideologia servì a distruggere il rapporto di continuità con il passato, e a dimostrazione di ciò vi è l’epigrafe collocata in piazza Umberto I, laddove era posizionata la porta.

Le opere distruttive storico-urbane subirono un arresto nel ventennio fascista - dal 1920 al 1940 - ma già dal 1950 fino al 1990 si ebbe una ripresa di questi interventi, avvalorati da un’idea di modernismo: a partire da piazza Umberto I, il Palazzo Ducale con l’intero centro medioevale, subirono numerosi interventi edilizi, tanto da far perdere l’identità storico-urbana ereditata. Infatti, furono abbattuti un numero imprecisabile di edifici in stile liberty e neoclassico del primo Novecento, progettati dall’ing. Sciannameo e Deflorio, costruiti in quartieri urbani ottocenteschi.

Venne abbattuto anche l’isolato urbano di piazza Umberto I, contenente non solo una Chiesa a croce greca risalente al 1500, ma anche palazzi del 1700-1800, oltre al palazzo del 1600 con affaccio su via Madre Chiesa.

Attorno al 1980 poi, fu demolito il cinema teatro di via Principe di Piemonte, opera costruita nel periodo post-fascista che rappresentò un esempio di vera concezione moderna, in cui l’ing. Deflorio riunì tradizione ed innovazione tecnico-costruttiva.

Distrutte o ridotte in stato di abbandono alcune fontane pubbliche di valore monumentale urbano del 1935, su Corso Roma e piazza Vittorio Emanuele, così come anche fu abbattuto il monumento storico-fascista commemorativo ai caduti della prima Guerra Mondiale, sito in piazza Principe di Piemonte.

Purtroppo, ancora oggi, sull’idea del recupero funzionale archi-ingegneristico, si continua a distruggere il patrimonio storico-architettonico urbano di Noja, a discapito di un’idea di restauro urbano totale di tipo conservativo.

Ma non è forse vero che perdere il passato significa perdere anche il futuro?


[da La Voce del Paese del 15 Ottobre]

Noicattaro. Demolizioni centro storico intero

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