Venerdì 23 Agosto 2019
   
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Al via la progettazione della nuova biblioteca. Sogno o realtà?

Noicattaro. Presidio del Libro front

 

Lo scorso 6 Ottobre si è tenuto, presso la Biblioteca Comunale, il primo di 3 incontri in cui l’amministrazione comunale intende discutere con la cittadinanza sul tema “La biblioteca che vorrei”. Si è fatto il punto sulla situazione in cui imperversa una struttura che i più adulti ricorderanno come motivo di vanto per Noicattaro. Un tempo. La cittadinanza è stata chiamata a raccolta perchè, insieme, si possa abbozzare un progetto che le consenta di tornare ad essere un faro tra le mura.

Tra gli altri - pochi per la verità - hanno partecipato con interesse al dibattito alcuni tra i membri del Presidio del Libro di Noicattaro, che da oltre un decennio ha nella biblioteca la propria sede. I Presidi del Libro nascono dalla convergenza di diverse case editrici nei primi anni 2000, e dal 2003 si sono diffusi su scala nazionale. Oggi riuniscono in associazioni culturali chiunque nutra interesse per la lettura. Proveremo ad applicare con loro, nelle persone di Luigi Grande e Viola Armagno, il metodo proposto in fase di dibattito per lo sviluppo del progetto. Cominciamo analizzando i punti di forza e quelli deboli della struttura esistente.

“Se io fossi un avventore della biblioteca oggi, cosa potrei trovare al suo interno?” “Il caos”. Non usa mezzi termini Luigi per descrivere la situazione attuale. La posizione centrale, la capienza, il vasto catalogo di libri sarebbero infatti da annoverare tra le opportunità più che tra i punti di forza - secondo il metodo S.W.O.T. - della nostra biblioteca. La difficoltà nel trovare parcheggio, gli arredi lontani dai moderni canoni estetici e di utilità, l’impossibilità di conoscere il reale capitale librario - stimato in almeno 8.000 volumi - sono alcuni degli elementi da tenere in considerazione se si vuole procedere a un lavoro di riqualifica.

Doveroso è allora chiedersi come si sia giunti a una situazione di decadimento così conclamata. Il loro racconto non parte da molto lontano. Ma, trascurando la cronistoria e l’attribuzione di cause e responsabilità specifiche, un fattore già evidenziato durante l’incontro del giovedì risulta determinante: l’intervento diretto dell’amministrazione comunale. Lungi dal volerla estromettere da una questione di pubblica utilità, è palese che la discontinuità politica si sia manifestata nel peggiore dei modi, causando una frammentazione nell’iter progettuale e realizzativo al cambiare delle figure politiche di riferimento.

Facciamo un esempio. Interpellati da Lasorella, assessore alla Cultura dell’epoca, i ragazzi del Presidio nel 2013 hanno collaborato alla composizione di un progetto per partecipare a un bando, per l’attribuzione di risorse destinate ad attività culturali che valorizzassero le peculiarità locali. Venne presentato allora “Bibliotecologica”, un piano ambizioso ispirato al lavoro di Antonella Agnoli - autrice quell’anno di “Le piazze del sapere”, titolo che le è valso l’invito a un tour professionale con bibliotecari, università, architetti e librai in Giappone - la quale si era resa disponibile per una consulenza in fase realizzativa. Il progetto venne accettato. Ma seppure il finanziamento stanziato non permettesse di coprire del tutto le spese, esistevano i mezzi per poter rinnovare le strutture, adeguare gli spazi, acquistare nuove strumentazioni. Per permettere la realizzazione di attività specifiche per tutte le fasce di età - incontri con l’autore, attività di lettura, cineforum - la catalogazione sistematica dei libri e molto altro per poter tornare a vantarci fuori dalle mura cittadine della nostra biblioteca.

E invece, la squadra di governo cambiò. E con essa gli schemi di gioco. Ne sono conseguiti acquisti di strumenti mai utilizzati - computer ancora imballati - spazi al quale è stata cambiata la destinazione d’uso - l’emeroteca è utilizzata come deposito - e attività indispensabili, quali la catalogazione dei libri, affidate all’opera di volontari, tirocinanti o figure che, pur adoperandosi, non dispongono delle competenze necessarie ad assicurare un lavoro organico, che dia un’impronta immune all’instabilità di agenti che dovrebbero essere di supporto ma prescindibili.

Certo, le pareti sono state riverniciate e i tavoli cambiati. Ma per dare una fisionomia lontana dal progetto iniziale, che esclude il concetto integrativo e associativo a favore di una impostazione classica e desueta, la biblioteca è rimasta chiusa per dei mesi. E alla riapertura, parte dei frequentatori abituali avevano già dirottato il proprio affezionamento verso un’altra struttura, la sala studio dell’Istituto “Sant’Agostino” che, pur non essendo una biblioteca, offre quei servizi di base che uno studente cerca: orari comodi, possibilità di connessione a internet efficiente, migliore gestione degli spazi.

La nuova amministrazione, rappresentata durante l’incontro dagli assessori Santamaria e Pignatelli, dal Presidente del Consiglio Di Pinto e dal consigliere Dammicco, pare abbia recepito l’esigenza di un supporto costante ma non invadente da parte della “politica”. Rendendosi al contempo disponibili ad ascoltare le proposte e le perplessità di quanti abbiano voglia di contribuire alla rinascita della biblioteca, per valutare le reali possibilità realizzative. E, sottolineano Luigi e Viola, perchè ne derivi un progetto efficiente, si dovrà tenere conto non solo della gestione degli spazi fisici ma anche della coordinazione di figure competenti preposte a svolgere funzioni fino ad oggi sbrigate da volontari o da gente armata di immensa dedizione e spirito di sacrificio ma non altrettanto competente. Perchè la biblioteca che vorremmo non si riveli un’altra chimera.


[da La Voce del Paese del 15 Ottobre]

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