Giovedì 17 Gennaio 2019
   
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Ddl anti-caporalato, Suglia: “Così gli agricoltori rischiano l’arresto”

Noicattaro. Giacomo Suglia front

 

All’indomani dell’approvazione alla Camera del Ddl sul caporalato, punto di partenza per arginare il fenomeno, Giacomo Suglia si dimette dai vertici dell’A.P.E.O. Puglia - Associazione Produttori ed Esportatori Ortofrutticoli pugliesi - aderente a Fruitimprese, di cui fanno parte le principali aziende del settore. Con il nuovo 603 bis del Codice Penale si colpisce l’intero sistema, punendo dunque non solo il caporale, ma anche quel datore di lavoro che sfrutta i lavoratori. A tal proposito, ricordiamo che nel Ddl in questione sono stati confermati tutti gli emendamenti già approvati nel Codice Antimafia: “confisca obbligatoria, arresto in flagranza, estensione al datore, estorsione della prevenzione patrimoniale, responsabilità oggettiva amministrativa dell’ente”. Considerando il gesto inequivocabilmente provocatorio dell’ormai ex Presidente dell’A.P.E.O. Puglia, La Voce del Paese ha ascoltato le dichiarazioni del diretto interessato, per meglio comprenderne le motivazioni decisionali.

Per restare in via preliminare su domande di carattere generale, vuol definire come è andata la campagna dell’uva quest’anno?

Fino a prima delle piogge, in maniera tranquilla, con una qualità abbastanza buona. Si è ottenuto un buon prodotto, gradito dai consumatori. Sulle piante si è registrato un aumento superiore del 10-15% rispetto all’anno precedente, quantitativo poi regolarmente consumato, perlomeno fino al termine di Agosto. Con le piogge dei primi di Settembre, tuttavia, la faccenda si è lievemente complicata in quanto stiamo perdendo in quantità e anche un po’ in qualità. Ciononostante, il nostro prodotto è ancora apprezzato sulle tavole dei consumatori mondiali. In seguito alle piogge, tuttavia, risulta impossibile effettuare dei trasporti molto lunghi, per cui bisogna accontentarsi di vendere in Europa piuttosto che nell’area del Golfo Persico, come ad esempio negli Emirati Arabi. Ricordo che noi dell’A.P.E.O., assieme alla Regione Puglia, Sicilia e Basilicata, in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura e l’Ambasciata Italiana, da circa un mese e mezzo siamo riusciti a riaprire il mercato canadese, chiuso da alcuni anni per alterne vicende.

Ritiene siano stati soddisfacenti i prezzi dell’uva all’origine?

Credo di sì, non a caso nelle aziende agricole è possibile osservare dei nuovi impianti, frutto di un re-investimento. Gli sforzi maggiori in tal senso si sono indirizzati verso le uve apirene, oggi di moda, ma anche nei confronti di alcune varietà tradizionali come l’uva “Italia”. Questo è positivo in quanto la nostra economia è basata sull’agricoltura, con l’occupazione creata dall’imprenditore. La mancanza dei citati investimenti andrebbe a discapito dell’intera collettività.

Pare si prospetti un inverno caldo e siccitoso. In che misura tali aspetti potranno eventualmente influire sulle coltivazioni?

Ogni stagione necessita delle sue temperature, auspicando un inverno freddo, anche se non piovoso. In presenza di freddo, ad esempio, si registra una migliore qualità delle verdure, così come in presenza di estati calde si osserva una migliore qualità della frutta. Ogni stagione deve avere il suo clima. Si spera di andare incontro ad un inverno dal clima in linea con la stagione: se questo non dovesse verificarsi, ci regoleremo di conseguenza. Di fronte ai capricci della natura, nulla si può.

Entrando adesso nel merito, ricordiamo che è recentemente stato approvato il Ddl anti-caporalato. Qual è la sua opinione in proposito?

La mia non è un’opinione positiva. A fronte dell’impegno profuso per portare sempre più in giro per il mondo i nostri pregiati prodotti, viene per contro attuata una legge secondo me anti-lavoro. Poiché il provvedimento non è specifico per l’agricoltura, ma investe viceversa tutti i settori, impedisce di fatto al datore di lavoro di possedere la necessaria tranquillità per poter pensare a lavorare. Con le nuove norme, si rischia di cadere nel penale anche per una piccola infrazione alle norme di sicurezza, dovendo ad esempio l’imprenditore proteggersi da un eventuale infortunio a un suo dipendente o da qualsiasi altro evento disatteso. Sono addirittura previsti l’arresto e la confisca dell’azienda: non mi pare esista una legge simile in nessun paese al mondo. In Italia ci siamo viceversa dotati di una legge che io definisco anti-lavoro e anti-occupazione.

Ai fini di combattere il caporalato, preservando allo stesso tempo l’incolumità dei datori di lavoro onesti, in che modo potrebbe o dovrebbe essere modificato il Ddl, secondo lei?

Intanto va immediatamente eliminato il penale. Da nessuna parte per lavorare si viene pure condannati. Riguardo il caporalato, bisogna distinguere tra quello presente in alcune realtà della Puglia e quello esistente nel nostro territorio. Qui il caporalato non c’è: non si può ascrivere al fenomeno il responsabile di una squadra. Bisogna capire chi traccia la linea della legalità e dell’illegalità. Non è una questione di caporalato, ma di trovare lavoro. Il periodo dell’acinino (acinellatura dell’uva, ndr), ad esempio, coincide con un lavoro molto particolare e territoriale, dove non si può avere una paga da contratto in quanto si tratta di un lavoro di piazza con una paga da piazza. In secondo luogo, l’acinino rappresenta un sollievo economico per le famiglie, oltre che un’opportunità per il giovane che si affaccia al mondo del lavoro per quei 30-40-50 giorni, guadagnando quei 1.000-1.500 euro. Rappresenta inoltre un modo per comprendere il valore del lavoro e dei soldi. Definire caporale chi raggruppa queste persone, è assolutamente improprio.

Spesso però, ci dicono, chi raggruppa queste persone trattiene una percentuale dalla paga delle stesse…

E allora bisogna prevedere dei regolamenti su questo aspetto. Parliamo però di regolamenti amministrativi, di regolamenti di chiarezza. Secondo me, lo Stato dovrebbe intervenire in maniera educativa e non repressiva, come avvenuto con la presente legge.

A seguito dell’approvazione del Decreto legge in questione, lei ha immediatamente rassegnato le dimissioni dalla presidenza dell’A.P.E.O. Puglia. Ce ne vuole spiegare le motivazioni?

Semplicemente è stata una protesta verso il mondo di cui io faccio parte: il mondo produttivo. Nel caso di sanzioni amministrative si può sempre far ricorso, rivedere il tutto e ragionare; ben diverso se si procede col penale. Sapevamo che questa legge andava in approvazione e, purtroppo, non ci siamo mossi come dovevamo. Occorreva cioè non far arrivare questa legge dove poi è arrivata, perlomeno con quei termini. Un padre di famiglia può essere domani arrestato semplicemente a causa dell’infortunio subito da un proprio dipendente o da un proprio collaboratore. È un marchio che rimane anche sui figli, poiché un domani diventa poi difficile spiegare loro di essere andato in galera a causa della legge sbagliata.

Non teme che questa sua mossa possa dar adito ad ambiguità di pensiero? Qualcuno, malpensante, potrebbe infatti affermare che lei si è dimesso dalla Presidenza A.P.E.O. proprio perché ricorreva al caporalato, aspetto reso oggi più difficoltoso.

Ognuno è libero di pensarla come vuole. Tutti coloro che mi conoscono sanno benissimo di quanto io mi sia prodigato e mi prodighi per il settore agricolo, rappresentando questo un bene sociale. Se togliamo la possibilità di lavorare ai giovani, ai meno giovani e ai pensionati che con il lavoro in campagna arrotondano la misera pensione, l’unica via che rimane per recuperare soldi è quella di andare verso la vera criminalità. I veri criminali non siamo noi, ma adesso ci hanno fatto diventare tali.

Si stava meglio prima dell’approvazione del presente Ddl, secondo lei?

Non lo dico io, lo dimostra la storia. Bene o male, tutti lavoravamo e, bene o male, tutti disponevamo del necessario. La vera dignità sta in chi lavora e in chi si prodiga per il lavoro altrui, aspetti che oggi verranno a mancare causa il timore di venir arrestati anche per una minima infrazione alle norme di sicurezza sul lavoro.


[da La Voce del Paese del 29 Ottobre]

Commenti 

 
#8 SALVATORE ESPOSITO 2017-02-25 14:04
CHI FA LE LEGGI DOVREBBE PRIMA STARE CON NOI OPERATORI X ALMENO UN PERIODO DI COLTIVAZIONE OSSIA DALLA PREPARAZIONE DEI TERRENI AL TRAPIANTO ALLA CURA IN ACCRESCIMENTO ALLA RACCOLTA INFINE LA COMMERCIALIZZAZIONE QUANDO IL PRODOTTO FINITO NON HA NESSUN PUMTO DI PARTENZA COME PREZZO
 
 
#7 giancarlo 2016-11-05 10:19
se un povero agricoltore può mettersi degli operai e un caporale non è poi così povero.
 
 
#6 Grillol 2016-11-05 08:59
E l'amministrazione colle stelle con chi sta?
 
 
#5 Onestà 2016-11-04 23:40
Ci aggiungerei i tanti che senza aver mai visto un terreno si fanno segnare le giornate
 
 
#4 deluso 2016-11-04 16:21
Nel panorama agricolo non esiste solo la piaga del caporalato.Ma nel mondo agricolo esistono i poveri proprietari terrieri che sudano le proverbiali sette camicie per arrivare al raccolto per campare... e tanti individui falsi lavoratori che non conoscono neanche dove abita la fatica agricola che iscrivendosi al sindacato usufruiscono di tutti i sussidi economici di malattia e pensionistici, per non parlare dei tanti mediatori non iscritti all'albo che usufruiscono di proviggioni senza rilasciare tasse allo stato e dei tanti impiegati che senza rilasciare tasse fanno il doppio lavoro.
 
 
#3 Onestà 2016-11-04 15:53
Bhe anche chi fa una rapina in banca lo fa per avere una entrata. Il problema è che avere gente che lavorava a nero tornava comodo ai tanti, purtroppo, imprenditori agricoli che in questo modo lucravano sul lavoro altrui. È giunta l'ora che anche il settore agricolo sia disciplinato in maniera seria a tutela dei lavoratori. In fondo i datori di lavoro onesto non hanno nulla da temere se assumono i propri dipendenti e dotano gli stessi di ogni strumento antinfortunistico previsto dalla legge.
Chi è in regola nulla teme.
 
 
#2 giancarlo 2016-11-03 22:45
e il sindacato che dice? sta coi padroni o con i lavoratori?
 
 
#1 Nico5 2016-11-03 19:19
E gli operai la fame!!!!!!
 

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