Martedì 18 Giugno 2019
   
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Gli ex dipendenti del Sant’Agostino in un sit-in di protesta. FOTO

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Accolti dalla prima nebbia autunnale, dodici ex dipendenti del centro riabilitativo Sant’Agostino di Noicattaro hanno voluto rendere nota la vicenda che li ha visti sfortunati protagonisti con un sit-in: “Non crediamo che questo servirà a molto. Ma è giusto che la gente sappia”.

E noi lo andiamo a raccontare. Fu Padre Nicola, negli anni ‘70, a disporre il servizio trasporto disabili. Pensato per andare incontro alle necessità e difficoltà dei familiari degli ospiti in regime di seminternato diurno, il servizio è risultato particolarmente utile per coloro che provengono da paesi limitrofi. La Asl ha sempre appoggiato l’iniziativa della struttura, che col passare degli anni si è ingrandita fino ad assistere circa 150 ragazzi e garantire il servizio trasporto a 78 di loro, provenienti da 12 Comuni, con diversi mezzi. Su indicazione di una psicologa, gli autisti e le accompagnatrici percorrevano lo stesso giro. All’andata come al ritorno, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Durante il sit-in passa a salutarli e abbracciarli, in un impeto di sincero e coinvolgente affetto, N., di circa 30 anni: “Ne aveva 5 quando abbiamo cominciato. Siamo cresciuti insieme”. Come si sia giunti a questo epilogo lo raccontano in parte i documenti che ci ha consegnato il dott. Vito Santamaria, Direttore Generale della struttura. Nel 2011 la Asl ha indetto un bando di gara per l’attribuzione del servizio trasporto disabili, su tutto il territorio di competenza. Nel riscontrare le notizia, il Presidio Sant’Agostino elenca, come richiesto, il personale utilizzato per lo stesso servizio e dettagli sull’inquadramento. Da questo si evince che la struttura disponeva di un ramo d’azienda qualificato dai lunghi anni di esperienza - indicativamente tra i 15 e i 30 anni di anzianità - e i corsi di formazione e perfezionamento che gli ex dipendenti avrebbero frequentato per permettere alla struttura di raggiungere standard ISO utili all’ottenimento di certificati di eccellenza.

Invece, seguendo le tracce delle comunicazioni intercorse tra gli attori di questa vicenda, esperienza, competenze e devozione non sono elementi vincolanti. Quando una struttura, sorta per un atto d’amore, diviene talmente grande che non basta la volontà di beneficienza perchè stia in piedi, subentrano i tecnicismi. Quello che per una piccola realtà potrebbe essere un gesto di riconoscenza, in questo caso cede il passo alla clausola sociale. Che non è dettata dai sentimenti ma rigorosamente descritta all’art 30 della L.R. 4/2010, che prevede l’assorbimento da parte dell’azienda aggiudicatrice degli operai già in forze all’azienda che si occupava del servizio. Dal Gennaio 2012 al Febbraio 2016, questa disposizione è oggetto di scambi di comunicazione tra le parti - l’Istituto, la Asl e la ditta Donato Trasporti aggiudicatrice dell’appalto - senza che si riesca a giungere ad un accordo che permetta ai dipendenti del Sant’Agostino di vedere salvaguardata la propria posizione.

La Asl e la dirigenza dell’Istituto, in diverse occasioni richiedono delucidazioni, ma la Donato Trasporti temporeggia, affermando in prima istanza di poter integrare solo in parte il personale già in forze all’Istituto e con diverse condizioni contrattuali. Ma nel Luglio 2016, si legge da stralci del Verbale di riunione, convocati dalla Asl Ba, all’evidenziare del dott. Santamaria che “in ordine all'applicazione della clausola sociale, che attualmente i pazienti sono trasportati con proprio personale che, a suo parere, dovrebbe essere tutelato mediante l’applicazione di meccanismi di salvaguardia occupazionale”, l’Asl recepisce l’opposizione dell’avvocato Nardelli che cita una sentenza del Consiglio di Stato, il quale stabilisce che “la clausola in questione obbliga l’aggiudicataria di assumere un numero di lavoratori tali da assicurare il servizio”. E dato che la Donato Trasporti e l’Istituto dichiarano di avere personale a sufficienza da garantire i servizi offerti, i 12 diventano ex.

Comprensibile e condivisibile è lo spirito di rabbia e rassegnazione sui loro volti. Sui volti di chi ha dedicato parte della propria vita per offrire un servizio adeguato anche quando, ricordano, “i mezzi non avevano le pedane meccaniche e dovevamo prenderli in braccio per farli salire e scendere dall’autobus”. Oppure, per rendersi utili, non si sono mai sottratti dalla necessità di svolgere mansioni al di fuori dei loro compiti. C’è chi si trova ad un passo dalla pensione. C’è chi lamenta la poca considerazione riservatagli dai Padri Agostiniani: “Da loro neanche una preghiera”. C’è chi si scusa se nel raccontare si lascia sfuggire parole “colorite”. Ma è stata una manifestazione assolutamente pacifica. Accolta con smarrimento e incredulità da quanti, incuriositi, si sono fermati anche solo un attimo ad ascoltare i loro motivi. E sono stati in tanti. Sia familiari degli ospiti che cittadini.

Il dott. Santamaria comprende la situazione e dichiara di aver fatto quanto di sua competenza per tutelare i lavoratori. Riferendoci ai casi dei lavoratori prossimi al pensionamento e sulla possibilità di poter integrare almeno loro, con altre mansioni, ribatte che è suo compito offrire al meglio i servizi che l’Azienda propone e che gli oltre 100 dipendenti in forze, anch’essi da tutelare, garantiscono. Dichiarazione che stride con quanti affermano che ci sarebbero state 15 recenti assunzioni e che “chi lavora deve fare gli straordinari se non vuole fare la nostra fine”. Dal canto suo, Santamaria dichiara che possiamo leggere sugli atti, di cui anche i dipendenti sono in possesso, quali siano state le sue azioni. E che la carenza sarebbe stata di chi avrebbe potuto e dovuto, per ruolo e competenza, fare qualcosa per addivenire ad un diverso epilogo.

I manifestanti, alla domanda sul parere e l’operato dei sindacati, raccontano che dopo che gli iscritti hanno in blocco abbandonato la Uil, colpevole a loro dire di non aver tenuto per niente in considerazione il proprio ruolo dando l’impressione di essere aggiogata alle volontà della proprietà, avrebbero tentato di intavolare una trattativa rappresentati da Cgil e Cisl, già portavoce di altri manifestanti. Ma che l’azione sia stata poco incisiva per diversi fattori: le due aziende sorde al dialogo in una situazione di stallo e le due sigle che, divergenti nelle opinioni a riguardo, avrebbero trascurato l’azione sindacale.

Di diverso avviso De Gennaro, segretario regionale della Cisl, il quale ci dichiara telefonicamente che la scarsa incisività non sia da attribuirsi alla divergenza di opinioni coi colleghi della Cgil, glissando sull’operato della Uil. Alla notifica della procedura di licenziamento, hanno proposto all’azienda di riconvertire la posizione all’interno dell’organico e di ricollocarli. Ma l’azienda ha rifiutato per assenza di ruoli vacanti. Presso l’Agenzia Territoriale del Lavoro, l’incontro con l’azienda vincitrice dell’appalto si è concluso con un nulla di fatto perchè non sussistevano le condizioni per l’applicabilità della clausola sociale. Inoltre, i lavoratori rifiutavano di rinunciare all’inquadramento a tempo indeterminato e farsi assumere dall’azienda appaltatrice. Ma il rischio di vedere concludere il proprio contratto al termine dell’assegnazione dell’appalto appariva elevato. Azioni sindacali simili sarebbero procedimenti all’ordine del giorno e comportano degli step e delle modalità di ingaggio che i lavoratori non hanno accettato di condividere. A suo parere, sarebbero stati vittime della loro disorganizzazione e si sarebbero lasciati ammaliare da terzi, che avrebbero proposto loro un’azione alternativa, gestita privatamente, che escluderebbe alle sigle sindacali la possibilità di intervento. Riteniamo si riferisse all’azione legale intentata dai lavoratori, per la quale sarà il Tribunale ad esprimersi nei tempi che riterrà opportuni. Chiedendogli un’opinione personale su cosa potrebbe essere andato storto, De Gennaro afferma di non vedere con chiarezza l’operato della Asl. Essa infatti, dapprima preme perchè si rispetti la clausola sociale. Ma prende atto solo nel Luglio 2016, a seguito di un approfondimento condotto d’ufficio, della sentenza datata 2 Ottobre 2015 che ne esclude l’applicabilità.

Al netto delle opinioni che si possano generare sul racconto di questa vicenda, ci auguriamo che chi gestisce le aziende coinvolte voglia per un attimo togliere la cravatta, ragionare facendo i conti con la propria coscienza prima che coi bilanci e cercare una soluzione condivisibile. Al Comune, in quanto partecipante alle spese per il servizio, chiediamo che si esprima sulla vicenda. Il sindaco sarebbe al corrente dei fatti ma si sarebbe preso tempo per approfondire la questione. Ai lavoratori, intanto, va la nostra solidarietà.


[da La Voce del Paese del 29 Ottobre]

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