Lunedì 17 Giugno 2019
   
Text Size

Gli ex dipendenti: “La soluzione non l’avete voluta trovare”

.

 

A seguito di alcune dichiarazioni riportate nell’articolo in cui si raccontava dei motivi del sit-in organizzato dagli ex dipendenti dell’Istituto Sant’Agostino, questi ultimi hanno chiesto di poter replicare.

Le dichiarazioni di volontà da parte della dirigenza dell’Istituto di preservare i propri lavoratori non sono supportate dal riscontro di un’azione a riguardo. Il dott. Santamaria - Direttore Generale della struttura - si sarebbe infatti limitato a verificare l’applicabilità della c.d. clausola sociale. Ma, ben prima che questa venisse dichiarata inammissibile dalla sentenza del Consiglio di Stato, sarebbe stato facilmente scartabile come opzione se fosse stata fornita, come richiesta mai accolta, la pianta organica dettagliata e corredata di organigramma. Da questa si sarebbe evinto, al contrario di quanto dichiarato nella procedura di licenziamento e riscontrabile dai contratti di assunzione, che non “è stato organizzato un ramo aziendale di adeguate dimensioni”. Il trasporto è un servizio complementare fornito dalla struttura. La definizione di ramo aziendale, infatti, comporta un insieme organizzato di beni aziendali, dotato di propria autonomia organizzativa e funzionale e trattato, dalla legge, come complesso unitario di beni.

Ma i 12 erano dipendenti dell’Istituto che, seppure si occupassero come attività prevalente del trasporto, hanno svolto diverse mansioni all’interno della struttura. Ne deriva che, in caso di esubero, si devono applicare delle modalità di cernita dei requisiti di licenziabilità, di cui non si ha traccia, tra tutti i dipendenti. Dell’imminente licenziamento si è avuto sentore quando sarebbero state imposte le ferie forzate. E, allo scadere di queste, sono stati sospesi dal servizio. Pratica prevista per ritagliare un lasso di tempo prestabilito, in cui l’azienda si adopera per trovare un modo per ricollocare risorse a rischio licenziamento. Così non è stato. Non risulta sia stata presa in considerazione alcuna alternativa né iniziativa, come avrebbe potuto essere la discussione sull’istituzione del contratto di solidarietà. Che avrebbe potuto essere negato dai colleghi. Ma non pare siano mai stati messi in condizione di potersi esprimere a riguardo. E non si tralasci che il periodo di sospensione, che è previsto venga retribuito, rischiava di restare inevaso se non ci fosse stato l’intervento del loro legale di riferimento.

A proposito del ruolo dell’avvocato, la sua azione è da ritenersi dovuta a seguito della procedura di licenziamento. Quindi non ritengono fondata la dichiarazione di De Gennaro - segretario regionale della Cisl - secondo il quale è per la loro disorganizzazione e a seguito dell’azione legale intrapresa che i sindacati abbiano dovuto cedere il passo. Anzi, sarebbe stata proprio la pretesa di voler applicare al caso in esame una procedura standardizzata, senza tener conto delle anomalie di cui sopra, ad annullare l’efficacia dell’azione sindacale. E che da questo si sarebbe resa necessaria la successiva azione legale.

Contestualmente alla replica, ci tengono a ringraziare quanti, durante il sit-in o a seguito di questo, abbiano dedicato del tempo per ascoltare le loro ragioni in un gesto di umana solidarietà. Solidarietà che non pare pervenuta dai proprietari della struttura, i Padri Agostiniani, che avrebbero potuto intercedere con la Dirigenza nel tentativo di trovare una collocazione (si sono resi disponibili a svolgere qualsiasi funzione) a quanti da quasi trent’anni hanno garantito un servizio nato per volontà di beneficenza e del quale ci si è voluti liberare, come fosse un impiccio, per le fredde leggi del bilancio aziendale.

Interviene a riguardo anche il sindaco Innamorato. Ritiene ingiusto definire il proprio intervento una sterile richiesta di tempo per poter chiarire delle faccende poco chiare. Avendo preso a cuore la vicenda, ricorda chiaramente di essersi immediatamente adoperato per raggiungere un accordo. Esponendosi in prima persona, ha ascoltato il dott. Santamaria per poi discutere la faccenda con i vertici aziendali dell’Asl, giungendo in poco tempo alla concretizzazione della possibilità di salvaguardare, se non tutte quasi, le posizioni lavorative a rischio. Per dare maggior spessore al proprio intervento era pronto a coinvolgere le organizzazioni sindacali, per non lasciare nulla di intentato. Ma sarebbe stata una delegazione degli stessi ex dipendenti a chiedere che venisse interrotta l’operazione di iniziativa del sindaco per lasciare spazio alla prosecuzione del procedimento legale.

Sindaco ed ex dipendenti hanno già fissato un incontro chiarificatore, essendo volontà condivisa che la questione venga risolta. Senza che se ne faccia motivo di propaganda. Pro o contro che sia. È del destino di dodici lavoratori che stiamo discutendo.


[da La Voce del Paese del 5 Novembre]

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI