Lunedì 21 Gennaio 2019
   
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“Noja 1816: l’ultima peste”. Il convegno internazionale

Noicattaro. Convegno peste 1 front

 

In occasione del bicentenario della peste di Noja, nei giorni del 28 e 29 Ottobre scorso, la Pinacoteca del Palazzo della Cultura ha contemplato il convegno scientifico “Noja 1816: l’ultima peste”, con numerosi ospiti illustri intervenuti a relazionare per l’occasione. Nell’impossibilità di dare ad ogni singolo intervento il giusto e meritato spazio, sia per motivi di ordine tecnico che redazionale, qui di seguito ci siamo unicamente limitati a fornire un cenno degli argomenti trattati.

Presiede la mattinata di venerdì il prof. Klaus Bergdolt dell’Università di Colonia, a conferma dell’internazionalità dell’evento. Previ i ringraziamenti del prof. Sebastiano Valerio e i saluti del sindaco Innamorato, il prof. Angelantonio Spagnoletti riferisce sul contesto politico-amministrativo della peste di Noja del 1815-16, considerata un episodio locale. Disquisisce dunque sullo sbarco di Napoleone a Cannes nel 1815, sulla battaglia di Tolentino che vede Murat sconfitto dagli austriaci, sulla battaglia di Waterloo e sulla conclusiva fucilazione di Murat, eventi che aprono lo scenario della peste, iniziata ufficialmente il 23 Novembre dello stesso anno.

In “Sono finite le lacrime”, il prof. Giuseppe Solaro provvede a elencare gli autori della peste antica nel mondo greco-romano classico. Citati tra gli altri Tucidide che tratta della peste di Atene, e Omero, il quale narra della peste dell’Iliade.

Di come la peste, attraverso i secoli, sia stata raccontata anche attraverso varie raffigurazioni artistiche, lo ricorda la prof.ssa Rosanna Bianco, con un’ampia carrellata di slides preposte allo scopo.

Ultimo intervento della mattinata di venerdì è quello del prof. Pietro Sisto, con la relazione dal titolo: “Dalla peste del carnevale al carnevale della peste”. Scopo è stato quello di evidenziare il rapporto tra la festa più rumorosa e irriverente come il carnevale di strada, con l’epidemia più terribile e devastante che gli uomini abbiano conosciuto. In una frase citata dallo stesso professore: “Era il tempo della peste e gli uomini con la morte innanzi si sentivano sciolti da ogni freno, si abbandonavano al carnevale della loro immaginazione, […]”, si sottolinea appunto sul piano storico-letterario la dimensione carnevalesca che la terribile malattia aveva dimostrato nel corso dei secoli.

A presiedere gli incontri del sabato è il prof. Pasquale Corsi della Società Storia Patria per la Puglia. A esordire è Franco Quarto, che disquisisce sulle testimonianze della peste di Noja presenti nella biblioteca nazionale di Bari, invitando gli interessati a recarsi in sede per prenderne opportuna visione.

Con “La notizia fece un certo scalpore”, il prof. Alfredo Musajo Somma allarga il cerchio dell’osservazione a tutto il mondo per poi riportarlo su Noicattaro, al pari della pietra lanciata in uno stagno capace di ondulazioni sempre più ampie. Così, mentre in Indonesia erutta il vulcano Tambora, dall’altra parte del mondo si verifica la ben nota catastrofe della peste. Il professore fornisce inoltre una prospettiva straordinaria sulla ricerca, l’eziologia e le probabili cause della malattia.

A raccontare la peste di Noja da Morea in poi, è il prof. Sebastiano Valerio. Ad intervento ultimato, risulterà poi difficile non pensare quanto difficile sia elaborare una storia critica basandosi solo su una o più versioni ufficiali, poiché la complessità degli eventi è tale che bisogna incrociare i dati per poter avvicinarsi il più possibile alla realtà.

Il prof. Vito Didonna, noto cultore di storia locale, con “Le carte bruciate”, raccolte nell’omonimo libro distribuito ai presenti in sala, racconta della sua attività di ricercatore da strada. Narra dunque del ritrovamento di documenti inediti, rinvenuti talora in modo del tutto fortuito. È bene ricordare che quando si recuperano documenti di tal valore, è sempre bene che gli stessi vengano poi messi a disposizione degli studiosi, il che non sempre accade.

Conclude gli interventi il prof Michele Sforza, con “Il racconto della peste di Noja di un osservatore straniero”. Come lo stesso professore riferisce, non conosciamo l’osservatore straniero, sebbene ci abbia lasciato un racconto sulla peste di Noja, inserito in un libro scritto in tedesco da un medico danese. All’epoca della peste, il medico in questione prestava servizio nell’ospedale del Santissimo Sacramento di Napoli. Venne a Noja per constatare di persona la situazione e l’apparato sanitario-militare.

Era questo il luogo della sofferenza, quello che in quei drammatici giorni fu definito il cimitero dei viventi”. Come riferito dal prof. Valerio, si è cercato di immaginare un convegno nel quale la storia della peste di Noja, la storia locale, potesse dialogare con l’altra storia, cercando di leggere gli eventi nojani in un quadro complessivo, tanto scientifico quanto culturale, nel tentativo di dare un senso compiuto agli eventi. Ci si è dunque interrogati su cosa fosse il regno di Napoli, le conoscenze sulla malattia e le testimonianze storiche sulla peste di Noja. Quest’ultima, con i suoi quasi 800 morti, segna l’ingresso drammatico della comunità nostrana nel mondo moderno, passando proprio attraverso la pestilenza.


[da La Voce del Paese del 5 Novembre]

Qui alcune foto

Commenti 

 
#5 Domenico Positano 2016-11-08 17:35
L'intervista l'ho trovata piacevole, anche se con qualche imprecisione, nel nostro archivio abbiamo molti documenti sui Consoli di casa Positano, inoltre il Suo articolo è correttamente firmato e quindi nulla da dire e nulla ho commentato, questo invece non lo condivido perché ai Carafa i nojani nulla possono rimproverare.
Mi spiace sig. Rizzello se si è risentito, trovavo solo insolita la coincidenza del "morto che parla".
 
 
#4 vitodidonna 2016-11-08 15:11
palazzo Carafa a Napoli, via Benedetto Croce, e non la reggia di Caserta...strano dimenticare il proprio numero di casa,anzi preoccupante, quanto poi allo stato miserabile..che dire... Noja raddoppiò i suoi abitanti urbanizzando via Carmine con il convento, corso Roma con la chiesa della Lama, via Rutigliano con i Cappuccini.Molte cisterne pubbliche e private, rete fognaria ancora esistente...manca la firma del notaio al testamento, don Giovanni!!!!!!!!!!!!
 
 
#3 Giacomo Rizzello 2016-11-08 14:52
Se per far parlare i morti, si includono anche le interviste impossibili pubblicate talora su questa testata, ricordo che le stesse non sono una nostra invenzione. Da sempre le interviste impossibili raccontano un personaggio storico, oppure un personaggio legate al mito o alla letteratura. Evidentemente, chi trova la cosa scorretta, non ne ha compreso lo spirito
 
 
#2 Domenico Positano 2016-11-08 11:41
I commenti andrebbero firmati col proprio nome vero.
Sembra che sia diventato di moda su questo sito fare commenti o rilasciare interviste e dichiarazioni a nome di morti.
Trovo che sia una prassi poco corretta.
 
 
#1 GIOVANNI CARAFA 2016-11-07 17:35
LA STORIA RIVELATA .IO ,G BATTISTA CARAFA ULTIMO DUCA DI NOJA FUI COLUI CHE SCATENO'LA TRAGEDIA DEL MORBO PESTIFERO RIDUCENDO IL BORGO IN CONDIZIONI IGIENICHE DISASTRATE IL. MIO POPOLO RIDUSSI IN UNO STATO MISERABILE IN DUE SECOLI DI STRAPOTERE FAVORENDO NOBILI E NOTABILI MIEI FEDELISSIMI.!!!! LA MIA SEDE UFFICIALE ERA A NAPOLI NEGLI AMBIENTI DI CORTE REALE ALLA REGGIA DI CASERTA . DEL FEUDO DI NOJA MI INTERESSAVANO LE GABELLE SOLTANTO.!!!!NON ERO A CONOSCENZA DELLA SITUAZIONE DI SOVRAFFOLLAMENTO E DI COMMISTIONE CON ANIMALI DI STALLA NELLE ABITAZIONI DEL CONTADO .QUESTA SITUAZIONE FU'LA CAUSA PRIMA PER LA DIFFUSIONE DEL MORBO PESTIFERO . MA ,AVENDO LA MIA FAMIGLIA SUBITO LA CONDANNA A MORTE DAGLI EVENTI RIVOLUZIONARI ANTIFUEDALI NAPOLEONICI GIA'30 ANNI PRIMA RITENNI OPPORTUNO CHE LA PESTE IN NOJA FOSSE UNA CONDANNA DELLA DIVINA PROVVIDENZA ALLA NEGLIGENZA STORICA NEL ESERCIZIO DEL POTERE POLITICO CONFERITOMI DA SECOLI..!! E' QUESTA UNA VERITA' CHE IL POPOLO NOJANO DEL VENTUNESIMO SECOLO DEVE SAPERE SENZA ULTERIORI PSEUDO AGGIRAMENTI SCIENTIFICI .!! GIOVANNI B. CARAFA DUCA DI NOJA (TESTAMENTO AI SOPRAVISSUTI)
 

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