Venerdì 23 Agosto 2019
   
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La peste di Noja: ancora racconti, suggestioni e fonti storiche

Noicattaro. Convegno peste 2 front

 

I lavori del pomeriggio di venerdì 28 Ottobre sono presieduti da Franco Tateo, professore emerito dell’Università di Bari. È il professor Alfredo Musajo Somma, docente di Chirurgia Plastica e Storia della Medicina all’Università di Bari, a presentare Klaus Bergdolt, medico oculista docente di Storia ed etica della medicina all’Università degli Studi di Colonia, esperto di storia, storia dell’arte, archeologia cristiana e studi religiosi, etica medica del tardo Medioevo e del Rinascimento.

Il professor Bergdolt suggestiona il pubblico in un viaggio nel tempo, con la ricostruzione delle epidemie di peste che hanno segnato la storia dell’umanità e delle quali ci sono documentazioni di carattere medico, cronachistico, artistico, religioso e letterario. La sua narrazione “Il potere della peste” si concentra sugli effetti della malattia sulla popolazione: dall’imbarbarimento dei costumi, alla conflittualità tra le città, all’istituzione di quarantene e misure di sicurezza, alla inumanità diffusa - anche nei confronti degli stessi famigliari ammalati - per la paura del contagio. Interessante l’elencazione delle vittime di alto rango: papi, artisti, re, regine e principi italiani e di vari Stati europei.

Giancarlo Alfano, professore di Letteratura italiana presso l’Università “Federico II” di Napoli, delineando “Il ritratto della catastrofe. L’immagine della città nella cultura napoletana del secolo XVII”, spiega come gli eventi catastrofici - che ad interessare Napoli nel Seicento sono principalmente tre, l’ “incendio del Vesuvio”, i tumulti contro il governo spagnolo e la stessa peste - possono provocare nel popolo uno shock cognitivo e un ribaltamento di significati, con risonanza a livello locale e anche internazionale.

La direttrice dell’Archivio di Stato di Bari, Antonella Pompilio, per illustrare “La peste di Noja nel racconto di un contemporaneo” si sofferma su brani di Vitangelo Morea, che nel 1817 stilò il resoconto giornalistico “Storia della peste di Noja”. L’opera, pubblicata a Napoli, valse al Morea notorietà e risonanza internazionali; per la ricchezza e minuziosità delle informazioni che riporta, costituisce una fonte di prim’ordine sull’argomento, una pietra miliare per gli storici che dopo di lui hanno raccontato la peste. Lo stesso Morea non intendeva “limitarsi a compilare la storia, ma scrivere un fatto che potesse servire di norma, esponendo le cose in modo da non lasciare dubbi”.

A chiudere la serie di relazioni della prima giornata del convegno è Beatrice Viganotti, funzionario dell’Archivio di Stato di Bari, la quale descrive i documenti più significativi che raccontano la pestilenza del 1815-1816, molti dei quali sono esposti nella mostra allestita nel Palazzo della Cultura. Le fonti d’archivio consistono in 564 volumi redatti dai notai della “piazza di Noja”; in particolare, gli atti rogati raccolti nei 48-49 volumi del notaio Francesco Paolo Troiani rappresentano una miniera di notizie circostanziate riguardo alla composizione e allo stato di salute di intere famiglie, alle cause dei decessi, alle proprietà, alla toponomastica, agli inventari post mortem di beni lasciati in eredità, al saldo di debiti, alle donazioni e alle vendite di case, giardini, terreni e uliveti.


[da La Voce del Paese del 5 Novembre]

Noicattaro. Convegno peste 2 intero

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