Mercoledì 26 Giugno 2019
   
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“La Peste a Noja”, tra le vie del centro storico. FOTO

Noicattaro. Rappresentazione “La Peste a Noja” front

 

Numerosi sono i nojani che, nonostante le basse temperature di domenica scorsa, hanno seguito impavidi e con grande interesse alcune scene del dramma “La Peste a Noja”. Il lavoro, presentato dagli “Amici del Teatro” e dallo Iat, a firma di Rita Tagarelli, in occasione del duecentesimo anniversario della peste che ha colpito il nostro paese nel 1816-1816, ha riscosso grande successo tra i presenti. Una rappresentazione teatrale itinerante che ha rievocato gli avvenimenti più crudi di quel periodo, le paure e i timori delle vittime, coinvolgendo gli spettatori. Un’opera insomma, date le sue caratteristiche, unica nel suo genere a Noicattaro, ultimo paese colpito dalla peste. Dal chiostro dei Carmelitani a Largo Pagano, il tour si è spostato per ripercorrere quindi la drammaticità dell’epidemia.

Dunque la rappresentazione teatrale si è articolata in tre atti e in tre luoghi diversi: Arco Carrocci, Chiesa Madre e Largo Pagano, il rione più colpito dalla peste, molto probabilmente perché si trattava del rione più povero della zona. Gli attori hanno recitato in vernacolo tra le vie del centro storico, propri in quei luoghi in cui si sono verificati i tragici avvenimenti. Un percorso nel borgo antico, in cui si sono alternate con la recitazione e la descrizione meticolosa, a cura di Marino Caringella, dei luoghi in cui la pestilenza si manifestò con tutta forza.

Senza alcun dubbio la compagnia teatrale ha portato in scena in maniera magistrale una delle pagine più dolorose della nostra storia. Tutto ha inizio quando la perpetua e altre signore del paese si interrogano sulle cause della morte del signor Liborio Didonna, avvenuta nel Novembre del 1815. Ancora ignote, infatti, erano le cause del decesso. Ci si rivolgeva ai maghi per saperne di più: i dottori non erano in grado di dare spiegazioni. Man mano che la storia prendeva forma, gli attori, riprendendo le vecchie espressioni del dialetto nojano, hanno portato in scena le paure e lo sconforto delle vittime dell’epidemia. Interviene poi il banditore, il quale parla di un morbo contagioso, senza identificarlo e definirlo e per scongiurare il diffondersi del morbo nei paesi limitrofi, si decise di circondare e sorvegliare i rioni di Noja. Nota di merito in tutta questa storia per Mons. Nicola Carrocci, eroico apostolo di carità, il quale ha aiutato numerosi nojani colpiti dalla peste.

L’ultimo atto della rappresentazione teatrale decreta la fine dell’incubo. Dopo tante torture fisiche e morali, iniziate con la morte di Liborio, l’incubo finalmente finiva. Da Giugno 1816, infatti, non si registrava alcun decesso per peste.

Soddisfatti si dichiarano gli organizzatori dell’evento e l’assessore Pignatelli la quale, a conclusione della rappresentazione, ha invitato i presenti a riflettere sulla forza che hanno avuto gli antenati nell’affrontare una simile tragedia.


[da La Voce del Paese del 19 Novembre]

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