Martedì 19 Marzo 2019
   
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Ciao gigante buono! Il ricordo di Giuseppe Dipinto

Noicattaro. Giuseppe Dipinto front

 

Una persona giusta, rara, che tanto ha dato per la sua famiglia e per gli altri. Gratuitamente.

Giuseppe Dipinto, o Peppino, era conosciuto in paese come “U’ lepr”. Era un agricoltore e imprenditore agricolo abbastanza noto. Impossibile non voler bene ad una persona come lui. Quasi due metri di bontà, tanto da farlo assomigliare al “gigante buono”. Sempre gentile e cordiale, mai una parola fuori posto: chi lo ha conosciuto può confermarlo.

Purtroppo Peppino ci ha lasciati, all’età di 62 anni, lo scorso 18 Novembre. È stato colpito da un adenocarcinoma, una forma di tumore maligno, con metastasi cerebrali. La malattia è stata scoperta nell’Ottobre del 2015, in seguito ad accertamenti fatti dopo una emiparesi che ha fatto preoccupare i suoi parenti. Gli avevano dato 2-3 mesi di vita, ma Giuseppe si è aggrappato alla vita con tutte le sue forze e ha lottato contro il tumore, senza farsi abbattere.

Tanto è vero che nonostante i primi cicli di chemioterapia - trattamento terapeutico a base di sostanze chimiche, che abbatte l’organismo - Peppino era in campagna a lavorare, normalmente. Davvero, come se nulla fosse. Nell’incredulità delle persone che sapevano della malattia, ma lo vedevano attivo e pimpante. Aveva perso i capelli, sì, ma non aveva perso la grinta e l’energia di andare avanti.

Giuseppe Dipinto era devoto a San Rocco e ci teneva molto a partecipare alla celebrazione e alla processione. Tre giorni prima, però, ebbe un blocco renale e, in seguito, trasfusione di sangue e dialisi. Ma anche questa volta, grazie alla fede che egli nutriva, Peppino se l’è cavata.

Peppino ha avuto una famiglia straordinaria su cui contare: la moglie Angela in primis, sempre premurosa, e due figli davvero in gamba, Filippo e Oriana, rispettivamente 26 e 23 anni. Insieme alla collaborazione di altri parenti, moglie e figli hanno accudito Peppino per un anno e due mesi circa, ma il “gigante buono” non si è mai lamentato del suo problema, dei suoi dolori, e mai ha fatto pesare la situazione sui suoi cari.

L’ultimo sorriso Giuseppe lo ha regalato la mattina del giorno prima lasciare questa terra: i medici hanno dovuto sedarlo, non prima che rientrasse la figlia, la quale aveva appena sostenuto - con successo - un importante esame all’Università. Peppino, con un filo di voce, è riuscito a dire: “Brava Oriana”. Che gioia!

Filippo ha sempre avuto un buon rapporto con il padre, fatto di rispetto ma a volte anche di scontri. Quelli che si verificano in tutte le famiglie, quei confronti che aiutano a crescere. E sappiamo bene quando sia difficile regalare parole d’amore ad un genitore. Ma Filippo, qualche minuto prima che il padre passasse a miglior vita, si è avvicinato a lui e gli ha detto: “Ti voglio bene”, seguito dalla sorella Oriana. A sentire quelle parole, Giuseppe ha subito aperto gli occhi, salvo poi chiuderli per sempre poco dopo. “Vedere la sofferenza di un genitore che ti sta morendo tra le braccia è straziante. Soprattutto se sai di non poter fare niente per fermare il tragico decorso”, ci ha confidato Filippo, il figlio.

Peppino amava fare del bene a tutti, conoscenti e non. Molte persone si avvicinavano a lui per chiedergli di lavorare nella sua azienda e lui, da buon padre di famiglia, ha cercato di accontentare tutti. Un po’ ciascuno. E il sabato la paga perché, come egli spesso diceva: “Hanno famiglia, tutti devono mangiare”.

E le dimostrazioni di stima e di affetto sono arrivate sabato scorso, giorno del suo funerale. Tantissime le persone che hanno dato l’ultimo saluto a Peppino, accompagnandolo in corteo - suo grande desiderio - dalla sua abitazione fino alla Chiesa del Carmine, dove è stata celebrata la Santa Messa.

Emozionante la letterina scritta dalla nipote Carlotta e letta in Chiesa: “Spesso ci chiediamo come mai Dio prende con sé le persone più giovani, quelle piene di vita e di amore, e raramente si trova una risposta. Ma oggi noi qui riuniti una risposta l’abbiamo trovata: Dio ha scelto Peppino perché ha due braccia forti, così forti da sostenere tutti coloro che avevano bisogno. Ora anche lì continuerà ad aiutare il prossimo e a donare un sorriso a chiunque incrocerà quei suoi occhi scuri. Un uomo, un marito, un padre, un fratello, un cognato, uno zio meraviglioso: ognuno di noi vivrà mettendo in pratica tutto quello che di bello ci ha insegnato. Vivremo ogni giorno pensando a te e in ogni nostro gesto ci sarà sempre qualcosa di te. Per Angela, Filippo e Oriana continuerai ad essere un punto di riferimento; la loro forza e il loro sorriso sarai tu. Peppino, esempio di vita, roccia della famiglia e paladino dell’amore, prenditi cura dei giardini del Paradiso. Ciao Peppino”.

Giuseppe adorava il suo lavoro, che era anche la sua passione. E in campagna ci andava pure la domenica o nei giorni di festa. E se le condizioni metereologiche non gli permettevano di lavorare, lui doveva andare comunque in campagna, a farsi una passeggiata. Piuttosto rimaneva seduto in macchina, ma doveva andare. E quando poi è venuta a mancare la forza, Peppino chiedeva sempre a qualcuno di farsi accompagnare in campagna. Lui doveva stare lì, a guardare. Non poteva alzarsi e camminare, ma voleva esserci.

Altra sua passione era la famiglia. Giuseppe era sempre pronto a privarsi di qualsiasi cosa pur di darla ai suoi cari. Si sacrificava in qualsiasi ambito, per loro. Mai un viaggio di piacere, mai un abito firmato. Ma tanta educazione e tanto rispetto, che a volte bastava uno sguardo per capirsi.

Certo, nella sua vita non sono mancate incomprensioni con i suoi amici o dipendenti, ma non amava litigare. Quando qualcosa non andava bene o subiva qualche torto, ripeteva: “Fai bene e dimentica. Dio vede e provvede”.

Vedere realizzati i figli probabilmente è il più grande sogno di un genitore, soprattutto se il figlio segue le orme del padre. E quest’anno per la prima volta Filippo ha curato da solo l’azienda agricola di famiglia. E lo ha fatto con ottimi risultati. E quando ha mostrato il prodotto di una intera stagione di lavoro al padre, Peppino ha abbracciato il figlio e ha detto: “Ora posso morire contento”. Fiumi di lacrime.

Con questo episodio il primogenito ha dimostrato, a soli 26 anni, che tutti gli insegnamenti di vita trasmessi da papà Giuseppe, sono stati recepiti. “Ma solo grazie a lui, che mi ha dato tanto”, ha detto Filippo.

“Sono fiero di aver avuto un padre così. Un esempio di vita. Ciao papà”.


[da La Voce del Paese del 26 Novembre]

Noicattaro. Giuseppe Dipinto intero

Noicattaro. Giuseppe Dipinto intero2

Commenti 

 
#1 ginabifu@googlemail. 2016-11-29 14:53
Ciao PEPPINO LA MIA META SEI ANDATO VIA IN SILENZIO ADESSO SEI PASSATO ALLA PARTE DELLA VERITÀ ADESSO TU SAI CHI TI VOLEVA BENE DI ME NON CI SONO DUBBI MI MANCHI NON O PIÙ LA FORZA DI ANDARE AVANTI NON SO SE TORNERÒ IN ITALIA SOLO IL PENSIERO CHE NON TI TROVERÒ MI FA IMPAZZIRE SARAI COL MIO CUORE E PENSIERO SEMPRE CON ME CIAO LA TUA META TI VOGLIO UN MONDO DI BENE UN DOLORE SENZA FINE GINA
 

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