Martedì 10 Dicembre 2019
   
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“Storie del Vecchio Sud”, e l’acinino diventa una canzone!

Noicattaro. Storie del Vecchio Sud front

 

La musica popolare, negli ultimi anni, sta vivendo una nuova giovinezza: pensate alle presenze incredibili della “Notte della Taranta”, alle note che movimentano le notti di manifestazioni come “Novello sotto il Castello”, “Bacco nelle Gnostre” e chi più ne ha, più ne metta. Un genere diretto, caloroso, capace di divertire e far riflettere allo stesso tempo su ciò che ci circonda: abbiamo incontrato un cantautore che da anni si destreggia in questo ambito, Francesco Mirizio, frontman del gruppo “Storie del Vecchio Sud” che ci ha dilettato con questa piacevole chiacchierata. Buona lettura.

Partiamo dal principio: da dove nasce la sua passione per la musica popolare?

Ho iniziato da bambino, mia madre è una pianista e mi sono avvicinato prestissimo al mondo musicale, con papà che mi portava in giro a cantare; poi ho iniziato a suonare armonica e chitarra, trovando ispirazione inizialmente con grandi autori italiani quali Bennato, De Gregori e De André, venendo però ben presto attratto dallo stile inconfondibile di Bob Dylan, Cat Stevens, James Taylor, per citarne alcuni. Ho quindi iniziato a scrivere testi, lavorando anche in teatri e cinema, suonando in varie occasioni come nel caso di manifestazioni pubbliche e feste di partito, generalmente con un trio chitarra, basso e batteria. L’intuizione della musica popolare è giunta però più in là, affascinato dalla tradizione musicale pugliese dal Gargano al Salento: l’esigenza è però quella di metterci sempre qualcosa di mio nei testi, non limitarmi alla mera riproduzione di qualcosa di già esistente, mi piace mostrare ciò che io personalmente faccio.

Questo è il punto di partenza del progetto “Storie del Vecchio Sud”?

Esatto, conciliando queste esigenze con un enorme patrimonio che ci proponiamo di conservare e tramandare, quello della storia millenaria, la cultura, le tradizioni e i racconti del mio paese, Rutigliano, e delle altre realtà limitrofe: ecco che tramite i nostri brani, anche con l’utilizzo del vernacolo locale, trasformiamo storie, momenti, attimi di vita dei nostri paesi in musica. Il genere popolare è perfetto per catturare quell’essenza e comunicarla con i suoi ritmi, farli entrare dentro l’ascoltatore, facendosi subito canticchiare, grazie alla sua assoluta semplicità e spontaneità.

Da chi è composto il gruppo? E come ha conosciuto gli altri componenti della band?

Personalmente, oltre a cantare ed a curare i testi, suono la chitarra e l’organetto; Vito Gasparro mi affianca da tanto tempo, l’ho conosciuto essendo un dipendente di mio fratello, lo incontrai casualmente in un negozio musicale e da lì iniziò la nostra collaborazione, con lui ai tamburelli e all’organetto; Carlo Porfido l’ho conosciuto quando era ragazzino tra i banchi di scuola nell’ambito di un mio progetto, poi negli anni, dopo aver litigato con i primi due miei compagni di band, l’ho contattato per suonare con me essendo un grandissimo violinista che da sempre è esperto di questa musica, nonostante la sua giovane età; con lui inizialmente c’era Francesco Laforgia e completavamo il tutto con dei ballerini. Poi abbiamo conosciuto Antonio Terlizzi, che riesce a far scatenare la folla con delle danze di cerchio, oltre ad essere un ottimo flautista, e quindi è venuta fuori la nostra ballerina, Ornella Cavallo, d’altronde fidanzata di Carlo, che cura personalmente le danze in ogni aspetto. È bello sentire l’armonia tra noi mentre suoniamo, il nostro spettacolo si basa su ciò che dobbiamo raccontare con la forza prorompente di questa musica.

Sappiamo che a breve sarà fuori il vostro nuovo disco...

Sì, è un disco totalmente autoprodotto che dovrebbe uscire poco prima di Natale, in cui il gruppo mi ha dato l’anima con i suoni dei loro strumenti, io ci ho messo oltre alla musica i miei testi: credo che siamo riusciti alla grande nel mescolare la musica d’autore al folk, con tarantelle, tammurriate, pizzica e danze di cerchio. Il filo conduttore è come da nostro stile proprio il racconto popolare ostrano, con gli unici brani prettamente salentini, a completare l’album, che sono “Mamma la rondinella” e “Lu rusciu dellu mare”.

Un intento, quello del tramandare quelle piccole storie popolari, che si intuisce già da vari titoli di brani presenti nel vostro album, nonché dal titolo dello stesso: “Uascniedd”.

È bellissimo scoprire quanto Rutigliano abbia in comune con Noicattaro nella loro cultura secolare: buona parte dei racconti cittadini sono condivisi, pensate a quello del “Gaguro”, così come per tanti modi di dire e tradizioni, come nel caso del lavoro dell’acinellatura. Ancora più bello è poter raccontare tutto questo con la nostra musica: inoltre, abbiamo anche prodotto un video basato sul brano che da il titolo all’album, “Uascniedd”, “acinino” appunto, per descrivere con semplicità quello che è davvero una tradizione immortale del vissuto estivo nojano e rutiglianese.

Avete suonato addirittura all’Expo l’anno scorso: come ci siete riusciti?

È successo che il vice sindaco di Rutigliano ci ha avvisato dell’occasione con l’associazione “Cuore della Puglia”, ne parlammo con gli organizzatori e si decise per la nostra partecipazione nei giorni dall’11 al 13 Luglio del 2015. Abbiamo avuto l’onore di suonare sia sul Decumano che nello stand pugliese, nonché al Duomo ed in un locale nei sotterranei dello stesso. Un’esperienza meravigliosa, era bellissimo vedere gente di tutto il mondo fermarsi davanti a noi e ascoltare, ballare la nostra musica; vi è poi un legame indissolubile tra la nostra musica ed il cibo della nostra tradizione, infatti tante volte ci è successo di suonare in occasione di eventi come quelli organizzati dallo Iat.

Siete curiosi di ascoltare un brano delle Storie del Vecchio Sud? Aggiornatevi sulla loro omonima pagina Facebook per notizie sulle loro performance live e sull’uscita dell’album “Uascniedd”, di cui trovate il video del brano che da il titolo all’album su YouTube.


[da La Voce del Paese del 26 Novembre]

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