Mercoledì 23 Gennaio 2019
   
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“S d-ciae-v na volt”, presentato il nuovo libro di Rita Tagarelli. FOTO

Noicattaro. Presentazione libro Rita Tagarelli front

 

Con semplicità e maestria è stato presentato in maniera del tutto insolita il nuovo libro di Rita Tagarelli, “S d-ciae-v na volt – Si diceva una volta” presso la Sala Teatro dell’Istituto Sant’Agostino, sabato 17 Dicembre. “Ho preteso che non fosse la solita presentazione fatta con l’apoteosi dell’autore. Ho voluto che la gente passasse con me una bella serata”, dice sorridendo Rita Tagarelli.

Il volume “S d-ciae-v na volt” è un proverbio da cui scaturiscono considerazioni filosofiche di vita. Racconta una Noicattaro che non c’è più e Rita lo fa con un velo di malinconia. Un paese povero, in cui la gente non abitava negli appartamenti ma in piccole stanze. “Un paese in cui la vita era più autentica e forse più autentici, più veri lo erano i suoi abitanti”, dice Marino Caringella, presentatore della serata. Questa forte tristezza del tempo che è stato, traspare nella pagine del libro di Rita Tagarelli; un passato che tuttavia non è sempre giudicato positivamente, e lo si nota da un atteggiamento piuttosto critico nei confronti di una propensione maschilista qual era il capo famiglia per eccellenza, con al suo fianco una donna delegata a svolgere le faccende domestiche. Il libro guida il lettore a guardare al passato con occhi trasognanti all’infanzia che è stata per Noicattaro, senza adularla troppo ma invitando piuttosto le nuove generazioni a riconnettersi con le proprie radici.

Senza mancar di rispetto a nessuno, vi è poi una seconda parte del libro più leggera, relativa ai soprannomi, e l’associazione “Amici del Teatro” con una serie di sketch divertenti ha elencato i vari nomignoli nojani. Ancora oggi nel nostro paese si continua a riconoscere una persona in base alla parentela, e Rita Tagarelli ha inserito a fianco di ogni soprannome il significato e l’origine stessa del nomignolo. Domande quali: “A chi appartieni?”, “Come gli dicono alla famiglia tua?”, sono domande formulate per riconoscere il proprio interlocutore. Così il soprannome finisce per diventare un marchio di fabbrica, una sorta di identificazione ben più eloquente di un semplice nome e cognome. L’origine dei soprannomi varia da soggetto a soggetto; alcuni hanno ereditato un doppio soprannome, altri ancora devono il proprio soprannome all’incapacità dei dialettofoni del passato nel pronunciare correttamente il cognome, così molti soprannomi erano preceduti dal nome di battesimo. Altri soprannomi sorsero dai paesi di provenienza; altri, infine, dal mestiere praticato.

La terza parte del libro raffigura una raccolta di immagini tratte da un museo realizzato dagli alunni della 5^E della scuola primaria “De Gasperi”. Oggetti legati all’agricoltura, cimeli del passato e utensili da cucina in disuso sono ora visibili nel libro di Rita Tagarelli. Ma i bambini della 5^E, accompagnati in questa performance teatrale dalle loro maestre Santa Anelli e Giovanna Di Bari, non si sono limitati a omaggiare Rita con il loro museo.

A fine serata gli alunni hanno portato in scena “S faciae-v na volt - Si faceva una volta”, una commedia dialettale divisa in tre atti sulle tradizioni perse negli anni come il pizzicotto dato all’amata durante la festa della Madonna delle Grazie. Ambientazioni, costumi e linguaggi, hanno riportato lo spettatore a riflettere sul rispetto da portare al padre dell’amata considerato una questione d’onore e serietà, condita con battute e atteggiamenti ironici. Una sorpresa, questa, che ha lasciato Rita senza parole e che l’ha resa orgogliosa di quella sua piccola alunna diventata oggi una grande maestra qual è Giovanna Di Bari. Tutti sono accorsi per dire grazie a Rita per le sue testimonianze, i parroci di Noicattaro e gli omaggi canori di Angelo Lacoppola con “Sempre” di Gabriella Ferri, e “Grande grande” di Mina intonata da Jasmine Di Bari.

“Questo è un libro che ho definito ‘raccogliticcio’ perché sono presenti tutti gli articoli pubblicati di volta in volta sul bollettino della Madonna della Lama. Poiché i bollettini non entrano nelle case di tutti i nojani e si possono facilmente perdere, ho pensato che lasciare perdere questo patrimonio sulle tradizioni sarebbe stato un peccato”, ha commentato Rita Tagarelli. “Penso che il nostro passato non lo abbiamo messo da parte perché sulle radici rampolla la pianta nuova. È bene che essa sia cosciente di tutto quello che è stato. È questo che io spero che il popolo capisca, ed è per questo che io non scrivo per la gente colta. Io scrivo per quelli che mi capiscono e che vorrei tanto che conservassero come me la passione del proprio humus. Ho dedicato una vita non solo alla scuola, la quale è stata un pezzo della mia vita, ma alla vita in sé. Non mi importa come la gente mi giudica, molti dicono che sono un ‘prezzemolo in ogni minestra’. Anche se lo fossi non mi importa. Io voglio esserci in mezzo alla mia gente”, ha chiuso la Tagarelli.

A fine serata, spazio anche al commento dell’assessore Vito Santamaria, avvicinatosi ai nostri microfoni. “Lo spettacolo teatrale racchiude in sé il messaggio dell’opera di Rita Tagarelli e dimostra che c’è stata una forte cesura tra l’epopea contadina e artigiana e l’avvento della rivoluzione industriale, poi post-industriale con l’informatica e la cibernetica. Si è persa memoria dei luoghi e del come si arriva oggi a questo. Sono passati in secondo piano i bisogni primari che provengono dalla terra. Si è dimenticato tutto per dare premio e valore a qualcosa che è un desiderio trasformato in bisogno, quello dell’informatica, dell’automotica, dell’intelligenza artificiale. C’è un forte iato tra quello che sono nostri geni e la nostra costituzione fisica e psichica, e questa nuova civiltà che tende ad abusare dei mezzi di comunicazione”.


[da La Voce del Paese del 24 Dicembre]

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