Giovedì 17 Gennaio 2019
   
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Rubrica dell’avvocato. Solidarietà e collaborazione a Torre a Mare

Torre a Mare. Rubrica dell'avvocato front

 

Carissimi lettori e lettrici, questa settimana ci occuperemo del concetto di solidarietà e collaborazione. Queste ultime settimane sono state segnate dalla tragedia che si sta consumando al centro Italia: intere frazioni isolate, molti dispersi e diverse vittime. Mentre si scava e si lavora duro, sui social network, in tv, alla radio e sui quotidiani si scatenano le polemiche, politici che strumentalizzano la tragedia, improvvisati sismologi, che dai propri profili telematici sciolinano soluzioni e pareri, mentre Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Esercito, Protezione Civile, Soccorso Alpino e gente comune cerca di fare il possibile per tener viva la speranza di salvare un’altra vita.

Ma riflettiamo per un attimo, analizziamo con lucidità la situazione, senza pericolo di scadere in discorsi ovvi. Sgombriamo il campo d’indagine dalle dichiarazioni stupide dei vari politicanti, sorvoliamo pure sull’infame vignetta di Charlie Hebdo, ma sbarriamo i nostri occhi a quell’Italia fatta di persone, quel paese sano che non perde tempo sui social e manifesta la sua solidarietà e collaborazione con azioni concrete.

Solidarietà e collaborazione, due concetti che vivono complementari e si “abbracciano”, dando vita a qualcosa di unico. La solidarietà è quell’atteggiamento di benevolenza e comprensione che si manifesta in uno sforzo attivo e gratuito, teso a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che abbia bisogno di un aiuto. Un semplice atteggiamento che inevitabilmente deve concretizzarsi attraverso la collaborazione, ovvero la cooperazione di più soggetti per raggiungere uno scopo.

Lo scopo è aiutare, essere performativi e determinati per un fine nobile, che muove anime e cuori. Alcuni la chiamano fratellanza, altri appartenenza, altri ancora animo cristiano; sta di fatto che una comunità - sia essa una nazione o un piccolo borgo - non può prescindere da questi concetti.

Il piccolo borgo di Torre a Mare è da sempre caratterizzato da una forma di altruismo, che si esplica in azioni concrete, frutto del sentimento comune e dell’organizzazione. Il piccolo borgo di pescatori ha risposto “presente” quando si è trattato di raccogliere generi di necessità per i superstiti del terremoto di Amatrice: la parrocchia di San Nicola si è prodigata in maniera organizzata, la comunità non ha lesinato coperte ed altro per l’emergenza senzatetto, nè tantomeno si è mai arresa nel fornire sostegno alle famiglie in difficoltà. E se qualcuno osasse solo lontanamente asserire che tutto questo rientra nei doveri della parrocchia, saremo ben pronti a smentirli.

La parrocchia è fatta dalle persone, senza distinzione tra laici e Ministri del culto. La parrocchia è un ingranaggio importante di una comunità, che si muove con la solidarietà e la collaborazione di tutti. Torre a Mare è un’isola felice, ci si conosce tutti. Certo non tutti sono pronti a tendere la mano ai meno fortunati ma, qualsiasi cosa accade, la maggior parte degli abitanti la vive con trasporto e partecipazione.

Solidarietà non è solo raccogliere danaro o altri generi, ma bensì mostrare disponibilità, anche con un semplice sorriso. Non occorre mettere mano al portafogli, è sufficiente prestare braccia e gambe, concedere il proprio tempo agli altri; insomma darsi da fare.

Parrocchia, associazioni e cittadini costituiscono l’organizzazione, lo strumento per collaborare, ed ecco che ritorniamo al concetto di solidarietà.

Non ci meraviglia che un baldo giovanotto aiuti una povera donna anziana abbandonata a se stessa in una casa fatiscente ed umida; non meraviglia se i pescatori si aiutano per tirare i gozzi in secca. Non meraviglia se i genitori organizzano eventi per raccogliere fondi da destinare ai plessi scolastici e non meraviglia neanche vedere il sindaco indossare scarpini e pantaloncini - con risultati pessimi - per disputare una partita di beneficenza, e non desta scandalo il pescatore che offre al gatto un pesce appena pescato o il volontario che accudisce un amico a quattro zampe.

Nel calderone della solidarietà si confondono grandi e piccoli gesti, tutti uguali tra loro, tutti unici e fondamentali.

Purtroppo attualmente la solidarietà è strumentalizzata da chi, mosso da profonda ed insana ambizione, si prodiga per gli altri convinto di un immediato ritorno. Scansiamo senza paura certa gente, perché questi gesti sono veri e propri ricatti.

Impariamo a condividere in misura proporzionale ciò che possiamo. Lasciamo ad altri il malaffare, desistiamo dal concederci a presunte opere pie, che celano scalate di visibilità e protagonismo, iniziamo a mettere il “noi” dinnanzi ad ogni singola frase, lasciamo ad altri l’ “io”. Insieme, collaborando, possiamo dare un senso alla nostra comunità, all’essere individui, dal piccolo borgo di pescatori di Torre a Mare, sino al mondo intero.


[da La Voce del Paese del 28 Gennaio]

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