Giovedì 20 Giugno 2019
   
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La Giornata della Memoria e il mistero dell’ebreo Uhlfelder. FOTO

Noicattaro. Giornata della Memoria 2017 front

 

In occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria, sabato 28 Gennaio la Lute di Noicattaro ha invitato, presso la Pinacoteca del Palazzo della Cultura, lo storico Pasquale Trizio, autore del libro “La storia nascosta – Una famiglia ebraica berlinese a Bari negli anni della persecuzione”.

Molto spesso crediamo che le esecuzioni degli ebrei non riguardi noi da vicino. Pensiamo, erroneamente, che sia un avvenimento circoscritto alla zona del centro-est europeo, dimenticando che anche l’Italia con l’emanazione delle Leggi raziali fasciste del ’38 partecipava attivamente allo sterminio del popolo ebraico. Sei milioni di ebrei morirono per mano dei nazisti, con la complicità dei fascisti. Tuttavia, prima che queste leggi fossero sancite, molti ebrei cercarono rifugio in Italia; tra questi l’avvocato Berthold Uhlfelder, che cercò rifugio a Bari con la sua famiglia.

A dare maggiore incisività a questa particolare giornata nazionale molte sono state le cariche istituzionali che hanno presenziato all’evento: il sindaco Innamorato, l’assessore Santamaria, il consigliere My e il Presidente del Consiglio Di Pinto.

Il libro parla della storia personale di Pasquale Trizio, il quale, avendo perso il padre in tenera età, di sovente accompagnava la propria madre al cimitero per fargli visita. Osservava incantato le lapidi vicine a quella di suo padre, ma una in particolare posta in alto a sinistra catturava maggiormente la sua attenzione. Era una semplice lapide di marmo scritta in carattere gotico che si differenziava da tutte le altre. Un giorno mentre era all’Archivio di Stato per una ricerca sul commercio marittimo, l’autore sfoglia sbadatamente un fascicolo della Questura di Bari del secolo scorso, nel quale erano presenti l’elenco di tutti gli ebrei schedati dal regime fascista e per puro caso trova il nome che per 70 anni non ha saputo dare una spiegazione del motivo per il quale quella lapide fosse lì in quel cimitero: era un ebreo sepolto in un cimitero cattolico. Abbandonò la sua ricerca e si tuffò alla scoperta dell’identità di Berthold Uhlfelder. Capillari sono state le sue ricerche per scoprire l’identità di quell’uomo, recandosi all’Archivio centrale dello Stato, all’Archivio degli Interni, all’Archivio di Stato di Monaco di Baviera, all’Archivio di Stato di Norimberga, spingendosi perfino in Portogallo per incontrare un lontano parente dell’avv. Uhlfelder. Quella che è emersa, “è una storia che mi emoziona molto e che condiziona me e la mia famiglia; continuerò a portare avanti le testimonianze di negazione, di privazione, e di umiliazioni che anche gli italiani hanno fatto”, dice l’autore.

Norimberga era la città da Berthold ma anche la città scelta dal partito nazista per rappresentare storicamente la nascita del Terzo Reich e che diventerà la città simbolo dei processi a carico dei nazisti. L’ebreo Berthold era figlio di una famiglia molto facoltosa, e dopo la Notte dei Cristalli, dove furono incendiate le sinagoghe e prese d’assalto i negozi gestiti dagli ebrei, decisero di scappare e di rifugiarsi in Italia, a Bari, che fino a quel momento, per necessità di capitali, favoriva l’entrata degli ebrei nel proprio territorio. Non potendo esercitare la professione di avvocatura decide, per garantire un futuro a suo figlio, di aprire la prima azienda di autoveicoli e pezzi di ricambio sita in via Brigata Regina. Con l’aiuto del Conte di Adelfia, la famiglia Uhlfelder si rifugia nella villa Romanazzi, occupando alcune stanze della prestigiosa dimora barese. Portano con sé tappeti pregiati e servizi di porcellana, cercando di ricostruire quella normalità persa in Germania.

Ma la serenità tanto cercata si interrompe con l’emanazione delle leggi raziali di Mussolini. Vengono censiti in un elenco e proibite loro molte libertà come quella di frequentare luoghi pubblici e svolgere lavori domestici. Per fuggire all’ennesima persecuzione, Berthold abiura la sua religione ebraica e si sposa cristianamente alla Chiesa di San Rocco in Santa Cecilia. Ma è un matrimonio che viene negato dal partito nazionale fascista perché è destinato ai campi di concentramento. Suo figlio riesce a scappare in Portogallo, mentre lui è costretto a rimandare la sua partenza perché non riesce a vendere l’azienda ed è beffato anche dai continui furti. Viene rinchiuso insieme a sua moglie Helene in un campo di concentramento in Abruzzo. Morirà di una grave malattia contratta durante la prigionia in una casa a pochi numeri civici da casa di Pasquale Trizio; una coincidenza alquanto morbosa.

Per dare un volto a quella fredda lapide di marmo, l’autore si dirigerà all’Archivio di Stato di Norimberga, il quale custodisce i cedolini dei passaporti. L’avv. Uhlfelder, consigliere della Corte d’Appello a Berlino, uomo di grandissima cultura, amante della musica e fine letterato, ha finalmente un volto. Riposa a quattro metri di distanza dal cimitero ebraico costruito dopo la sua morte. “Forse quella entità che si cela dietro questa lapide aveva necessità di essere raccontata - racconta l’autore Trizio - e forse ha scelto me per portare alla luce la sua storia”.

Commosso il sindaco Innamorato, che ha ricordato i racconti di guerra di suo nonno e della tristezza che il secondo conflitto mondiale ha portato nell’animo della gente. Incisivo è stato l’intervento dell’assessore Santamaria, il quale ha evidenziato come anche Noicattaro rientra a pieno titolo in questa triste storia: Largo Pagano costruito nel 1900 altro non è che il ghetto ebraico, come anche la lapide scritta in gotico risalente al 1200 presente sul muro laterale della Chiesa Madre. “La storia è qui ed è sempre più attuale”, ricorda l’ing. Santamaria. La storia è fatta soprattutto di microstorie intrise di sofferenze e di paure che portano a riflettere sulla vera portata del conflitto e a sperare che ciò non accada più.


[da La Voce del Paese del 4 Febbraio]

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