Lunedì 16 Dicembre 2019
   
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Maurizio Lasorella, massaggiatore sportivo in giro per il mondo

Noicattaro. Maurizio Lasorella massaggiatore sportivo front

 

A proposito di eccellenze nojane, non potevamo non parlarvi di Maurizio Lasorella, 36enne di origine nojane, oggi massaggiatore sportivo presso una nota squadra di ciclisti. In attività da ben 11 anni, Maurizio Lasorella ha già raccolto una serie di successi, ma non intende fermarsi.

Quando nasce l’idea di fare il massaggiatore sportivo?

L’idea di fare il massaggiatore sportivo è nata quando ho smesso di correre in bici, a 23 anni. O meglio, quando ho smesso di andare in bici sono stato lontano dalle due ruote per due anni, in cui ho lavorato presso un’azienda di cucine componibili a Bari. Ma dentro di me sentivo che non avevo ancora dato tutto nel mondo del ciclismo. Avevo sempre dei contatti con i miei ex compagni di squadra ma specialmente con la famiglia Masciarelli, la quale mi è stata molto vicina nella mia adolescenza. Allora chiesi loro se avevano bisogno di qualche figura per il loro team e mi dissero che cercavano un massaggiatore. Subito iniziai a cercare qualche corso per diplomarmi in quel settore, e iniziai questa esperienza formativa a Bari, che durò 10 mesi. Non appena fui promosso chiamai Palmiro Masciarelli, ex gregario di Moser, il quale mi disse: “Vieni subito a Pescara, che fra due giorni abbiamo una gara in Emilia Romagna”. Presi quello che mi serviva e partii subito. Era l’anno 2006 e iniziai a far parte del team “Acqua & Sapone”. L’anno successivo mi trasferii a Pescara, per essere sempre pronto e disponibile con la squadra. Questo fino al 2012: sono stati anni bellissimi, durante i quali ho conosciuto i primi atleti professionisti ed un personale davvero serio e competente. Ho avuto la fortuna di conoscere e massaggiare atleti del calibro di Stefano Garzelli, vincitore di un Giro d’Italia, e i più gregari di Pantani e Nocentini, oltre a tanti capitani e gregari nei Mondiali di Ciclismo.

Poi, per quali altri team ha collaborato?

Nel 2013 le strade si sono separate, perché il team “Acqua & Sapone” è scomparso dallo scenario sportivo, e il mio cammino è proseguito nel team “Colombia”. Lì sono stato 2 anni, un’esperienza stupenda, dovuta anche al fatto che quando disputavamo le gare c’erano sempre i cittadini colombiani che tifavano per il proprio paese. Con la Nazionale Colombiana ho disputato 4 Mondiali e ho avuto la fortuna di conoscere e massaggiare dei professionisti colombiani quali Atapuma, Pantano e Betancur. Nel 2015 ho cambiato team e sono approdato alla Nippo-Vini Fantini, una squadra italo-giapponese con cui sono stato per un anno. Qui ho avuto la possibilità ci stare a contatto con tanti giapponesi, molto rispettosi ed educati. Nel team ho trovato un campione di alto livello, Damiano Cunego, anche lui vincitore del Giro d’Italia.

Da un anno circa lei è tesserato presso la Bardiani Csf, una squadra maschile di Reggio Emilia di ciclismo su strada, con la quale si è tolto già qualche soddisfazione. Quali sono gli obiettivi del team?

Nel 2016 ho avuto una buona proposta e sono passato alla Bardiani Csf, dove ho trovato subito un ambiente familiare ed un’ottima organizzazione. Lo scorso anno abbiamo vinto la Coppa Italia e il premio “Miglior atleta italiano” con Sonny Colbrelli, oltre ad una tappa al Giro d’Italia con Ciccone. Insomma, il 2016 è stato un buon anno, sia per me che per il team. Ma guardiamo al nuovo anno. Nella seconda parte dello scorso Gennaio siamo stati in Argentina per prima corsa della stagione 2017, la 35ma Vuelta Ciclista a la Provincia de San Juan, ma il nostro obiettivo è quello di fare bene nel Giro d’Italia, nella Milano-Sanremo, Tirreno-Adriatico e nella Coppa Italia.

Qual è il suo sogno?

Anche se al momento mi trovo in uno dei migliori team che bene si difende in tutta Europa, il mio obiettivo è quello di lavorare per un team del Word Tour, un circuito mondiale dove partecipano i 20 migliori team del mondo. Un domani mi piacerebbe aprire una scuola-bici per i bambini, per insegnare loro come si va in bici e per allontanarli dalle cattive abitudini. E non solo: sogno anche un negozio di bici. Non sarà facile ma voglio provarci.

Insomma, un gran percorso...

Per questo volevo ringraziare tutte le persone che mi sono state affianco in questi anni, in particolare mio padre Giuseppe e Vito Di Cristo, i quali mi hanno seguito da quando ero piccolino. Un grazie anche a Franco Lioce, il mio primo presidente, e alla famiglia Masciarelli, che mi ha fatto vedere e seguire da vicino il ciclismo dei professionisti.


[da La Voce del Paese del 4 Febbraio]

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