Lunedì 14 Ottobre 2019
   
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“Ti Amo da Morire”, il convegno sul femminicidio. FOTO

Noicattaro. “Ti Amo da Morire”, il convegno sul femminicidio front

 

Violenze, maltrattamenti, minacce, paure. Sono queste le condizioni di vita che le vittime di stalking e di femminicidio sono costrette a subire da coloro che le avevano giurato amore eterno. La prima forma di aiuto che le vittime possono compiere è quella di denunciare e di raccontare la propria storia affinché altre donne non cadano nella trappola del loro carnefice.

Per lasciare un’impronta incisiva di questa piaga - diffusasi a macchia d’olio negli ultimi decenni ma che a radici ben salde negli anni in cui il delitto d’onore non era considerato un reato - lo scorso venerdì 3 Febbraio si è tenuto un incontro sul femminicidio dal titolo “Ti Amo da Morire”, organizzato presso il Palazzo della Cultura da Santa Giardinelli, responsabile dell’associazione “Gens Nova” e “Penelope Onlus” per Noicattaro e moderatrice della serata. Ospiti della serata l’avv. Antonio Maria La Scala (Presidente Nazionale ass. “Penelope Italia Onlus” e “Gens Nova Onlus”), Antonio Genchi (Presidente Puglia ass. “Penelope Onlus” e “Gens Nova Onlus”) e il dott. Saverio Abbruzzese (Psicoterapeuta Criminologo).

L’amministrazione comunale, rappresentata dal vice sindaco e assessore alle Pari Opportunità Nunzio Latrofa e dall’assessore alla Cultura Vito Santamaria, si è assunta il compito di attivare un numero verde per il centro di antiviolenza; centro operante nella struttura comunale all’insaputa della popolazione.

Dopo il monologo sul femminicidio recitato da Jasmine di Bari, attrice e cantante nojana, il dibattito ha subito catalizzato l’attenzione della Pinacoteca del Palazzo, gremita di gente. Dal 1974 al 2016 sono oltre 9mila le donne scomparse, quasi 18 donne al giorno che non fanno più rientro nelle proprie famiglie. “Come associazione - fa sapere Genchi - stiamo affrontando il tema del femminicidio parlandone anche nelle scuole, ma a livello mediatico molte volte si tende ad enfatizzare questo fenomeno”. Programmi di intrattenimento che, in nome dell’audience, sviscerano il caso martellando l’opinione pubblica. È il fenomeno della “pornografia sentimentale”, come sostiene il dott. Abbruzzese, termine battezzato dal giornalista Enzo Biagi.

“Gens Nova” e “Penelope Onlus” sono associazioni di ascolto rivolte a persone che non ricevono ascolto dalle istituzioni e che non riconoscono i loro diritti in quanto vittime. La legge 119/2013 sul femminicidio, anzitutto, tutela le fasce deboli tra cui i minori e i disabili e, quindi, non solo le donne. Il femminicidio rappresenta un omicidio aggravato a tutti gli effetti: chi cagiona la morte di un altro individuo, commette un reato di omicidio volontario. Tuttavia, sostiene il presidente dell’ass. “Penelope Puglia” Genchi, “è inutile produrre nuove norme quando invece esistono dal 1930. Che senso ha fare la differenziazione tra femminicidio, infanticidio e parricidio, se trattasi sempre di omicidio aggravato? Quello che è importante è produrre meno norme garantendo la certezza della pena”.

L’associazione “Penelope” si è costituita parte civile nei più famosi processi di femminicidio dove molte donne scomparse sono vittime di omicidio. Grazie al lavoro di “Penelope”, nei primi due casi italiani di femminicidio con occultamento di cadavere - il caso di Roberta Ragusa e di Guerrina Piscaglia - i due colpevoli sono stati condannati in primo grado nonostante, fino ad oggi, il mancato ritrovamento dei cadaveri è stata un’arma a doppio taglio per i difensori. Il 27 Febbraio 2017 la Camera discuterà l’emendamento che modificherà l’art. 577 del Codice Penale, che prevede ipotesi di ergastolo quando l’omicidio viene commesso dal coniuge o dal convivente; rappresenterà una efficacia sanzione per rispetto delle vittime, prevedendo inoltre di far diventare l’assassino erede dei propri figli. “L’amore non può tollerare nessuna forma di violenza fisica. È un fenomeno triste, drammatico e in continua crescita”, ribadisce Santa Giardinelli.

L’intervento del dott. Saverio Abbruzzese - espresso dopo la visione di un video musicale nel quale sono state ricordate tutte le vittime, oltre alle immagini di Ciccio e Tore, i due fratellini di Gravina morti nell’indifferenza di tutti - ha evidenziato come “la violenza degli uomini è un fatto culturale. Ad esempio: perché si dice ‘nottata persa e figlia femmina’? Perché quattro figlie femmine sono cambiali e quattro maschi no?”. Una serie di interrogativi quelli posti dallo psicoterapeuta che hanno sollevato un gran vociferare tra il pubblico presente. Si considera la donna il sesso debole, anche se rispetto agli uomini ha un’aspettativa di vita più alta, si ammala di meno ed è più istruita dell’uomo, ma nonostante queste qualità non riesce a farsi rappresentare dalle istituzioni e anche questo può essere considerato un problema culturale. La stessa verginità ha un significato culturale molto pesante. “In psicologia c’è il passaggio dall’eros al pathos, cioè dalla sessualità all’aggressività. Ciò che prima ottenevo attraverso la sessualità, adesso lo ottengo attraverso l’aggressività. Ed è questo quello che sta alla base del femminicidio”, conclude il dott. Abbruzzese. Un bisogno di compensare in maniera distorta il senso di superiorità soprattutto se la donna ha osato lasciare il proprio uomo per un altro.

È tempo di reagire, e il modo migliore per farlo è parlarne: diffondiamo la cultura della non violenza, affinché il femminicidio non diventi lo spettro dell’amore.


[da La Voce del Paese dell'11 Febbraio]

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