Lunedì 21 Gennaio 2019
   
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Borsa di studio “Francesca Acito”, per alimentare i sogni di 2 allieve

Noicattaro. Masterclass Canto Lirico front

 

Presso il Palazzo della Cultura, lo scorso venerdì 10 Febbraio si è tenuto il concerto conclusivo della “Masterclass di Alto Perfezionamento in Canto Lirico e Fisiologia del Canto” (foto di Daniela Lasorsa). Il folto pubblico che vi ha presenziato ha talvolta ostacolato il passaggio degli artisti che si avvicendavano per la propria esecuzione canora. Tutti elegantissimi. E non ce ne voglia alcuna se, per non fare uno sgarbo alla grammatica italiana, dobbiamo declinare al maschile una scaletta in cui, in due momenti, si è esibito un solo uomo.

Alcuni vistosamente emozionati per la prima esibizione in pubblico, altri più sicuri grazie alla maggior esperienza, hanno riproposto brani tratti da capolavori dell’antologia operistica. Ad accompagnarli, al piano, il Maestro Piero Cassano. Al termine delle esibizioni, sono stati consegnati gli attestati di partecipazione alla Masterclass e la borsa di studio “Francesca Acito”. Il contributo dei signori Acito, destinato a chi dimostri la maggior volontà di realizzazione del sogno che fu della nostra compianta concittadina, quest’anno è stato attribuito ex aequo. E quindi diviso tra due artiste. Le due sono state selezionate tra i partecipanti alla Masterclass dai docenti: la soprano Barbara Frittoli e il foniatra e fonologo Diego Cossu. A fine serata abbiamo approfondito la conoscenza con Tina D’Alessandro, tra le fondatrici dell’associazione di promozione musicale “L’Arte Rapsodica” che ha organizzato e curato la Masterclass.

A cosa abbiamo assistito stasera?

Quello di stasera è stato un concerto che fa parte di un percorso di alto perfezionamento in canto lirico. Le lezioni sono state tenute da professionisti di fama nazionale e internazionale.

Il dott. Cossu è un fonologo e foniatra, cosa ha insegnato?

Lui è uno dei medici più importanti nel suo campo sul territorio italiano. La volontà di unire l’arte alla scienza deriva dalla volontà di affrontare determinate tematiche tecniche con l’ausilio della conoscenza anatomica.

Che background hanno gli studenti che hanno frequentato la Masterclass?

Abbiamo avuto studenti di diverse tipologie, alcuni hanno ottenuto un feedback positivo per esperienze maturate in passato, altri erano alle loro prime esperienze. Abbiamo voluto dare loro la possibilità di esibirsi perchè possano rendersi conto di cosa voglia dire dover affrontare l’emozione che genera calcare un palcoscenico. Che ci si esibisca al Metropolitan, al Petruzzelli o in una sala del Palazzo della Cultura, l’impatto col pubblico è soggettivo. E bisogna saggiarne gli effetti per poterli affrontare.

La vostra è un’associazione di promozione musicale. Quali sono i vostri obiettivi?

Io sono una cantante lirica mezzosoprano. Durante i miei anni di studio ho più volte preparato le valige e sono partita alla volta di mete lontane. Con un grande dispendio di risorse ed energie. Il nostro proposito è quello di creare qui un punto di incontro tra chi voglia imparare e le eccellenze nell’insegnamento.

Abbiamo i talenti che possano suscitare l’interesse di grandi Maestri?

Assolutamente sì. È cosa rinomata che la Puglia, e in genere il Sud Italia, sforni cantanti talentuosi. Alcuni dicono sia per il sole, altri per il carattere, altri per la solarità che ci contraddistingue Gli scienziati cosa dicono a riguardo? Non si sono espressi, a noi piace determinarci positivi.

Allargando la prospettiva, i successi del trio “Il Volo” quale impatto hanno avuto sul pubblico? Lo hanno avvicinato alla lirica?

“Il Volo”, come Bocelli, hanno fatto un lavoro di marketing molto intelligente. Eppure, consapevole del fatto che potrei inimicarmi qualcuno, voglio dire come la penso: loro non si possono classificare e qualificare come lirici. Ma hanno avuto il merito di avvicinare l’idea, e solo quella, della lirica a un pubblico più vasto. Loro fanno il loro, e lo fanno bene. Hanno un grandissimo pubblico e sono apprezzati. Ma la loro musica e la lirica sono due cose completamente diverse. A partire dal contesto in cui cantano per finire ai mezzi a loro disposizione. Basti dire che i cantanti lirici non adoperano microfoni o amplificatori.

Gli si può attribuire per lo meno il merito di aver suscitato un po’ di curiosità per la lirica tout court?

Quello sì. Probabilmente in qualcuno ha suscitato l’interesse verso un ascolto e uno studio completamente diverso. E se fosse capitato anche solo ad una persona ben venga.

Chi volesse avvicinarsi allo studio della lirica, quali impegni dovrebbe prepararsi ad affrontare?

Il discorso è ovviamente soggettivo. Un percorso tecnico formativo importante può richiedere un anno e mezzo, o due, di studio. Se dopo quelli non ci fossero dei risultati bisognerebbe cominciare a porsi delle domande. Per quel che riguarda invece i tempi di maturazione artistica, bisogna che i ragazzi imparino a gestire tante cose. L’ansia, la memoria, il pubblico. Se questo non viene garantito, vuol dire che non c’è una meta. E non va bene.

Quindi non è un percorso compatibile con chi abbia la speranza di ottenere risultati immediati...

Assolutamente no. La musica è innanzitutto disciplina. A seconda del percorso artistico che si voglia percorrere. Il motore di tutto è partire affidandosi ad una persona competente. Darsi una tempistica da rispettare e prepararsi al sacrificio. Sono tanti i fattori che determinano la riuscita di un’esibizione. Alimentazione, riposo e serenità per citarne alcuni. Il cantante deve saper preparare il proprio corpo. Come il violinista cura la cassarmonica o il riccio, che sono al servizio delle corde. Il cantante deve conoscere e curare il proprio corpo, che è lo strumento al suo servizio.


[da La Voce del Paese del 18 Febbraio]

Noicattaro. Masterclass Canto Lirico intero

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