Sabato 14 Dicembre 2019
   
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CHE FINE HA FATTO IL CENTRO STORICO DI NOICATTARO?

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[…]Piange ciò che ha

fine e ricomincia. Ciò che era

area erbosa, aperto spiazzo, e si fa

cortile, bianco come cera,

chiuso in un decoro ch'è rancore;

ciò che era quasi una vecchia fiera

di freschi intonachi sghembi al sole,

e si fa nuovo isolato, brulicante

in un ordine ch'è spento dolore.

Piange ciò che muta, anche

per farsi migliore. La luce

del futuro non cessa un solo istante

di ferirci: è qui, che brucia

in ogni nostro atto quotidiano,

angoscia anche nella fiducia

che ci dà vita, nell'impeto gobettiano

verso questi operai, che muti innalzano,

nel rione dell'altro fronte umano,

il loro rosso straccio di speranza.

1956

(pier paolo pasolini, Il pianto della scavatrice)

Prendete un uomo. Immaginatene la vita, piena di esperienze, di gioie, di lacrime. Che si aggiungono, anno dopo anno, e lo rendono più forte. Pagine di un libro che, una ad una, rivelano il suo essere.

Ora prendete un paese. Il nostro paese. E immaginatelo come un uomo.

Cosa vedete? Un cuore ferito. Negato. Violentato.

Il nostro centro anti-storico parla col flagello di un irrimediabile silenzio. E basta camminare nei suoi vicoli per cogliere il pianto della pietra. Quello di un palazzo ducale seppellito dalla volgarità, aggredito dalla pornografia, di antiche strade cancellate, dello spettro d’una chiesa resa all’assenza, di un paese che prima possedeva un armonioso e coerente linguaggio, cifra della sua anima, e ora s’è trasformato in un tragicomico arlecchino che piange su se stesso. Camminare nel centro storico non vuol dire guardarsi dietro e rivivere, nella memoria, la propria infanzia di popolo. Vuol dire addentrarsi in un percorso tortuoso, drammaticamente occulto, indecifrabile.

E quel non sapere, quel non conoscere il nostro ieri, ci consegna al presente con una pericolosa ingenuità. Un’ignoranza che ci priva della possibilità di amarla, la nostra terra. E non ammette un intervento di recupero affettivo e intelligente del territorio. Un’ignoranza che contribuisce ad ingabbiarci nell’inettitudine, nella rassegnazione, in quel largamente diffuso “sentimento periferico” che ci obbliga sui sentieri del nulla.

Forse per questo ci sentiamo l’appendice culturale di chissà quale storia.

Chi siamo? Da dove veniamo? E, quindi, dove andiamo?

L’edilizia è in continua espansione, come un cancro che luccica di nuovo. E si dimentica che un paese è prima di tutto una storia, un agglomerato di infiniti avvenimenti, uno spazio aperto di incontri e contaminazioni.

Siamo sempre più grandi. Ma siamo soprattutto sempre più piccoli e insensati.

Si potrebbero facilmente accusare di quest’abiura le varie amministrazioni degli ultimi decenni, ma c’è un problema più crudele ed esteso: la nostra indifferenza, la nostra remissiva sete di benessere, per la quale siamo sempre disposti a sacrificare troppo.

M’è accaduto, uno di questi pomeriggi di novembre, di passeggiare per quelle vie assieme ad un uomo che ne conosce l’intima natura. Un’esperienza folgorante, a tratti commovente. Lo ascoltavo. Ed era come se col suo racconto cercasse di lenire il dolore della pietra, restituendole almeno la sua verità cancellata dal tempo.

Ho visto sul suo corpo, nei suoi gesti e nei suoi occhi, una profonda sofferenza. La sofferenza di chi ama. È forse, lui, il segno tangibile di un’atroce realtà: che “la verità è sempre in esilio”, in quanto pericolo per chi sta “in alto”. Camminavamo nelle chiare ombre del crepuscolo, quando per i viottoli si distende una luce più chiara e diffusa, e si scorge meglio, prima della sera, ogni singola frattura della pietra. Io lui e le sue parole. E ogni passo era contratto dalla rabbia cardiaca della sua coscienza. Le sue parole, rotte dall’emozione, rotte come quelle pietre, mi hanno portato per un attimo al passato, a dove eravamo, a ciò che eravamo. E quei simboli misteriosi all’improvviso mi erano familiari. E, per un attimo, ci siamo sentiti a casa.

 

In foto "Città che sale" di Boccioni

Commenti 

 
#5 gigia 2010-01-25 20:21
Bellissimo articolo
 
 
#4 Anonimo 2009-12-09 21:34
Serve per gestire un pò di voti di un consigliere comunale che
non ha ancora smesso di riscaldare la poltrona e di pensare solo a se stesso. IO E SOLO IO. Se questi sono i politici a Noicattaro allora significa che non cambierà nulla nel nostro Paese.
 
 
#3 Anonimo 2009-12-09 21:30
Certo, Giuseppe Latrofa, devono essere proprio interessanti le tue sensazioni. Ma ti sei chiesto mai cosa ha fatto tuo padre Vito Angelo Latrofa consigliere per un trentennio al Comune di Noicattaro?
Se nulla funziona nel nostro comune è proprio dovuto a certi consiglieri che hanno sempre pensato a curare i propri interessi e a fregarsene della cittadina e dei CITTADINI:
Avete anche il coraggio di fare le Associazioni per cisa? spegacelo
 
 
#2 matteo 2009-12-02 19:32
chi è questa nuova associazione? e anch'essa di recente costituzione o esiste da tempo? non ne ho mai sentito parlare...
 
 
#1 Giuseppe Latrofa 2009-11-30 22:06
Grazie per aver tramutato in parole le nostre sensazoni.

Associazione Cittàntica.

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