Giovedì 13 Agosto 2020
   
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Molestata e perseguitata: Miriam ci racconta la sua storia

ragazza violentata

 

“Sono una ragazza di famiglia umile, dedita al lavoro, cresciuta ed educata con dei sani principi. Ma la mia è una lunga storia di ingiustizie...” Così Miriam (nome di fantasia), donna quarantenne di Rutigliano, inizia a parlare di quella vita che, dal 2011, non sente più sua.

Tutto inizia quando la ragazza subisce sul posto di lavoro - una scuola dell'Infanzia di Rutigliano, dove era addetta al servizio di refezione scolastica - un tentativo di violenza carnale da parte di un collaboratore scolastico sessantenne.

Miriam denuncia immediatamente l’accaduto e l’indomani, presentando la querela, pretende che l’uomo venga licenziato. Ma il Dirigente Scolastico “ha le mani legate”.

Miriam non molla. Si rivolge ai Carabinieri, al sindaco, ma riesce ad ottenere solo il trasferimento dell’uomo presso un’altra struttura.

E questo è solo l’inizio. Infatti, dopo aver trovato il coraggio di denunciare, Miriam diventa oggetto di continue pressioni da parte della moglie dell’aggressore, decisa a farle ritirare la denuncia.

Ancora una volta, Miriam va avanti per la sua strada, sola più che mai.

“Vieni abbandonata da tutti, dal sindaco, dalle istituzioni... La gente inizia a guardarti con occhi diversi, ti senti sporca. Sembra quasi che la colpevole sia tu...”.

Addirittura, la moglie del sessantenne riesce ad entrare - con l’inganno - in casa di Miriam, per aggredirla verbalmente.

Le offese, gli insulti, continuano anche per strada. Telefonate notturne minacciano Miriam e i suoi genitori. E nonostante le denunce, nessuno interviene. L’unica cosa che i Carabinieri hanno detto è: “L’abbiamo sgridata”.

La donna riesce perfino ad entrare nella scuola in cui lavorava Miriam, che viene nuovamente aggredita durante l’orario lavorativo, finendo al pronto soccorso “in evidente stato di agitazione, accusando un dolore toracico”, come riportato dal referto.

Stanca, impaurita, delusa, Miriam decide di licenziarsi. “L’ho fatto soprattutto per i bambini. Ho denunciato il bidello perché non volevo che continuasse a lavorare con i bimbi, e licenziandomi ho fatto in modo che non fossero in pericolo anche loro, come lo sono io”.

L’aggressore sessantenne, nel frattempo, viene processato e giudicato colpevole, condannato a un anno e due mesi di reclusione: gli viene però concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena ex art. 163 c.p.. Sconta solo un mese, agli arresti domiciliari.

É invece ancora in corso il processo contro la moglie del colpevole, accusata di ‘stalking’.

“Non posso più uscire liberamente di casa, ho paura” ci confessa Miriam. “Quando la incontro, mi si avvicina, mi denigra, ostacola il mio passaggio. Non vivo più. Quelle poche volte che esco, sono costretta ad avere sempre il cellulare in mano, così da poter riprendere i suoi comportamenti e possedere delle prove”.

croce violenza

Ma in tutta questa storia, che ha dell’incredibile, qualcuno che ha supportato Miriam c’è stato: la consigliera delle parità Stella Sanseverino, componente di una giuria di una manifestazione sul tema della discriminazione, cui Miriam ha partecipato presentando una donna crocifissa, realizzata dalla stessa in argilla, che ben simboleggia la sua frustrazione e i suoi dolori.

Colpita dall’opera, la consigliera riesce a contattare Miriam, a farsi raccontare la sua storia, e si rivela l’unica persona a fornirle l’aiuto di cui necessitava, tra cui anche assistenza legale.

Tutto ciò che Miriam chiede ora, è giustizia. “Ho perso tutto. Il mio lavoro ma soprattutto la mia dignità. A quarant’anni è difficilissimo per me trovare un nuovo impiego, vivo ancora con i miei genitori. Questa gente mi ha rovinato la vita”. 

Purtroppo, viviamo in un mondo in cui si trova anche il coraggio di giustificare certi comportamenti violenti, riuscendo a confondere una donna così tanto da farle credere di essere stata lei la causa della molestia. Perché, se alla violenza fisica e psicologica, si aggiunge anche l’ignoranza della gente, allora non c’è più via di scampo.

E allora, a Miriam non resta che trasferirsi, scappando dal suo paesino, pronta a ricominciare una nuova vita, armata solo del suo coraggio.


[da La Voce del Paese del 5 Aprile]

Commenti 

 
#2 indignato 2014-04-14 09:25
Dall'articolo emergerebbe una notevole superficialità da parte dei carabinieri, i quali sono spesso impreparati nell'affrontare questo genere di reati. A Miriam consiglio di rivolgersi presso il nucleo specializzato presso la Questura di Bari:lì troverai personale specializzato ed in grado di aiutarti concretamente.
 
 
#1 Dicotomico 2014-04-11 17:38
In Italia solo quei farabutti riescono ad avere ragion di esistere perché se ne approfittano di una donna sola.
Se fosse capitato a mia moglie di essere molestata da una persona del genere gli avrei fatto passare la voglia di vivere.
 

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