Sabato 23 Marzo 2019
   
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Gesù ripete per tre volte: “Non preoccupatevi del domani”

pagina religione

5Ottava Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Is 49,14-15). Il profeta mostra al popolo d’Israele il suo volto paterno e materno: Egli, infatti, sottolinea la sua presenza costante al fianco del popolo che si è scelto. Naturalmente, quello che Dio fa a vantaggio di Israele lo fa per tutta l’umanità, chiamata ad orientarsi nel piano della salvezza, che ha in Lui la sua origine e il suo compimento.

Seconda Lettura (1Cor 4,1-5). San Paolo ricorda ai Corinzi che è semplicemente “servo” e “amministratore” dei misteri di Dio. In quanto tale, tutto ciò che dice deriva dalla sapienza di Dio. Questa sottolineatura non è di poco conto: il cristiano non è colui che annuncia se stesso o le proprie idee, ma annuncia il Signore. Se così non fosse, la sua testimonianza sarebbe vuota.

Vangelo (Mt 6,24-34). “Non preoccupatevi”. Per tre volte Gesù ripete questo invito nel Vangelo che ci viene donato oggi. Ma perché? La risposta l’abbiamo già incontrata nella meravigliosa Prima Lettura (cfr Is 49,14-15): può una mamma dimenticarsi del suo figlio? Se anche una madre si dimenticasse, io non mi dimenticherò mai di te. Ecco allora la parola di Gesù: osservate i gigli del campo. Sono certamente segno della bellezza della vita, che fiorisce in modo bellissimo e irripetibile sulla terra che calpestiamo. Guardate gli uccelli del cielo, che riempiono l’aria con il loro canto armonioso. Osservare, guardare… Noi non abbiamo più tempo per scrutare la bellezza della natura che circonda a fatica le nostre città, che si allargano a dismisura. Eppure il segreto della Provvidenza divina è racchiuso in un filo d’erba! E se Dio veste di bellezza i gigli, dona linfa vitale all’erba, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, molto di più farà per noi, che lavoriamo con le mani e con l’intelligenza! Sì, fin qui tutto bello! Ma come facciamo a dirlo a chi ha perso il lavoro e fatica ad arrivare a fine mese? Come facciamo a dirlo a quel ragazzo di trent’anni che si è suicidato qualche settimana fa proprio perché non trovava più ragione per vivere e sperare, a motivo della mancanza del lavoro? Come facciamo a dirlo agli operai dell’Ilva di Taranto, che vedono addensarsi sul cielo della loro bellissima città solo le nubi nere dell’inquinamento e dell’incertezza? La soluzione non è fatta di parole. San Giacomo (2,16) nella sua Lettera dice: “Se uno è senza vestiti e cibo e tu gli dici, va in pace, non preoccuparti, riscaldati e saziati, ma non gli dai il necessario per il corpo, a che cosa ti serve la tua fede?”. Dio ha bisogno di noi, delle nostre mani per mostrarsi come Provvidenza. E il Regno che Gesù ci invita a cercare significa amore e vicinanza al prossimo. Solo così saremo belli come i gigli del campo e liberi come gli uccelli del cielo.

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