LE NOSTRE PAURE
L’ ULTIMO INCONTRO DEL LIBROSCOPIO A NOICATTARO GIOVEDÌ 14 OTTOBRE
Ci sono sempre state, le paure ancestrali, quando guardando la volta scura del cielo, ne percepivamo il peso, e continuano ad esserci, le paure moderne, intraviste tra la folla dinamica di una via illuminata. Le nostre paure, nonostante i tentativi di esorcizzarle e la volontà di combatterle con il pugno di ferro, sembrano moltiplicarsi giorno dopo giorno, farsi più pervasive e subdole, strisciare dai luoghi bui della società.
L’ultimo incontro del Libroscopio, tenutosi nella Sala Consiliare del Municipio di Noicattaro il 14 ottobre, esplora queste“nostre paure” chiamando gli attori più in vista della nostra società: un politico, uno psichiatra, un editore e un fisico giornalista, scelti non solo perché esponenti di una categoria, ma come uomini accumunati in primo luogo da grande cultura umanista: Nichi Vendola, Vittorino Andreoli, Giuseppe Laterza, Marco Cattaneo.
Cos’è, dunque, la paura? «Biologicamente è un meccanismo di difesa » Risponde Vittorino Andreoli. A fronte di un pericolo visibile e determinato, provoca una reazione (la fuga o l’attacco), ma può paradossalmente divenire un sentimento paralizzante se si è di fronte a un pericolo invisibile e indeterminato, che è “ovunque e in nessun luogo, in questo o in qualsiasi momento”: è “l’angoscia dell’imprevedibile”, la paura che fa più paura.
Essa assume i contorni del bambino, dell’adolescente, dell’adulto e del vecchio, paure individuali che si riflettono e alimentano nel serbatoio delle paure collettive. “È come se noi stessi fossimo dei generatori di paura, se vi fosse un mostro dentro di noi”. Un mostro che cambia in base all’età del singolo e, anche, dell’umanità. «La paura è storicizzata» sottolinea Nichi Vendola tracciando il profilo di un individuo post “rivoluzione antropologica”. Il deserto di senso in cui è gettato dalla “fine dell’epoca del timor di Dio (Veneziani)” e dalla crisi della scienza come religione, acuisce il bisogno di sicurezza e la paura dell’alterità.
«La paura taglia la diversità» concorda Andreoli. Essa innesca un “processo di omologazione” che ci rende “identici nel minimalismo”. Disposti ad indossare una maschera per recitare un ruolo. Banalità e stupidità rischiano, allora, di essere i connotati predominanti di una società in cui «l’intelligenza è la vera patologia, e tu, Vendola –scherza Andreoli– stai attento, perché tra poco mi tocca curarti!»
La stessa cultura, il «deposito che custodisce la bellezza dell’umanità», viene banalizzata: «il bello –s’infuoca Vendola– era nella ricerca, nelle contraddizioni (..) nella capacità di sguardo di un uomo cieco, nelle melodie inascoltate di un Beethoven ormai sordo, nei cromatismi di un Picasso, (..) il bello è un campo di fatiche, non un tronista o una velina che vediamo galleggiare nell’imbecillità!»
Al Grande Fratello che ogni giorno va in scena, paradigma di una comunità isolata dal resto del mondo perché rinchiusa nelle proprie paure, si aggiunge quel Grande Fratello, scaturito dalla fantasia o preveggenza di Orwell, che mutila le parole del loro significato reale, plasmando la realtà e piegandola ai propri interessi. Il linguaggio diviene il veicolo per trasmettere paure irrazionali e inconsistenti. Un linguaggio, in particolare quello politico, illogico, “tronfio e autoreferenziale”, scandito da barzellette e battute da bar.
I media agiscono, in questo contesto, come “amplificatori e generatori di paure”, concentrandosi su eventi criminali descritti, nota Giuseppe Laterza, con “inutile dispendio di particolari”, e dichiara: «È intollerabile l’informazione mostrata con il caso di Avetrana!» «I mass media sono pilotati» aggiunge Vittorino Andreoli, perchè la paura ci rende più controllabili.
Se accogliamo, poi, la definizione più ampia di cultura come “insieme di elaborazioni che rispondono ai bisogni dell’ambiente”(De Mauro), ci accorgiamo che «la cultura che noi conosciamo, quella restrittivamente “intellettuale”, non appartiene alla nostra classe politica» afferma Laterza. L’esempio di un Totò Riina semi analfabeta, ma capo di Cosa Nostra, rende chiara la pluralità dell’eccezione.
Secondo il Presidente della Regione “siamo a un punto di svolta, dentro una rottura antropologica” in cui «dobbiamo riprendere le nostre paure razionali, se questo significa accorgersi che la Puglia è costruita sulle grotte, che non si può cercare il petrolio (..). Combattere le paure irrazionali con paure razionali» è questa la proposta di Vendola, che aggiunge: «Ripristinare i principi liberali senza eccezioni, lo dice un comunista convinto» perché la sacralità della vita non vale solo per la nostra vita o per un feto, ma anche per i 12 mila caduti nel Mediterraneo. «La speranza di una società della fraternità è una bussola che va mantenuta– dice il Presidente risvegliando la forza dell’ ideologia– con la vita come fondamento.» Un bene non negoziabile, al di sopra anche della ragione di Stato.
«Io sono uno psichiatra pieno di paure –conclude Vittorino Andreoli, con la semplicità e l’immediatezza fornita dall’esperienza– e quando cerco di trovare una ragione per dare aiuto, questa è la fragilità.»
L’uomo come vetro di Murano: se sottile mostra i suoi colori, se doppio è forte, ma privo di bellezza, è l’immagine con cui si chiude l’ incontro del Libroscopio.
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Commenti
Il declino culturale di Noicàttaro genera paura nei
giovani nojani.
Ho paura che dibattiti splendidi come quello dell'altra sera
non si facciano più.Ho paura che l'insensibilità delle autorità
mettano a repentaglio la continuazione della bella esperienza
del "Libroscopio".Ho paura che , per stanchezza fisica e morale ,
gli associati non rappresentino più un "presidio" contro l'appiattimento
culturale della comunità.
Contro le paure lavoriamo insieme.Il Parnaso.