Mercoledì 23 Ottobre 2019
   
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Quinta Domenica di Quaresima. “Io sono la risurrezione e la vita”

pagina religione

 

Quinta Domenica di Quaresima. Prima Lettura (Ez 37,12-14). Il profeta Ezechiele rivolge una profezia agli Ebrei che, deportati a Babilonia, si sentono sfiduciati e senza speranza. Essi, in una visione del profeta, erano apparsi come “ossa inaridite” disperse in una valle. Ezechiele annuncia a tutto il popolo che Dio stesso, attraverso il suo Spirito, apre i sepolcri e rianima le ossa, restituendo vita e forza a tutti coloro che si sentono oppressi e scoraggiati.

Seconda Lettura (Rm 8,8-11). San Paolo ci ricorda che lo Spirito di Dio, abitando in noi, ci rende liberi dal peccato e ci dona la capacità di rinnovarci interiormente.

Vangelo (Gv 11,1-45). Eccoci giunti alla quinta tappa del nostro cammino quaresimale: la Pasqua si avvicina e la liturgia ci introduce piano piano nel Mistero che è il cuore non solo dell’anno liturgico, ma di tutta la nostra fede. Oggi incontriamo Gesù faccia a faccia con l’amicizia, il dolore e la morte: lo vediamo così coinvolto da piangere. Di Lazzaro sappiamo poco. Il Vangelo ci dice che è amico di Gesù ed è fratello di Marta e Maria. Per lui Gesù pronuncia due parole fortissime: “Io sono la risurrezione e la vita”. E non: “Io sarò…”, in un futuro che può apparire incerto e lontano, come una vaga speranza che sa più di un contentino per contenere le lacrime e dare una flebile speranza a chi si sente dilaniato dal dolore. No! Gesù dice: “Io sono...”. E in questa espressione c’è tutta l’essenza divina, perché “Io sono” è il nome con cui il Signore si era rivelato a Mosè nel roveto ardente (Cfr Esodo 3,1). Ma poniamo l’attenzione sull’ordine delle parole: prima la Risurrezione e poi la Vita. Perché noi siamo già risorti nel Signore da tutte le nostre vite spente perché prive di amore. E sì, perché il nemico della morte è l’amore. Ricordiamo le parole del Cantico dei Cantici (8,6): “Forte come la morte è l’amore”. Lazzaro è riconsegnato alla vita proprio dall’Amore, che per lui grida: “Vieni fuori!”; Lazzaro è riconsegnato alla vita da questa circolarità di affetti. Certo, morirà di nuovo, ma in lui già c’è la certezza che Qualcuno lo ama. Ed è quanto basta. Questo episodio straordinario, che rappresenta il culmine dei “segni” compiuti da Gesù parla a ciascuno di noi: quante volte siamo “morti” per scelte sbagliate, per la pigrizia o la paura di affrontare la vita con tutte le sue sfaccettature? Quante volte siamo “morti” perché ci siamo chiusi a riccio nelle nostre posizioni e ci siamo chiusi al dialogo con gli altri? Per tutti noi Gesù ha tre imperativi, che sono i verbi della rinascita: esci, liberati e vai! Sono gli imperativi che rendono nuova e fresca la nostra vita.

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