Giovedì 24 Gennaio 2019
   
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Domenica delle Palme. “Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla Croce”

pagina religione

 

Domenica delle Palme e della Passione del Signore. Prima Lettura (Is 50,4-7). Il terzo canto del servo sofferente che il profeta Isaia ci dona quest’oggi è un invito a contemplare il volto del Signore, quel volto di cui siamo cercatori (“Il tuo volto, Signore, io cerco”, abbiamo ripetuto in Quaresima). Le parole che ci vengono donate ci parlano certamente di insulti e di sputi, ma ci presentano un atteggiamento meraviglioso: il misterioso protagonista si affida al Padre e alla sua Parola. È un’indicazione chiara per noi: in mezzo alle parole cattive primeggia la Parola buona per eccellenza, quella divina. Ed è questa Parola a farsi luce per noi.

Seconda Lettura (Fil 2,6-11). Meravigliose le parole di San Paolo, perché collegano il mistero della Pasqua che celebriamo a quello dell’Incarnazione. Cristo Gesù, assumendo la condizione umana, si è spogliato (letteralmente “svuotato”) della sua divinità e si è fatto servo nostro. Fino alla Croce. La Croce, però, non rappresenta la sconfitta, perché da essa parte uno straordinario movimento verso l’alto, che spinge il credente a riconoscere Gesù come il Signore.

Vangelo (Mt 26,14-27,66). Ogni anno la Domenica della Palme ci fa leggere il Passio, ossia il lungo racconto della Passione. Lo ascolteremo anche il Venerdì Santo. Perché questa scelta oggi? Dopo aver ascoltato della folla strabocchevole che aveva accolto Gesù come un profeta nella città di Gerusalemme; dopo esserci riempiti gli occhi con le immagini dei rami di palme e di ulivo, con il colore intenso dei tappeti; dopo aver udito anche noi il canto dei “pueri hebraeorum” (i bambini degli Ebrei) e le parole di incitamento della folla: “Osanna!”, questo racconto sembra una nota stonata. Eppure la via dolorosa è una tappa obbligatoria, se davvero vogliamo giungere alla Via Lucis della Pasqua. Di tutto questo lungo racconto, vorremmo quest’anno soffermarci su un’espressione: “Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla Croce”. Con queste parole si rivolgono a Gesù i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e sono parole a noi familiari: quel “se tu sei…” l’abbiamo già incontrato all’inizio della Quaresima, nel deserto, sulla bocca del tentatore. Gesù è nuovamente provocato, tentato. E sappiamo bene che, volendo, sarebbe potuto scendere dalla Croce. Perché non lo ha fatto? Perché è Dio! Solo il nostro Dio non scende dalla Croce, perché noi suoi figli da soli non possiamo farlo! Sul legno non c’è inganno: davvero Gesù è Figlio di Dio! Ogni nostro dolore e ogni nostro grido viene assorbito nella carne e nel legno. Se noi ci aggrappiamo alla Croce, siamo travolti dalla forza straordinaria di risurrezione che da essa sprigiona. Una forza capace di far tremare i nostri sepolcri per far entrare la luce del mattino.

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